Cambiamento climatico: i 5 punti chiave del nuovo rapporto IPCC
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Cambiamento climatico: i 5 punti chiave del nuovo rapporto IPCC

Cambiamento climatico: i 5 punti chiave del nuovo rapporto pubblicato dall'IPCC

La guerra Russia-Ucraina ha messo temporaneamente in secondo piano l’allarme del cambiamento climatico di cui si è parlato molto negli ultimi mesi. L’emergere di un grave problema energetico, reso ancora più impellente dal timore che uno dei più grandi fornitori di energia al mondo, la Russia, possa essere tagliata fuori dai rapporti commerciali internazionali, ha acceso il dibattito sulla necessità di rispolverare anche le fonti più inquinanti come il carbone.

Il Gruppo Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici (IPCC) sostenuto dalle Nazioni Unite ha pubblicato un rapporto di 3.500 pagine in cui ha espresso una certa preoccupazione per il riscaldamento futuro e per gli effetti sul pianeta di ondate di calore e inondazioni. Secondo gli scienziati dell’IPCC alcuni danni sono già irreversibili e circa 3,6 miliardi di persone vivono in ambienti altamente vulnerabili ai cambiamenti climatici.

Il rapporto evidenzia come le misure fin qui adottate siano insufficienti perché il mondo non sta di fatto riducendo le emissioni di gas serra e questo rende l’adattamento climatico più difficile. L’IPCC al riguardo tocca 5 argomenti chiave. Vediamoli di seguito.

 

Impatti irreversibili

Alcuni impatti sul clima sono irreversibili. Molti eventi meteorologici estremi hanno esposto milioni di persone all’insicurezza alimentare e alla cattiva nutrizione. E la mortalità legata al calore è cresciuta notevolmente. Dal punto di vista economico, l’agricoltura e il turismo stanno registrando perdite enormi, così come la pesca in alcune zone. Per effetto del cambiamento climatico aumentano i fenomeni di migrazione.

 

I Paesi più poveri subiscono i danni maggiori

I Paesi che sono meno responsabili del cambiamento climatico sono quelli più poveri e che subiscono il peso maggiore di questa situazione ambientale. Inoltre non stanno ricevendo il sostegno che il mondo sviluppato aveva promesso loro di fornire. Viceversa, i Paesi più responsabili dell’inquinamento atmosferico, e che sono i più ricchi, risultano più attrezzati per prepararsi ai suoi effetti più deleteri. Questa differenza si percepisce anche all’interno dello stesso Paese, tra comunità a basso reddito e comunità più benestanti.

 

Non c’è più tempo da perdere

Gli scienziati dell’IPCC mettono in risalto il fatto che anche se le Nazioni riescono a portare il riscaldamento sotto 1,5° C ci saranno ulteriori gravi rischi, dei quali alcuni sono irreversibili. Fino al 14% delle specie animali è a rischio di estinzione una volta superato il limite e quindi non c’è tempo da perdere per ridurre le emissioni più velocemente possibile. Il rapporto sottolinea che agire adesso è molto più efficace che farlo tra 5-10 anni.

 

Servono misure di adattamento

In un precedente rapporto dell’IPCC si riteneva essenziale che le emissioni di CO2 venissero ridotte del 50% entro il 2030 e portate a zero entro il 2050. E’ importante però anche effettuare efficaci misure di adattamento, in quanto un ulteriore riscaldamento è inevitabile e quindi le Nazioni devono essere preparate. Il problema è che con l’aumentare del riscaldamento, gli sforzi risultano essere meno efficaci.

 

Le istituzioni non stanno facendo abbastanza

Prima della pandemia il tasso di crescita delle emissioni globali aveva raggiunto una certa stabilità, con l’energia rinnovabile in grado di ridurre drasticamente le sostanze inquinanti. La CO2 atmosferica però non sta ancora scendendo e le società non fanno abbastanza per effettuare quei cambiamenti necessari per proteggersi.

 

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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