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Criptovalute: ecco 10 aziende che hanno perso soldi con crollo

Criptovalute: ecco 10 aziende che hanno perso soldi con il crollo

Il crollo delle criptovalute ha fatto male a parecchie grandi aziende che hanno puntato nel tempo sullo sviluppo del settore. In questo infausto 2022 Bitcoin, ad esempio, ha più che dimezzato il suo valore e ha bruciato oltre il 70% di capitalizzazione dal massimo storico di 68.990 dollari di novembre 2021.
L’affossamento delle quotazioni può essere ascritto a molteplici fattori. Alcuni che hanno rivestito un’importanza cruciale come l’avversione degli investitori per gli asset più a rischio, dopo la svolta da falco della Federal Reserve per combattere l’inflazione record. Altri invece che hanno solo contribuito ad aggravare una situazione già compromessa, come il blocco dei prelievi dalla piattaforma Celsius e i licenziamenti dei più grandi exchange del mondo. In tutto questo si inserisce anche il default del progetto Terra Platform, che ha comportato il dissolvimento della stablecoin TerraUSD e del token LUNA.

 

Crollo criptovalute: ecco chi ha perso

Molte aziende si sono scottate investendo capitali nel mondo crittografico, con particolare attenzione a Bitcoin. Ecco 10 società quotate che hanno perso soldi e quanto è stato il calo subito dalle loro azioni in Borsa.

 

Coinbase

Uno dei più grandi exchange del mondo è tra i più esposti. L’80% dei ricavi della società deriva dagli introiti delle commissioni di negoziazione. E quando per effetto dei crolli di mercato queste vengono meno, si riducono anche i guadagni dell’azienda. Negli ultimi giorni Coinbase ha annunciato che avrebbe ridotto del 20% la forza lavoro per risparmiare sui costi. Le azioni a Wall Street quest’anno sono scese dell’80%.

 

Marathon Digital Holdings

La società di mining di criptovalute con sede a Las Vegas, ha subito lo stesso destino di Coinbase. Il tracollo delle criptovalute ha comportato un’estrazione meno redditizia e le azioni sono precipitate al NASDAQ, facendo registrare una perdita dell’80%.

 

MicroStrategy

La società che produce software di business intelligente è una di quelle più coinvolte perché ha investito direttamente in Bitcoin una quantità cospicua di denaro, prendendo a prestito per puntare sulla moneta virtuale con lo scopo di proteggersi dall’inflazione. Al 31 marzo la società deteneva 129.218 Bitcoin, per un valore di 5,9 miliardi di dollari. Il mese scorso Phong Le, Presidente e Chief Financial Officer dell’azienda, ha riferito in teleconferenza con gli analisti che se
il prezzo della cripto precipita sotto 21.000 dollari, la società rischia il margin call. Le quotazioni ora sono arrivate fino a 18.000 dollari. Il titolo MicroStrategy intanto ha perso il 69% quest’anno.

 

Nvidia Corporation

Le schede grafiche del produttore di chip vengono utilizzate per il mining di criptovalute come Ethereum. La crisi che sta attraversando il settore crittografico potrebbe impattare molto sulla domanda dei prodotti di Nvidia. Le azioni ne hanno in qualche modo risentito e quest’anno hanno visto ridimensionarsi il loro valore del 46%.

 

Block Inc.

Come MicroStrategy, la fintech con sede a San Francisco ha investito direttamente in Bitcoin e al 31 marzo deteneva circa 365 milioni di dollari. Nell’ultimo trimestre la società ha rilevato che il 40% dei ricavi deriva dalla criptovaluta, una quota più ridotta rispetto al 70% di un anno fa. Dal 1° gennaio 2022 le azioni Block sono scese nella Borsa di New York del 64%.

 

PayPal

Il gigante dei pagamenti in tempi recenti ha consentito agli utenti il trasferimento delle criptovalute ad altri portafogli ed exchange, ma da più di un anno ha iniziato a entrare nel settore delle monete virtuali allargandosi gradualmente. Cosa che non è stata molto apprezzata dagli analisti, che temono per i margini della società. Le turbolenze nel settore cripto hanno contribuito a una perdita delle azioni PayPal del 61% quest’anno.

 

Robinhood Markets

Il social broker ha vissuto un periodo stellare quando è scoppiato il fenomeno delle meme stock a gennaio 2021, con gli scambi nella piattaforma che hanno raggiunto volumi pazzeschi. Quest’anno vi è stato un declino, anche a causa delle criptovalute, per cui le entrate sono diminuite del 40%. Adesso la quota di fatturato relativa alle valute digitali è del 25%, ma era arrivata al 50% nel secondo trimestre del 2021. Il titolo Roobinhood è sprofondato del 60% da gennaio a oggi.

 

Silvergate Capital

La banca con sede a La Jolla, California, è concentrata soprattutto sulle criptovalute, raggiungendo oltre 1.500 clienti alla fine del primo trimestre, in crescita del 40% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Giocoforza, il crollo delle monete digitali ha impattato sensibilmente sul business dell’istituto finanziario, con le azioni che sono diminuite del 61% nel 2022.

 

Signature Bank

La banca newyorchese è stata la prima a lanciare una piattaforma di pagamenti digitali basata su blockchain e l’esposizione alle criptovalute è notevole. Per questa ragione le azioni quest’anno sono crollate nella Borsa americana del 47%, con le turbolenze nel settore crittografico.

 

SVB Financial Group

La banca si è posta sin dalla nascita come un istituto che privilegia e appoggia l’innovazione, quindi anche le criptovalute. Di conseguenze, le agitazioni che avvengono nel mercato delle valute digitali rappresentano un vento contrario per l’istituto, che quest’anno a Wall Street ha perso il 41%.

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Redazione

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