Bper-Popolare di Sondrio: raggiunta la soglia minima, ma in Valtellina rimangono i dubbi

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La scalata di Bper su Banca Popolare di Sondrio si è concretizzata. Come dichiarato in una nota ufficiale, ieri l’ops lanciata dall’istituto guidato da Gianni Franco Papa ha superato la soglia minima del 35%, con le adesioni che sono arrivate al 35,96% del capitale. Percentuale, che secondo quanto era riportato nel prospetto d’offerta, permetterà alla banca modenese di esercitare un influenza dominante e garantirsi il controllo dell’assemblea ordinaria e quindi la maggioranza del consiglio di amministrazione dell’istituto valtellinese.

L’obiettivo però, come spiegato dallo stesso Papa in un’intervista all’Adnkronos, è che “le adesioni raggiungano oltre il 50%“. Ipotesi abbastanza plausibile dato che l’offerta non è ancora terminata (si concluderà oggi) e che la mossa della stessa di Bper di aumentare la sua offerta ha portato i frutti sperati. La scorsa settimana, infatti, per convincere gli azionisti riluttanti a questa integrazione, l’istituto modenese ha previsto un nuovo corrispettivo: per ciascuna azione della Popolare di Sondrio portata in adesione all’offerta, 1,450 azioni Bper di nuova emissione, come originariamente offerto, più una nuova componente in contanti, pari a 1 euro per azione.

“Siamo lieti che Popolare di Sondrio abbia riconosciuto il miglioramento delle condizioni economiche dell’offerta, che ha l’obiettivo di massimizzare il consenso sul progetto. Insieme saremo ancora più forti e presenti nei territori in cui operiamo e per i quali vogliamo essere il partner di riferimento per la crescita”, aveva sottolineato Papa, aggiungendo che integrando i due istituti “daremo vita a un gruppo bancario con oltre 2.000 filiali, fortemente radicato nel Nord Italia, e che avrà una nuova e forte direzione territoriale a Sondrio”.

Bper – Banca Popolare di Sondrio: i dubbi sull’operazione

Anche se l’esito era alquanto scontato considerando che Unipol è maggior azionista di entrambi gli istituti – possiede il 24,6% della prima (20% circa in azioni e il restante tramite swap) e il 19,7% della seconda, tuttavia sono diversi i dubbi emersi nelle ultime settimane dopo l’annuncio di questa operazione, in particolar modo da parte del cda della banca valtellinese, dei piccoli azionisti e di una parte significativa della clientela.

Al cuore del dissenso c’è il tema del valore. Anche se successivamente è stata migliorata, il cda di Popolare di Sondrio, ha sin da subito ritenuto l’offerta non in linea “con la solidità economica e le prospettive della banca”. Altro punto nevralgico è la distribuzione del valore creato dall’eventuale fusione. Le stime di Bper su sinergie per circa 1,5 miliardi di euro non hanno difatti mai convinto il cda di Sondrio, che ha evidenziato che agli azionisti della banca verrebbe riconosciuto solo il 16% di tale valore.

A questo si aggiunge una perdita stimata nei dividendi futuri: l’offerta comporterebbe una riduzione di circa il 9% nei dividendi per azione già dal 2025, che potrebbe salire fino al 18% se si considerano i costi di integrazione annunciati da Bper. Il confronto è negativo anche sulle politiche di remunerazione: Sondrio ha un payout ratio dell’85%, superiore al 75% di Bper, e prevede 1,5 miliardi di dividendi nel triennio 2025–2027.

Il distacco dal territorio

Al di là dei numeri, la vera preoccupazione a Sondrio è culturale e strategica. La banca valtellinese rivendica un modello di business fondato sulla prossimità al territorio, su un’efficienza operativa tra le migliori del paese e su un rapporto fiduciario con la clientela costruito filiale per filiale. Con un cost/income al 39% e una produttività per dipendente quasi doppia rispetto a Bper, Popolare di Sondrio teme che l’integrazione porti con sé un appiattimento industriale e commerciale. Bper, infatti, ha seguito negli anni una strategia di crescita per linee esterne, puntando più sull’espansione che sulla specializzazione, e oggi si trova ancora in una fase di assestamento operativo.

Anche sul piano informativo l’offerta viene giudicata carente. Non esiste un piano industriale consolidato pubblico dell’entità Bper–Bps post fusione, né un documento chiaro sulle modalità di realizzazione delle sinergie. L’aspetto più delicato è forse quello occupazionale. Nella sola città di Sondrio lavorano circa 900 dipendenti della banca – il 4% della popolazione cittadina. Il timore è che si ripeta quanto accaduto con l’acquisizione di Creval da parte di Crédit Agricole, che portò alla soppressione di numerose funzioni centrali. Bper ha già annunciato sinergie di costo per 190 milioni di euro, di cui il 40% derivante da tagli al personale. Una prospettiva che si scontra con il piano di assunzioni di Bps, che nel triennio prevede l’ingresso di 230 giovani, in gran parte under 30.

Il dibattito è stato animato da associazioni di azionisti, come “Insieme per la Popolare”, che parlano apertamente di un’operazione “penalizzante per gli azionisti e distruttiva per l’identità della banca”, aggiungendo inoltre che “per le famiglie, le piccole e le medie realtà avere una banca digitale può essere un servizio funzionale ma assolutamente non alternativo all’essere ascoltati da personale preparato, motivato, che conosce il territorio e sa capire le esigenze e l’affidabilità delle imprese e delle persone. La Popolare è una banca solida, con ottime prospettive, che è sempre cresciuta in misura superiore al sistema nei suoi aggregati economici e patrimoniali e ciò è dimostrato dall’attuale posizionamento sul mercato. Dover sacrificare questa realtà agli interessi finanziari internazionali e nazionali intrecciati tra loro nel gioco di opa e ops attualmente in corso risponde a logiche di sistema e di potere finanziario ma non di crescita economica”, ha scritto l’associazione.

Immagine di Massimiliano Carrà

Massimiliano Carrà

Classe 1994 e laureato in scienze della comunicazione a Palermo (sua città natale), si è specializzato a Milano sostenendo un Master in Radio e New Media Management & Content al Sole 24 Ore. Iscritto dal 2020 all'Ordine dei Giornalisti pubblicisti, dopo le esperienze in Radio 24, Class Editori, Money.it, Forbes Italia e Il Giornale è entrato nel 2025 in Borsa&Finanza, dove si occupa di approfondimenti macro-economici, startup, interviste e imprenditoria. Ama lo sport, la letteratura, il cinema e il mare. Gli piace visitare posti nuovi e scoprire nuove culture.

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