CoronaCoin, presentata la nuova criptovaluta… a prova di morte

I traders scommettono sulla diffusione del coronavirus attraverso il CoronaCoin. Non estraibile come il bitcoin, il 20% dei fondi dalla vendita andrà alla Croce Rossa

 

 

A prova di morte. Così viene presentato il CoronaCoin dal suo ideatore, Alan Johnson. Una criptovaluta, anzi l’unica, che si basa su statistiche che arrivano direttamente dall’Organizzazione mondiale della sanità. Il suo simbolo è “$nCoV” ed è una moneta digitale che consente ai trader di scommettere sulla diffusone dell’epidemia del coronavirus: quante persone si ammalano e quante persone muoiono. “Bulletproof”, a prova di morte, per citare un film di Quentin Tarantino.

 

Aumentano le vittime, aumenta il valore del CoronaCoin

Il CoronaCoin è stato lanciato da una piattaforma registrata nelle Isole britanniche dell’Oceano Indiano. Il numero di token viene aggiornato ogni 48 ore: per ogni infezione, e per ogni decesso, ne viene cancellato uno, per un numero di token totali che, al momento, è leggermente superiore alla popolazione mondiale, circa 7,6 miliardi. Sempre secondo l’inventore della criptovaluta non verranno creati nuovi CoronaCoin in quanto non è estraibile come i classici bitcoin: il numero diminuirà costantemente nel tempo, e quelli in circolazione, di conseguenza, aumenteranno di valore progressivamente, in linea di massima seguendo l’andamento delle vittime del coronavirus: più saliranno di numero, più ciascun CoronaCoin crescerà di valore.

 

 

I social network “bocciano” la criptovaluta

Non bastavano dunque i diversi casi di speculazione sul coronavirus, dall’impennata dei prezzi dei gel igienizzanti alle mascherine sempre più introvabili. Sui social network ovviamente l’iniziativa è stata aspramente criticata dagli utenti, anche traders, in considerazione del fatto che la rapida diffusione del virus, oltre ad aver causato finora più di tremila morti,  abbia provocato una frenetica svendita nei mercati globali, con i tre principali indici azionari statunitensi reduci della settimana peggiore dalla crisi finanziaria del 2008.

 

 

“A marzo saranno pronte nuove applicazioni”

Le critiche però non stanno fermando l’inventore e gli sviluppatori del CoronaCoin: “Un’aggiunta radicale e preziosa al ricco arazzo di criptovalute oggi sul mercato” spiega ancora Alan Johnson, il cui team, pronto a sviluppare nuove applicazioni, ha deciso di utilizzare la blockchain Ethereum. “Inserendo le informazioni relative al numero di infezioni e decessi sulla blockchain -continua- i dati faranno capolino nei Paesi autoritari senza censure e questo consentirà alle persone di tutto il mondo di comprendere il vero impatto del virus e prepararsi a potenziali conseguenze”. Johnson ha annunciato inoltre che il 20% dei fondi dalla vendita delle moneta virtuale sarà donato alla Croce Rossa.