Coinbase: da Autorità USA accuse di insider trading a ex-manager
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Coinbase: da Autorità USA accuse di insider trading a ex-manager

Coinbase: accuse di insider trading dalle Autorità USA a ex-manager

Coinbase, una delle principali piattaforme per il trading di criptovalute, è finita al centro dell’attenzione dopo la messa in stato d’accusa per insider trading da parte della Corte federale di Manhattan di un suo ex-manager, Ishan Wahi. L’ex product manager avrebbe condiviso con il fratello e un amico informazioni su alcuni token che sarebbero stati successivamente quotati sulla piattaforma. Solitamente una risorsa digitale tende ad aumentare di valore non appena viene inserito in un exchange come Coinbase, FTX o Binance. Quindi l’acquisto anticipato da parte di un soggetto che abbia ricevuto informazioni riservate al riguardo permetterebbe di incassare notevoli guadagni. Le accuse dei pubblici ministeri americani rientrano in un piano delle Autorità USA per cercare di rilevare e sradicare presunti illeciti in un mercato che opera senza regolamentazione ma che ha un valore di 1.000 miliardi di dollari.

 

Coinbase: il caso Wahi nel dettaglio

L’accusa sostiene che nel periodo che va da giugno 2021 ad aprile 2022, Wahi avrebbe scoperto da un gruppo di messaggistica interno dell’azienda quali sarebbero state le nuove monete quotate nella piattaforma e in ben 14 occasioni avrebbe trasmesso tali informazioni riservate al fratello Nikhil e all’amico Sameer Ramani. I due a quel punto avrebbero acquistato i token prima dell’inserimento utilizzando portafogli anonimi e successivamente li avrebbero venduti ottenendo profitti intorno a 1,5 milioni di dollari.

I reati contestati sono stati di frode e cospirazione per Ishan Wahi mentre per Nikhil Wahi e Ramani si parla di presunto reato. I fratelli Wahi sono stati arrestati a Seattle nella giornata di ieri, mentre Ramani ancora è in libertà. La società ha preso le distanze da questo episodio, con l’Amministratore Delegato Brian Armstrong che ha scritto un post sul blog aziendale in cui ha rimarcato “tolleranza zero per questo tipo di cattiva condotta”.

 

Anche la SEC scende in campo

Nei confronti dei tre soggetti anche la Securities and Exchange Commission è scesa in campo avviando una causa civile per violazione delle disposizioni antifrode. È la prima volta che l’Autorità americana si trova alle prese con una situazione di insider trading che coinvolge asset digitali. La Commissione ha affermato che i due soggetti che hanno ricevuto le informazioni privilegiate avrebbero operato su almeno 25 attività relative alle criptovalute.

Il punto è che almeno 9 di queste sarebbero da qualificare come titoli, secondo quanto riferito dalla SEC. Ciò infiamma ancora di più il dibattito già rovente sul fatto che alcuni token debbano essere considerati come titoli. Il Presidente della SEC Gary Gensler ha più volte ribadito il concetto che la maggior parte dei token rientrino nella sfera di competenza dell’Autorità di Borsa e per questo sono state intentate alcune cause civili che hanno coinvolto società, come per esempio Ripple per la cripto XRP.

 

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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