Criptovalute: 4 modi per spendere la ricchezza accumulata
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Criptovalute: 4 modi per spendere la ricchezza accumulata

Criptovalute: 4 modi per spendere la ricchezza accumulata

Il grande successo delle criptovalute negli ultimi anni ha fatto incrementare la ricchezza di molti investitori che ora detengono nel wallet asset che valgono 10 o più volte tanto quello che valevano fino a qualche anno fa. In base ai dati di CoinMarketCap il valore complessivo dei token digitali è di quasi 2.000 miliardi di dollari, con una crescita l’anno scorso di circa 1.500 miliardi. Questo significa che il mondo ha preso sempre più coscienza del fatto che le monete virtuali abbiano preso uno spazio sempre più importante nella vita non solo degli investitori, ma anche di quella dei commercianti e dei consumatori che le utilizzano come mezzo di pagamento.

La cosa si è allargata così tanto che le istituzioni non possono più ignorarne la portata e quindi si stanno muovendo affinché venga stabilita una regolamentazione per limitarne i rischi e tutelare gli utilizzatori. Alcuni Paesi si sono attivati in anticipo, anche se con soluzioni drastiche come la Cina che le ha bannate definitivamente da qualsiasi uso. Altri invece come India e Russia stanno adoperandosi per una stretta disciplinare e soprattutto per tassarle. Sul fronte statunitense invece vi è molta incertezza, sebbene la Federal Reserve e la Securities and Exchange Commission stiano confabulando con il Governo perché si trovi una soluzione senza ricorre a formule repressive.

 

Criptovalute: ecco come spenderle nell’economia

La grande questione è allo stato attuale come tutta questa ricchezza accumulata possa essere spesa e quindi venire messa in circolo nell’economia di un Paese. Al riguardo vi sono 4 modalità perché ciò possa avvenire. La prima consiste nella classica spesa giornaliera attraverso i mezzi di pagamento come carte e portafogli digitali finanziati da cripto. Da ottobre 2020 a fine 2021 Visa ha registrato circa 6 miliardi di dollari sulle carte collegate alle valute digitali, ma ancora la cifra è molto esigua se si raffronta a un volume complessivo di 1.000 miliardi di dollari che transita attraverso questo mezzo di pagamento.

Il motivo è anche che sono ancora pochi i venditori che accettano di essere pagati in Bitcoin e simili nelle transazioni commerciali. Inoltre vi è anche una ragione di carattere fiscale, perché nel momento in cui un token diventa mezzo di pagamento è come se lo si stesse vendendo e quindi lo Stato considera eventuali plusvalenze realizzate per tassarle, non avendolo ancora riconosciuto come valuta di conto.

Una seconda modalità riguarda l’utilizzo come garanzia per ottenere prestiti. Alcuni soggetti che si sono arricchiti con le criptovalute le stanno usando come garanzia per i mutui immobiliari. Si tratta però di situazioni molto sporadiche, perché in genere gli istituti di credito non accettano queste forme di garanzia assoggettate a estrema volatilità, almeno fin quando non sarà stabilita una regolamentazione.

Tuttavia, esistono delle possibilità per ottenere prestiti da parte di società crittografiche specializzate come Celsius Network e Genesis, dando in garanzia i token digitali. Chiaramente questo è un terreno molto paludoso, perché la SEC ha già minacciato di citare in giudizio questi intermediari se dovessero svolgere una funzione che richiede l’autorizzazione presso le Autorità di vigilanza.

La terza modalità consisterebbe semplicemente nel vendere le criptovalute e convertirle in valute fiat. Anche lì si porrebbe un problema di ordine fiscale, però è la formula più usata per far circolare la ricchezza accumulata nell’economia. Secondo un sondaggio condotto da Redfin, il 12% degli acquirenti afferma di aver utilizzato la conversione delle cripto per finanziare le proprie spese. Questo potrebbe aiutare a spingere verso il basso i tassi dei mutui ad esempio, dal momento che una parte del denaro per comprare una casa lo si potrebbe racimolare attraverso le monete virtuali.

Infine una parte della ricchezza crittografica la si potrebbe riciclare all’interno dell’ecosistema digitale, ad esempio acquistando altre monete o spendendola per comprare Non Fungible Token. Secondo uno studio di Chainalysis, nel 2021 almeno 44 miliardi di dollari di criptovalute sono stati inviati nel mercato degli NFT. Se dovesse configurarsi il metaverso nei prossimi anni, le risorse digitali avrebbero un ruolo chiave e probabilmente il problema su come spendere la ricchezza accumulata potrebbe non porsi più.

 

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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