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Cobalto: l’eccesso di offerta durerà fino al 2028

Cobalto: l'eccesso di offerta durerà fino al 2028

Il cobalto ha registrato quest’anno un eccesso record di offerta, grazie a una produzione aumentata del 17% a fronte di una domanda cresciuta solo del 12%. Questo è quanto scrive un rapporto di Darton Commodities, società britannica che commercia il metallo. “L’eccesso di offerta proveniente dai progetti della Repubblica Democratica del Congo e dell’Indonesia, combinato con il rallentamento della crescita della domanda di veicoli elettrici, ha causato un surplus record nel 2023“, ha dichiarato Andries Gerbens, direttore della società.

La società cinese China Molybdenum Company Limited (CMOC) ha scavalcato Glencore come il più grande produttore di cobalto al mondo, grazie all’aumento della produzione nel 2023 del 172% nelle sue due miniere che si trovano nella Repubblica Democratica del Congo. Lo Stato africano ospita in questo momento i principali giacimenti della materia prima in tutto il mondo e lo scorso anno ha generato oltre il 75% dell’output globale. Nelle miniere di proprietà cinesi anche l’Indonesia ha incrementato l’offerta, raddoppiando la produzione a 18,2 mila tonnellate, corrispondenti all’8% della produzione globale.

L’eccesso di offerta è stato determinato anche dal fatto che nel mercato cinese delle auto elettriche, in cui il cobalto è stato fino a oggi un minerale chiave per le batterie, si è diffusa la batteria priva di cobalto e nichel e questo ha contribuito a un calo della richiesta. La conseguenza è stata un crollo del prezzo medio del cobalto di circa il 50% lo scorso anno a 15,10 dollari rispetto al 2022. Si tratta del livello medio più basso dal 2016. Le scorte in eccesso il Dragone le ha immagazzinate in una riserva strategica che potrà utilizzare nel momento in cui la richiesta salirà a livelli elevati.

 

Cobalto: previsioni cupe, chi vince e chi perde

Cosa aspettarsi in futuro? Secondo il rapporto di Darton Commodities, l’eccesso di offerta durerà fino al 2028, con la Cina che rafforzerà il dominio sulla produzione e anche sul prezzo del metallo. Il mercato, quindi, si riequilibrerà con tre anni di ritardo rispetto a quanto Darton aveva previsto in precedenza. La società di trading prevede anche che Pechino possiederà o gestirà entro il 2025 fino al 60% della fornitura mondiale, in aumento rispetto al 54% di oggi. La quota è stata rivista al rialzo in confronto a una precedente stima del 50%.

Quali effetti produce tutto questo? Sicuramente a guadagnarci saranno le aziende che producono beni tipo auto elettriche e telefoni cellulari la cui costruzione necessita della materia prima, in quanto il costo dei fattori produttivi sarà più basso. Viceversa, alcuni leader del mercato nell’estrazione e nella fornitura come Glencore pagheranno dazio.

Il colosso svizzero ha dovuto tagliare le previsioni di produzione per il 2024, attuando una svalutazione di 1 miliardo di dollari nella sua miniera nella Repubblica Democratica del Congo. Per quest’anno stima una produzione tra 35 e 40 mila tonnellate di cobalto, mentre nel 2023 era arrivata a 41,3 mila tonnellate. “Non si tratta di una questione di domanda. Questo è un problema di approvvigionamento. Vediamo un percorso verso un nuovo deficit di offerta di cobalto nei prossimi periodi”, ha affermato l’amministratore delegato di Glencore, Gary Nagle.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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