Giorno nuovo, mossa nuova. I dadi all’interno del risiko bancario non si fermano mai, sono in continuo movimento. Il nuovo ambizioso lancio di Francesco Gaetano Caltagirone ne è la dimostrazione. Il miliardario italiano ha ricevuto l’ok dalla Bce per superare la soglia del 10% del capitale di Mps (controlla ora il 10,2% post opas su Mediobanca), rafforzando così la sua posizione di secondo maggior azionista dell’istituto dietro alla famiglia Del Vecchio, che con la holding Delfin possiede il 17,5%.
Tuttavia, per non alterare gli equilibri di governance, soprattutto in una fase complessa come quella odierna (dettata appunto dall‘integrazione di Mediobanca), la Bce ha imposto a un condizione precisa a Caltagirone: deve rivestire esclusivamente lo status di investitore finanziario. Ciò significa che l’imprenditore romano non potrà esercitare le funzioni di controllo o di influenza gestionale diretta tipiche di un investitore strategico.
In questo articolo:
- Francesco Gaetano Caltagirone e la scalata in Mps
- Dove vuole arrivare Caltagirone?
Francesco Gaetano Caltagirone e la scalata in Mps
Pur con il solo status di investitore finanziario, Caltagirone potrà comunque arrotondare la quota in suo possesso, tant’è che secondo quanto riportato da MilanoFinanza potrebbe gradualmente avvicinarsi al 20% (anche in questo caso per superare tale soglia è necessario il via libera di Francoforte). Formalmente l’imprenditore romano ha chiarito di non voler proporre liste per il board né di avere patti parasociali, ma è abbastanza chiaro che salire sopra il 10% in una banca sistemica significa garantirsi un posto al tavolo dove si decide il futuro dell’istituto. Caltagirone, del resto, conosce bene la differenza tra il controllo giuridico e quello di fatto: bastano la tempistica giusta, la quota adeguata e la fiducia del mercato per incidere sulle scelte strategiche senza bisogno di cambiare i vertici.
Dove vuole arrivare Caltagirone?
Se l’obiettivo di Caltagirone fosse soltanto patrimoniale, sarebbe bastato restare sotto la soglia del 10%. Il passo in più indica una prospettiva più ampia, forse di medio periodo. Sono quindi tre le letture possibili. La prima è quella del posizionamento stabile: diventare azionista di lungo corso, consolidare la fiducia e attendere che Mps completi il risanamento per beneficiare dell’aumento di valore del titolo e dei dividendi.
La seconda è l’apertura verso futuri scenari di governance: quando la Bce allenterà i vincoli, Caltagirone potrebbe chiedere una rappresentanza nel consiglio, o farsi trovare pronto nel caso di operazioni di sistema o aggregazioni bancarie. La terza, più ambiziosa, è l’intento strategico-industriale: usare la partecipazione in Mps come leva per progetti collegati ai suoi interessi in infrastrutture, immobili, credito alle imprese. Ovviamente, nessuna di queste ipotesi esclude le altre. L’imprenditore può permettersi il lusso di aspettare.









