Perché una crypto whale ha risvegliato 8 wallet dormienti trasferendo 80.000 Bitcoin

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Molto rumore per nulla, o forse no? Ha provocato un gran trambusto nel mondo crypto la doppia operazione che ha riattivato una serie di wallet dormienti trasferendo la bellezza di 80.000 bitcoin. Chi c’è dietro questa mossa? E perché è stata fatta? C’è la volontà di reagire all’andamento del mercato? Protagonista di questa intricata vicenda che ha scatenato gli analisti è una misteriosa big whale (i grandi investitori che detengono almeno 1.000 BTC) ridestata improvvisamente dal torpore.

La balena ha riattivato gli otto wallet rimasti inattivi da più di dieci anni nel giro di 24 ore. Acquistati nel 2011 per poco meno di 210.000 dollari, i 10.000 BTC del primo batch sono stati trasferiti verso moderni indirizzi di tipo Bech32 o SegWit, quelli che iniziano con Bc1q e offrono una maggiore sicurezza ed efficienza e commissioni ridotte rispetto ai precedenti formati P2PKH e P2SH con prefissi 1 e 3. Gli altri 70.000 hanno avuto stessa sorte nelle ore successive, scatenando confusione e incertezza in merito all’identità dell’holder.

 

In questo articolo:

 

  • Quanto valgono i bitcoin nei wallet dormienti
  • Chi è Roger Ver e perché sarebbe dietro l’operazione
  • Le rivelazioni di Arkham sul trasferimento da record

 

Quanto valgono i bitcoin nei wallet dormienti

Con Bitcoin scambiato a 108.000 dollari, l’ammontare complessivo di 80.000 BTC ha un valore superiore a 8,6 miliardi di dollari. È la più grande transazione singola nella storia di Bitcoin: il record precedente arrivava infatti a 3.700 BTC, fatto segnare alla fine del 2017, l’anno in cui la criptovaluta è diventata più forte che mai. Il rendimento ipotetico dell’operazione del 2025 è pari al 4.000.000%, ossia 40.000 volte il capitale iniziale.

Questa enorme quantità di BTC trasferita nel 2025 risale alla cosiddetta era di Satoshi, ovvero le origini della criptovaluta. Parliamo del periodo storico tra il 2009 e il 2011, quando l’enigmatico Satoshi Nakamoto, il creatore e principale detentore di Bitcoin, aveva da poco pubblicato il white paper Bitcoin: A Peer-to-Peer Electronic Cash System e un BTC valeva appena 0,78 dollari.

Nel trasferimento da 8,6 miliardi, i primi due wallet, risalenti al 3 aprile 2011 e inattivi da 14 anni, sono stati sbloccati nelle prime ore del 4 luglio, il giorno della festa dell’Indipendenza statunitense e a pochi giorni di distanza dal massimo storico della crypto di 110.000 dollari. Otto ore dopo la prima operazione, sono stati liberati gli altri sei portafogli creati il 4 maggio 2011, quando un BTC valeva 3,25 dollari.

 

Chi è Roger Ver e perché sarebbe dietro l’operazione

Nel settore si è subito vociferato che l’artefice dell’operazione potrebbe essere l’imprenditore californiano Roger Ver, il primo storico investitore in startup crypto e blockchain e pioniere della regina delle criptovalute conosciuto come Bitcoin Jesus, il Gesù di Bitcoin. Classe 1979, ex amministratore delegato di Bitcoin.com, Ver attualmente promuove soprattutto Bitcoin Cash, una hard fork di Bitcoin nata come ramificazione di BTC nell’agosto del 2017.

Non nuovo a problemi legali, come quando è stato condannato a 10 mesi di carcere per aver venduto senza licenza fuochi d’artificio per il controllo dei parassiti, nell’aprile del 2024 è stato incriminato per evasione fiscale negli Stati Uniti. In suo favore si è speso persino Elon Musk, che ha chiesto a Donald Trump di concedergli la grazia. Quando si è consumata la rottura tra l’ex Doge e il presidente, Ver avrebbe versato 600.000 dollari sul conto del consulente Roger Stone, da decenni membro influente dello staff di Trump e salvato dal presidente da 40 mesi di carcere per sette reati, per fare lobbying in suo favore.

 

Le rivelazioni di Arkham sul trasferimento da record

La società di analisi on-chain Arkham ha rivelato che se è vero che tutti i portafogli appartengono alla stessa entità, in realtà lo spostamento è dovuto a un aggiornamento della sicurezza dei wallet: una pulizia degli UTXO (Unspent Transaction Outputs) o Unspent, gli output di transazione che tengono traccia delle operazioni passate. Parte dei portafogli coinvolti erano collegati a un indirizzo sfruttato per inviare BTC all’exchange giapponese Mt Gox, fallito nel febbraio del 2014.

Il risveglio delle big whale innesca negli analisti ansie e riflessioni sulle conseguenze di questi trasferimenti monstre. Grandi vendite di Bitcoin hanno spesso causato forti cali di prezzo. Se gli 80.000 BTC movimentati fossero stati venduti, l’immissione sul mercato avrebbe prodotto un impatto sul prezzo della crypto tra il 25% e il 40% (secondo un approccio basato sulla profondità dei mercati di cripto-attività) oppure fino al 50% per una visione che tiene conto di un’analisi storica comparativa, prendendo quindi in considerazione le precedenti vendite di grandi quantità di criptovaluta.

Tuttavia, Arkham ritiene che non ci siano prove effettive del fatto che la balena abbia in mente di vendere i Bitcoin trasferiti: il tempismo sarebbe stato del tutto casuale. Per la piattaforma di analisi blockchain, si è trattato di un semplice aggiornamento delle pratiche crittografiche: l’indagine lascia pensare che la mossa sia stata precauzionale e probabilmente faccia parte di una più ampia misura di incolumità operativa per rimanere al passo con le nuove tecnologie di sicurezza.

Immagine di Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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