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Comgest: 5 esempi di azioni quality growth

L'immagine mostra il bersaglio a cerchi concentrici bianchi e neri con punteggi da 50 a 100 e 5 freccette che ne hanno centrato il massimo

Lo stile di investimento growth e la strategia di selezione delle società su cui investire basata su criteri di qualità e crescita sono il marchio di fabbrica di Comgest. In periodi di turbolenza di mercato questo approccio è riuscito a proteggere i portafogli dai ribassi mentre l’obiettivo è offrire rendimenti di lungo periodo in doppia cifra. Così Gabriella Berglund, branch manager di Comgest Italia, ha introdotto il tema dell’incontro tenutosi a Milano “Lo stock picking per gestire l’incertezza nel 2024” .

 

Società centenarie capaci di crescere costantemente

Nel corso della presentazione Alexandre Narboni, gestore del fondo Comgest Growth Global e Comgest Growth Global Flex, Francesco Manfredini, analista del fondo Comgest Growth America e William Bohn, analista azionario Europa dell’asset manager, hanno portato all’attenzione dell’audience alcuni esempi di società che rientrano nei criteri di selezione di Comgest per l’elevata qualità e solidità e i vantaggi competitivi di cui dispongono.

Eli Lilly, società farmaceutica con 150 anni di storia ha iniziato a vendere la prima insulina disponibile in commercio un secolo fa, consentendo ai diabetici di sopravvivere a una malattia allora mortale. “Oggi siamo vicini a un cambiamento simile nella lotta all’obesità – ha spiegato Alexandre Narboni -. Il farmaco Zepbound consente una perdita di peso media del 23% nei pazienti obesi. L’obesità è una pandemia globale che colpisce 800 milioni di persone in tutto il mondo. Più del 40% degli adulti statunitensi è obeso secondo il Center for Desease Control and Prevention degli USA, e questo costa agli Stati Uniti quasi 150 miliardi di dollari all’anno, una cifra destinata ad aumentare in quanto l’obesità è collegata ad altri problemi di salute. Con il farmaco di Eli Lilly, questa spesa potrebbe essere notevolmente ridotta, liberando fondi da investire nella ricerca contro altri problemi di salute”.

Accanto a Eli Lilly, sempre nel settore farmaceutico, si pone Novo Nordisk, altra società centenaria “i cui rimedi per il diabete mirano a trattare il crescente mercato finale di circa 400 milioni di pazienti in tutto il mondo – ha illustrato William Bohn -. Nel corso del suo secolo di attività, l’azienda ha colto le opportunità dei mercati adiacenti che beneficiano delle sue terapie farmacologiche, passando dall’insulina al GLP-1 (un ormone che stimola l’organismo a produrre più insulina) ai prodotti per l’obesità. Grazie all’innovazione costante, quest’ultimo mercato ha aperto una strada di crescita completamente nuova che ha permesso all’azienda di diventare “‘azienda di maggior valore in Europa nel settembre 2023, superando il colosso del lusso LVMH”.

Non è un caso che tra le aziende indicate dai gestori di Comgest ci siano due centenarie. La longevità è infatti considerata un fattore positivo. Si tratta di società che per lungo tempo riescono a generare utili stabili e con una grande visibilità, traendo vantaggio da un mercato che potrebbe potenzialmente generare più di 100 miliardi di entrate all’anno secondo le stime dell’asset manager.

La francese L’Oreal è un altro esempio visto che i suoi primi prodotti di bellezza furono introdotti sul mercato francese nel 1909. “Dato che i prodotti di bellezza e cosmetici sono in uso da migliaia di anni, è relativamente sicuro affermare che probabilmente lo saranno ancora per molti altri” è l’osservazione basica di Bohn. “L’Oreal – prosegue l’analista – è stata in grado di aumentare la quota in mercati finali estremamente frammentati come quello della bellezza, passando dal 10% del 2001 a circa il 15% nel 2022 mediante l’acquisizione organica di marchi già esistenti”. L’ultima nota aggiunta da Bohn evidenzia l’importanza della coerenza nella strategia e nella gestione dell’azienda: “L’Oreal ha avuto solo 6 amministratori delegati nei suoi 114 anni di vita”.

 

L’approccio quality growth di Comgest

Quali possono essere le prossime L’Oreal, Eli Lilly, Novo Nordisk? “Quelle che hanno un vantaggio competitivo che garantisca loro di continuare a crescere nel lungo periodo” è la risposta di Francesco Manfredini, analista del fondo Comgest Growth America. Come Avery Dennison, leader nel settore delle etichette adesive che “dispone di una divisione di etichette a radiofrequenza che sta crescendo molto rapidamente”, o come i colossi tecnologici Amazon, Microsoft e Google che “spendono ogni anno circa 100 miliardi di dollari in investimenti”.

Solo avendo una certa dimensione e diversificazione delle entrate è possibile finanziare con cifre simili la crescita aziendale. “Ad esempio se confrontiamo Microsoft con Zoom e Slack – ha sottolineato l’analista di Comgest – emerge che le ultime due offrono prodotti eccellenti ma quando si fa un’analisi competitiva di mercato bisogna tenere in considerazione che la forza di Microsoft risiede nella distribuzione oltre che nell’innovazione. Ciò significa che nel lungo periodo Zoom e Slack, pur essendo prodotti interessanti, si scontreranno con un ostacolo. Lo stesso si potrebbe dire di Visa rispetto a Block e PayPal. Visa, a differenza degli altri due, ha la scala e l’ampiezza che le consentono di avere una distribuzione adeguata a espandersi e a crescere nel lungo periodo”.

 

Selezione, anche nell’intelligenza artificiale

L’approccio della “crescita di qualità” vale anche per i settori che stanno vivendo un boom, come l’intelligenza artificiale. Quest’ultima, secondo Bohn, va vista non solo con gli occhi di chi la rende possibile, ma anche con quelli di chi la utilizza e mediante il suo utilizzo può reinventarsi, espandere i mercati di riferimento e altro ancora.

ASML è una di quelle società alla base del processo di creazione dell’intelligenza artificiale in quanto, come spiega l’analista azionario Europa di Comgest, “domina il mercato globale delle apparecchiature di litografia utilizzate nell’industria dei semiconduttori con una quota di mercato complessiva superiore all’80% e del 100% sulle macchine extreme ultraviolet (EUV) che producono microchip avanzati che alimentano smartphone più intelligenti, biotecnologie, intelligenza artificiale e altro ancora”.

“Tuttavia – è la conclusione di Bohn – molti sottovalutano l’impatto che l’intelligenza artificiale avrà nello stesso modo in cui è stato sottovalutato internet. È probabile che la piena portata degli usi di questa tecnologia non si realizzerà prima di molti anni”.

AUTORE

Alessandro Piu

Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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