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Cleanroom developer: chi è, cosa fa e quanto guadagna

La postazione di un cleanroom developer

Dal data curator all’AI designer, sono numerosi i lavori del futuro legati allo sviluppo delle nuove tecnologie e dell’intelligenza artificiale. Tra questi spicca il cleanroom developer, una figura professionale ancora poco conosciuta e diffusa in Italia (dove si fa fatica riconoscere e utilizzare le hard e soft skills che lo caratterizzano) ma sempre più richiesta nel mercato del lavoro che si confronta con competenze digitali e capacità tecnologiche altamente specializzate.

 

Chi è il cleanroom developer

Il cleanroom developer è l’esperto che ordina i dati aziendali e li trasforma in un materiale comprensibile ed utilizzabile. La professione deriva dal cleanroom software engineering, ovvero l’ingegneria del software per camera bianca: un concetto preso in prestito dall’industria dei semiconduttori per rendere l’idea di un’ingegneria che riduce al minimo gli errori di progettazione e codifica nelle fasi di creazione di un nuovo software.

Grazie a procedure strutturate e all’uso di metriche, test e tecniche specifiche, il cleanroom developer analizza tutti i dati aziendali (strutturati e non strutturati) e procede a ripulirli e razionalizzarli garantendo che l’esperienza di utilizzo dell’utente finale sia ottimale. Al termine del processo di pulizia, i dati grezzi diventano chiari, sicuri, azionabili e privi di errori e l’esperienza degli utenti (che siano esseri umani o macchine) è migliorata.

 

Che cosa fa in azienda

I cleanroom developer lavorano sia a progetti diversi come liberi professionisti che all’interno di imprese terze per sviluppare l’accesso esterno ai dati nell’ambiente cloud aziendale. In un’organizzazione il loro ruolo è quello di specialisti in un team di esperti che supportano la produzione, presentando i dati in modo uniforme e garantendone l’uso, la protezione, il recupero e lo spostamento.

La data cleanroom diventa così un luogo di atterraggio e convergenza che l’azienda può anche mettere in condivisione con altri soggetti per operazioni di data collaboration finalizzate ad ampliare la clientela e il mercato e allargare il giro d’affari. Nel mondo dell’online e del marketing digitale, ad esempio, IAB Europe stima che il retail media (gli spazi che i retailer mettono a disposizione di brand inserzionisti) raggiungerà 25 miliardi di euro di valore entro il 2026.

Ai cleanroom developer si chiede anche di connettere le diverse piattaforme aziendali per sfruttare i dati di prima parte o first party data, ovvero le informazioni di proprietà che l’azienda ha acquisito direttamente da clienti (ad esempio dall’online o dalla localizzazione delle attività) e che diventano fondamentali nelle strategie di marketing. Inoltre, questi professionisti studiano i dati per misurarne l’impatto sul business dell’azienda e formulano algoritmi proprietari per ottimizzare i risultati con continuità.

 

Quanto guadagna un cleanroom developer

In Italia, lo stipendio medio di un cleanroom developer si avvicina a quello di data analyst e data scientist, aggirandosi intorno ai 30-35mila euro all’anno, naturalmente a seconda dell’esperienza e del ruolo ricoperto. All’estero, specie nei Paesi dove lo sviluppo dell’intelligenza artificiale, la gestione delle risorse umane e la combinazione tra componenti umane e tecnologiche sono più avanzate, gli stipendi aumentano. Ma nello specifico come si diventa cleanroom developer e quali studi bisogna fare?

Al momento non c’è un determinato corso di studi dedicato alla figura del cleanroom developer. Nella maggior parte dei casi, questo professionista è un laureato in Informatica, Statistica matematica e trattamento informatico dei dati, Ingegneria informatica o in una delle classi LM-32, da Ingegneria dei sistemi e delle comunicazioni a Ingegneria gestionale e dell’automazione. In aggiunta, ha una specializzazione post-laurea, possiede un’elevata capacità tecnica e una piena conoscenza del settore e soprattutto unisce le competenze informatiche a quelle umanistiche.

La domanda di esperti in dati è in forte e costante crescita e le competenze fondamentali per chi si approccia a questo lavoro non sono soltanto tecniche. Occorrono comunicazione efficace (cruciale per conoscere in maniera approfondita i dati all’interno di un’organizzazione) e problem-solving proattivo, curiosità intellettuale e pensiero critico. Capacità che spesso e volentieri si sviluppano con i tanto vituperati studi umanistici piuttosto che con i percorsi didattici tecnico-scientifici.

AUTORE

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Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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