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Business analyst: cosa fa, i requisiti e lo stipendio

Una coppia di business analyst al lavoro

Il settore ICT è uno dei pilastri dell’economia 2.0 e le aziende di questo comparto che non conosce crisi continuano a richiedere figure professionali come il cloud engineer, il solutions architect e soprattutto il business analyst. Secondo le stime elaborate dall’agenzia specializzata Frank Recruitment Group, le richieste in ambito tecnologico sono destinate ad aumentare nei prossimi cinque anni. Il profilo del business analyst diventerà sempre più importante con l’impatto che i big data stanno avendo per far crescere il business. Ma cosa si intende di preciso con questo termine, quanto guadagna e di che si occupa un business analyst?

 

Cos’è un business analyst e cosa fa in azienda

Il business analyst è appunto l’analista di business: una delle professioni più richieste dall’economia digitale e globalizzata. Quest’analista è la persona che esamina i processi aziendali e i modelli di lavoro e analizza i dati e i documenti: in base alla sua valutazione, determina i punti deboli e le inefficienze da migliorare e fornisce tutte le indicazioni utili per incrementare le prestazioni, la competitività e la produttività. Dietro queste figure ci sono professionisti capaci di snellire e migliorare i processi aziendali e rendere indolori le fasi di cambiamento necessarie per la crescita e lo sviluppo dell’impresa.

Partendo dall’osservazione delle KPI (key performance indicators), gli indicatori chiave di prestazione, il business analyst monitora l’andamento degli affari, li confronta con le sue previsioni e con le tendenze di mercato e determina come limitare gli sprechi che hanno una ricaduta decisiva sulla redditività. Pur non essendo un lavoro strettamente IT, il business analyst è legato all’informatica e all’information technology: lavora a stretto contatto con i data analyst e aiuta l’azienda ad adottare le migliori soluzioni tecnologiche in modo economicamente vantaggioso. I settori in cui può operare sono diversi: dalla vendita al dettaglio all’e-commerce, dalla produzione alla digitalizzazione ed automazione dei processi specifici dell’area finance e delle agenzie governative.

 

Gli studi: la laurea e i Master

Diventare un business analyst significa avere innanzitutto una spiccata passione per i numeri e l’analisi dei dati e in secondo luogo conseguire una laurea in area scientifica (in particolare in Informatica, Ingegneria gestionale, Matematica e Statistica) oppure in Economia e commercio e Gestione aziendale. Dopo il percorso universitario, è consigliabile ottenere un Master per completare una formazione specialistica, multidisciplinare e trasversale: in Italia ce ne sono numerosi, specifici e prestigiosi, come il Master in Business Analytics and Data Science del Politecnico di Milano.

Un fattore fondamentale per chi vuole affinare le competenze tecnologiche, metodologiche e manageriali ed essere riconosciuto come autorevole nel mondo delle tecnologie di analytics è quello delle certificazioni. Fra quelle più accreditate e riconosciute nel campo della business analytics ci sono l’Azure AI Fundamentals e l’Azure Data Scientist Associate di Microsoft, il CAP (Certified Analytics Professional) dell’INFORMS, il CBAP (Certified Business Analysis Professional) e il CCBA (Certification of Competency in Business Analysis) dell’IIBA, l’IBM Data Science Professional, il PBA (Professional in Business Analysis) del PMI, il PDS (Principal Data Scientist) e l’SDS (Senior Data Scientist) del DASCA e il SAS Certified Data Scientist del SAS Institute.

 

I requisiti per questo lavoro

Per fare il business analyst bisogna saper usare strumenti tecnologici come i tool applicativi, i software di analisi dei dati, i database e le API, il linguaggio Python e SQL. Senza dimenticare i processi di big data analytics, di machine learning e di intelligenza artificiale e le basi di statistica descrittiva e inferenziale. In aggiunta, è utile aver maturato esperienze in ambito di gestione documentale digitale e in progetti che coinvolgono i principali sistemi ERP. Ma la mentalità scientifica e la conoscenza del settore non sono gli unici elementi che fanno un analista di business pronto a tuffarsi nel mercato del lavoro.

Oltre all’approccio analitico e all’esperienza nell’analisi esplorativa dei dati, sono fondamentali le soft skills: l’attitudine alla risoluzione dei problemi e al lavoro di gruppo, le capacità di comunicazione e di pensiero laterale, l’abilità nel rispettare le scadenze fissate. Tutto questo miscelato con dinamicità, intraprendenza, flessibilità ed autonomia. Completano un profilo compiuto una profonda conoscenza dell’organizzazione di aziende, enti e istituzioni, una forte capacità decisionale e un ascolto attivo.

 

Lo stipendio

In media un business analyst in Italia guadagna sui 35.000 euro all’anno, naturalmente a seconda dell’esperienza, del livello delle competenze e dell’azienda per cui si lavora. Lo stipendio cresce notevolmente al crescere dell’esperienza, delle competenze e del livello di grandezza e di prestigio del datore di lavoro. In tal senso, i profili senior arrivano anche a cifre tra gli 80.000 e i 90.000 euro annui.

La paga base media nelle posizioni senior è più alta nei Paesi più sviluppati d’Europa, negli Stati Uniti e in Cina. In Italia, infine, tra le aziende che hanno la maggiore richiesta di business analyst offrendo i migliori stipendi spiccano Meta, EPAM Systems, Just Eat, Navico Group, Jakala e Linear. I salari, in questi contesti, oscillano tra gli 85.000 e i 115.000 euro all’anno. Anche in questo caso, ovviamente, l’esperienza gioca un ruolo fondamentale.

AUTORE

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Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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