Le canzoni di ieri e di oggi che hanno generato più ritorno nel 2025

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Nel settore sempre più praticato e frenetico del trading musicale, diventato una delle tendenze emergenti fra gli investimenti alternativi, è ormai caccia alle hit dai migliori rendimenti. Ma quali sono le canzoni di ieri e di oggi che hanno generato più ritorno nel 2025? È difficile stabilire una graduatoria in questo campo. La valutazione primaria è il successo economico diretto, un mix composto da streaming, vendite e royalties durevoli. Tuttavia ci sono molti altri fattori, spesso imprevedibili, a determinare il potenziale per investimenti futuri.

Le canzoni che hanno generato più ritorno nel 2025 sono quelle che combinano la stabilità patrimoniale (i classici del passato: fonte inesauribile di successo e ispirazione) con la capacità di adattarsi e rigenerarsi nei nuovi media (su tutti streaming e social), generando un flusso di royalties multi-generazionale e multi-piattaforma. Dagli evergreen alle hit del momento, la caratteristica dei primi in classifica è la domanda costante: la trasmissione continua alla radio e l’utilizzo in film, serie, pubblicità e videogame garantiscono un flusso di cassa continuo e rappresentano uno dei driver più redditizi, conosciuto come synch value.

 

In questo articolo:

 

  • Le canzoni che hanno generato più ritorno nel 2025
  • Il rilancio grazie a social, serie tv e film
  • I big della musica che vendono i loro cataloghi
  • Non solo hit del passato: i successi del 2025

 

Le canzoni che hanno generato più ritorno nel 2025

Classico del 1983 dal disco Synchronicity, Every Breath You Take dei Police è uno dei più grandi successi della band di Sting, Stewart Copeland e Andy Summers. Scritta interamente da Sting, la canzone frutta al cantante e bassista inglese più di 500.000 sterline a settimana per un importo di decine di milioni all’anno. Uno dei brani più remunerativi di sempre non poteva che finire al centro di una diatriba legale. Copeland e Summers hanno citato in giudizio Sumner per presunte royalties non riconosciute: il batterista e il chitarrista sostengono di non essere mai stati pagati per il loro contributo alla scrittura del pezzo e di non aver mai ricevuto i crediti per la composizione.

Non è da meno All I Want for Christmas Is You di Mariah Carey, brano natalizio della cantante statunitense pubblicato nel 1994 come primo estratto dall’album Merry Christmas. Oltre ad aver venduto 16 milioni di copie, la canzone ha generato 100 milioni di dollari di royalties e nei periodi festivi tra Natale e Capodanno continua a produrre revenues: si stima che la popstar guadagni in media 2,6 milioni di dollari ad ogni stagione invernale. Pure dietro la Christmas song per eccellenza ci sono state faide legali. Nel 2023 i cantautori Vince Vance (nome d’arte di Andy Stone) e Troy Powers hanno accusato Carey e il co-autore Walter Afanasieff di aver rubato alcuni elementi della loro ballata country All I Want for Christmas Is You del 1989 per realizzare la celebre e omonima versione natalizia. La corte federale di Los Angeles ha respinto la causa e dato ragione alla cantante, rigettando la richiesta di risarcimento da 20 milioni.

Due classici del 1975 e del 1992 garantiscono significativi ritorni ai detentori dei loro diritti. Grazie al biopic di Bryan Singer che ripercorre le origini della band con Rami Malek vincitore dell’Oscar nei panni di Freddie Mercury, Bohemian Rhapsody dei Queen è diventata la canzone del Novecento più ascoltata di sempre sulle piattaforme streaming superando i 3 miliardi di riproduzioni. È legata ad un film, Guardia del corpo di Mick Jackson, anche I Will Always Love You di Whitney Houston, il singolo più venduto della storia inciso da un’artista solista e che continua a vendere milioni di dischi, specie dopo la tragica morte della cantante nel 2012. La synch del brano in un film, in una serie o uno spot può valere da sola oltre 1 milione di dollari.

È curioso il destino di Come On Eileen dei Dexys Midnight Runners, band inglese tra folk, pop e post-punk attiva dal 1978 al 1986 e poi tornata in pista con una nuova formazione nel 2003. Per essere stato utilizzato in una pubblicità del Super Bowl 2024, il brano ha generato una cifra vicina al milione di dollari: un importo record per un singolo sfruttamento. Restando agli ultimi anni, la hit più streamata della storia è Blinding Lights di The Weeknd: il secondo singolo del disco After Hours del 2020 sfonda i 5 miliardi di stream su Spotify con un’entrata generata stimata in 27 milioni. Spopolano su Spotify pure Shape of You di Ed Sheeran del 2017 (4,5 miliardi di stream, revenue stimata di 24,3 milioni) e Someone You Loved di Lewis Capaldi con 4 miliardi di stream ed entrate generate per 21,8 milioni.

 

Il rilancio grazie a social, serie tv e film

C’è poi il caso delle hit rilanciate dai social e dall’industria dell’intrattenimento. Another Love, canzone del 2013 di Tom Odell, è stata resuscitata da alcuni video di TikTok che hanno generato centinaia di milioni di stream aggiuntivi. Stesso destino per Dreams dei Fleetwood Mac, datata 1977 e resa virale da un video su TikTok che nel 2020 l’ha fatta rientrare nelle classifiche globali. Legate alla serialità e al cinema sono invece Running Up That Hill di Kate Bush e Murder on the Dancefloor di Sophie Ellis-Bextor. La prima, classico del 1985 della cantante britannica, ha raggiunto il numero uno nelle classifiche di mezzo mondo grazie alla colonna sonora della serie Stranger Things. La seconda, singolo del 2001 inserito nella soundtrack del film Saltburn di Emerald Fennell, ha avuto una seconda vita su streaming e social (tanti i video su TikTok che l’hanno rilanciata) entrando nella Billboard Hot 100 nel 2024 e continuando a generare entrate record nel 2025.

Merita una segnalazione per il suo ritorno sull’investimento effettuato quanto accaduto a A Bar Song (Tipsy) di Shaboozey, quarto singolo dell’album Where I’ve Been, Isn’t Where I’m Going uscito nel 2024. La canzone ha raccolto 1,5 miliardi di stream su Spotify ed è stata per 19 settimane consecutive al numero uno della Billboard Hot 100. Dietro il successo c’è lo zampino di M&G: l’asset manager ha puntato sul cantante hip-hop tramite Seeker Music, etichetta globale che acquista cataloghi del passato e rilancia vecchie canzoni (A Bar Song si basa su Tipsy, brano del 2004 di J-Kwon) per rinnovarle e portarle al successo. Un esempio del business di Seeker Music sono le recenti acquisizioni dell’intero catalogo di Christopher Cross e della library del cantautore, produttore e arrangiatore Michael Omartian, autore di canzoni di successo per Donna Summer, Billy Joel e Rod Stewart e di colonne sonore per film cult quali Frankenstein Junior e Arturo.

 

I big della musica che vendono i loro cataloghi

È un fenomeno sempre più diffuso: cantanti e gruppi che hanno fatto la storia cedono i diritti delle loro opere a major e fondi di investimento. Sting ha venduto il suo intero catalogo musicale a Universal (sia i diritti per più di 600 canzoni che per le royalties come autore) per una cifra stimata in 300 milioni di dollari. Gli esecutori testamentari di Michael Jackson hanno venduto metà del catalogo di Jacko a Sony, che ha comprato il 50% dei diritti sul publishing e sui master per almeno 600 milioni, facendo schizzare la valutazione dell’intero repertorio del re del pop a 1,2 miliardi. I Pink Floyd hanno ceduto i diritti del loro catalogo musicale a Sony per 400 milioni. L’accordo include musica incisa, nome della band e merchandising.

Gli eredi di David Bowie hanno siglato un accordo da 250 milioni con Warner per la vendita dell’intero catalogo musicale del Duca bianco. Bruce Springsteen ha venduto il suo catalogo (oltre 350 canzoni) a Sony per una cifra attorno ai 500 milioni. Neil Young ha ceduto metà del suo archivio musicale (1.180 canzoni) alla società di investimento britannica Hipgnosis Songs Fund per 100 milioni. Bob Dylan ha venduto i diritti di più di 600 canzoni a Universal per una cifra stimata tra i 300 e i 500 milioni. I diritti sull’intero catalogo di Prince sono gestiti a livello mondiale da Universal in seguito alla cessione da parte di Primary Wave, l’azienda che dal 2021 gestiva la library del geniale musicista di Minneapolis scomparso nel 2016.

Il canzoniere dei Beatles (250 brani dagli esordi a Let It Be) è stato venduto parzialmente nel corso degli anni e oggi la proprietà è detenuta da Sony, che l’ha rilevata dalla Atv Music di Michael Jackson, il quale aveva acquistato il catalogo dei Fab Four nel 1985 per 50 milioni. In vista dell’ennesimo tour mondiale e del biopic Shout It Out Loud diretto da McG, i Kiss hanno venduto il catalogo, le edizioni delle loro canzoni e i diritti d’immagine a Pophouse, la società svedese che ha co-prodotto Voyage, lo show virtuale degli Abba portato in concerto in tutto il mondo con milioni di biglietti staccati.

 

Non solo hit del passato: i successi del 2025

Tra i risultati degli streaming sulle piattaforme (Spotify, Apple Music, Amazon Music, YouTube Music, Deezer e Tidal) e la diffusione sui social media grazie ai rimbalzi offerti da post e contenuti virali, numerosi successi contemporanei si sono garantiti ottimi ritorni nel corso del 2025. A guidare il consumo digitale tra stream, download ed airplay stagionali è Ordinary di Alex Warren, in vetta alla Billboard Hot 100 per dieci settimane e con quasi 1 miliardo di ascolti su Spotify. Sfruttando l’esibizione all’Halftime Show del Super Bowl, Luther di Kendrick Lamar e Sza è diventato il brano con il maggior numero di stream negli Stati Uniti nel primo semestre del 2025, pari a 530,4 milioni di ascolti.

Il singolo più remunerativo del 2025 è Die with a Smile di Lady Gaga e Bruno Mars. La hit, prima in oltre venti mercati e vincitrice del Grammy per la migliore interpretazione pop di un duo, è la canzone con più record su Spotify: 3 miliardi di stream complessivi e un picco di oltre 97 milioni di stream globali nella settimana d’uscita. Sulla piattaforma Apt di Rosé con il featuring di Bruno Mars ha raggiunto 1 miliardo di stream in 100 giorni e trasformato la ex Blackpink nella prima cantante sud-coreana a raggiungere la prima posizione nella classifica globale. Dopo aver debuttato in seconda posizione nella Billboard Hot 100 con quasi 35 milioni di stream nella settimana d’esordio, Dtmf di Bad Bunny ha dominato la classifica Latin Streaming ed è diventata virale su TikTok. Con questi numeri il fenomeno reggaeton è riuscito a raggiungere un patrimonio netto di 50 milioni di dollari.

Immagine di Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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