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Certificati d’investimento: il primo trimestre 2024 conferma il trend di crescita

Certificati d'investimento: il primo trimestre 2024 conferma il trend di crescita

Nel primo trimestre 2024 il collocamento di certificati d’investimento sul mercato primario registra una flessione del 19% rispetto al massimo storico toccato nel Q4, ma supera i record crescenti consecutivi registrati nei precedenti trimetri dello scorso anno. Tale risultato dimostra la continuità del trend rialzista del mercato iniziato già da metà del 2021.

Dati alla mano, secondo quanto emerge da ACEPI – Associazione Italiana Certificati e Prodotti di Investimento – nel primo trimestre 2024 il volume di certificati collocati sul mercato primario dagli emittenti associati ad ACEPI è pari a 6.472 milioni di euro, un numero che risulta secondo solo al record dell’ultimo trimestre dello scorso anno.

Anche il numero dei prodotti emessi, 442, ha subito una flessione del 9% rispetto al massimo storico anch’esso toccato nell’ultimo trimestre 2023, ma risulta in aumento del 25%, 34% e 18% rispettivamente sul Q3, Q2 e Q1 dello scorso anno e conferma la prosecuzione della tendenza diffusa da parte degli emittenti di certificati di ampliamento dell’offerta ad un numero sempre più ampio di combinazioni payoff/sottostanti.

Analizzando le diverse tipologie di strutture collocate sul mercato primario, nel primo trimestre di quest’anno gli investitori hanno preferito i prodotti con protezione condizionata del capitale (i condizionatamente protetto, CCP, in crescita del +16% rispetto al trimestre precedente) rispetto ai prodotti a capitale protetto (CP), che toccano quota 42% del totale collocato rispetto del 52% dei prodotti a capitale protetto, in discesa del 18% rispetto all’ultimo trimestre 2023, quando infatti avevano toccato ben il 70%). Il resto dei volumi collocati nel Q1 del 2024, 6%, è attribuibile alle Credit Linked Notes, che salgono di 2 punti percentuali, dal 4% del Q4, approssimandosi al picco del 7%, registrato nel Q1 e Q3 del 2023. Le CLN sono infatti un prodotto cresciuto rapidamente nel 2022, raggiungendo l’11%, 471 milioni, del collocato complessivo nel terzo trimestre di quell’anno.

                                                                                                               

La frazione CCP/CP tra i volumi delle due tipologie di prodotti può essere un buon proxy della propensione al rischio dell’investitore. Nel 2021 gli investitori hanno cercato rendimento raggiungendo nel Q2 2021 (71% dei CCP vs il 28% dei CP) per poi registrare invece, dal Q2 2022 sino a tutto il 2023, il quadro opposto, di profonda avversione al rischio, mantenendo la media dei prodotti a capitale protetto CP non inferiore al 70% rispetto alla percentuale media CCP, ben inferiore al 30%.

Nel Q1 di quest’anno, quindi, la propensione al rischio ha ricominciato a crescere, nello scenario di stabilità forzata dei tassi, con aspettative di una lenta riduzione, e di mercati azionari in grado di battere ripetutamente, rispetto alle previsioni di inizio 2024, i massimi segnati nel 2023.

Questo cambio di trend, supportato dalle economie statunitense e europea non raffreddate dalle politiche restrittive 2023 e dall’attesa di nuove mosse maggiormente accomodanti che potrebbero apprezzare le quotazioni del mercato obbligazionario, conferma l’aspettativa da parte del mercato nella possibilità dei mercati di produrre ulteriore valore e quindi dividendi in numerosi settori con buona possibilità di crescita. Tali dividendi consentono all’industria dei certificati di ideare payoff con un maggior grado di protezione (condizionata o incondizionata) del capitale, possibilità di restituzione anticipata del capitale investito (c.d. autocallability), barriere più profonde o con flussi attesi durante la vita del certificato.

L’analisi della composizione dei certificati a capitale protetto vede le Q1 del 2024 i Digital (76%) ad essere preferiti dagli investitori rispetto agli Equity Protection (23%), segnando una flessione del 13% rispetto al Q4 e interrompendo il trend di crescita progressiva dello scorso anno (75%, 77%, 80% e 89% rispettivamente nel Q1, Q2, Q3 e Q4 2023).

Osservando invece i prodotti a capitale condizionatamente protetto, gli Express sono stati scelti maggiormente (44%, rispetto al 15% dei Cash Collect, stabili rispetto all’ultimo trimestre 2023, quando avevano invece toccato il 26% nel secondo). I Bonus Cap rimangono a quota 40%, già registrata nel Q3, 37% del Q4, dopo aver raggiunto il 19% nel Q2 dopo un 2022 che aveva registrato numeri molto ridotti su questa tipologia (1% nel Q3 e 0% nel Q4) e un balzo importante al 25% nel Q1 del 2023.

Dall’esame della diversa composizione dei volumi di certificati a capitale protetto e a capitale condizionatamente protetto è evidente come una delle preferenze degli investitori rimanga la ricerca di un flusso cedolare (offerto da strutture come i Digital e Express) associato a una protezione del capitale, incondizionata (per i primi) o condizionata al verificarsi di un evento (per i secondi).

 

 

a cura di Giovanna Zanotti, Direttore Scientifico di ACEPI

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