“Cambiare banca facilmente è un nostro diritto e, se vediamo che ci conviene, dovremmo farlo. Certo, non sempre fila tutto liscio, ma è importante sapere che, se ti dovessi trovare nella stessa (sfortunata) situazione di Lucia, hai uno strumento per ottenere un risarcimento in tempi rapidi!”.
Così recita una pagina informativa del sito Economia per tutti della Banca d’Italia (https://economiapertutti.bancaditalia.it) che ha l’obiettivo di diffondere cultura finanziaria tra gli italiani.
Lo strumento a cui rivolgersi in caso di inghippi nel processo di cambio della banca è l’Arbitro bancario finanziario, un “sistema, alternativo alla giustizia civile, per la risoluzione delle controversie che possono sorgere tra i clienti e le banche e gli altri intermediari in materia di operazioni e servizi bancari e finanziari”. Peccato che per presentare un ricorso bisogna sborsare 20 euro, senza avere la sicurezza che venga accettato. In media, in ogni caso, per avere soddisfazione bisogna attendere più di 100 giorni. Durante questo lasso di tempo il correntista rimarrà in balia del sistema bancario italiano.
Nel primo trimestre 2024, questi gli ultimi dati messi a disposizione dall’Abf, sono stati presentati 4.024 ricorsi, in leggero calo rispetto ai 4.157 del primo trimestre 2023. Quelli decisi sono stati 3.901 da 3.251. Di questi, accolti 50%, cessati per rinuncia o risoluzione del contenzioso 13%, respinti 37%.
Il timore di incappare in qualche problema nel momento in cui si decide di passare da una banca a un’altra è una delle ragioni principali che frenano gli italiani dall’esercitare un diritto sancito dal Testo unico delle leggi in materia bancaria e finanziaria (Tuf).

Tra pigrizia e paura: perché cambiare banca è così difficile
Cambiare banca in Italia è come mettere ordine in una soffitta polverosa: tutti dicono che andrebbe fatto, pochi lo fanno davvero. Research Dogma, in collaborazione con Fineco, ha scattato una fotografia su un campione di oltre 1.000 clienti bancari e investitori: sei italiani su dieci dicono di voler cambiare istituto, ma solo il 22% traduce questo intento in azione concreta. Il resto resta sospeso tra insoddisfazione e inerzia. Una zona grigia dove le buone intenzioni si infrangono contro la complessità percepita del cambiamento e l’attaccamento a una routine, per quanto insoddisfacente.
Il vero nemico del cambiamento, per oltre la metà degli intervistati (52%), è la fatica di dover affrontare nuove procedure, interfacce, rapporti. Cambiare banca, più che un’operazione finanziaria, diventa un’esperienza emotiva. Il 63% del campione percepisce il processo come complicato o addirittura rischioso. E poi c’è la paura di fare il salto nel buio: il 37% teme di non trovare alternative migliori, il 36% è preoccupato da possibili errori o problemi durante il passaggio. In un contesto in cui la sicurezza e la semplicità sono elementi imprescindibili, l’inerzia diventa la scorciatoia più comoda.
Un mercato che chiede (e teme) l’innovazione
Eppure, sotto la superficie di questa immobilità, si agita un forte bisogno di cambiamento. Il 30% dei clienti vorrebbe un rapporto più personale con la propria banca, mentre il 26% cerca una maggiore componente tecnologica. È un paradosso: si desiderano servizi più innovativi, ma si teme il percorso per raggiungerli.
Come sottolinea Fabrizio Lingesso, responsabile Marketing di Fineco, “la ricerca mette in luce due aspetti che possono sembrare in contraddizione: il mercato bancario italiano contiene un potenziale di cambiamento importante, frenato però da abitudini consolidate e dal timore di un’eccessiva complessità. Siamo convinti che il modello ideale per il futuro sia quello di una banca capace di coniugare servizi digitali avanzati con un supporto consulenziale efficace, ma la sfida per il settore non può limitarsi ai servizi. Serve l’impegno a facilitare il processo di cambiamento”.









