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CTZ: cosa sono e come funzionano questi Titoli di Stato

CTZ: cosa sono e come funzionano questi Titoli di Stato

Spesso si sente parlare di CTZ, nell’ambito degli investimenti nei titoli di Stato italiani. E’ bene puntualizzare da subito che questa categoria di obbligazioni è un po’ particolare per caratteristiche rispetto a tutte le altre, in quanto l’investitore non potrà aspettarsi alcun tipo di flusso finanziario prima della scadenza del titolo che possiede. Scendiamo quindi nel dettaglio per scoprire gli elementi che contraddistinguono i CTZ e quando è conveniente acquistarli.

 

CTZ: caratteristiche e funzionamento

Il termine CTZ rappresenta l’abbreviativo di Certificati del Tesoro Zero Coupon. Quindi, si tratta innanzitutto di titoli di Stato emessi dal Tesoro che non prevedono alcuna cedola periodica. Questa è la principale differenza rispetto ad altre forme di obbligazioni pubbliche come i BTP, i CCT, BTPi, ecc. Pertanto, il rendimento di questi titoli è determinato dalla differenza tra il prezzo finale di rimborso e quello di acquisto o sottoscrizione, rapportata al prezzo di acquisto. Immaginiamo che un investitore acquisti all’asta CTZ al prezzo di 95. Il titolo verrà rimborsato dopo 24 mesi a 100. In tal caso, il rendimento alla fine dei due anni sarà determinato da (100-95)/95 = 5,26%. Questo sarà il rendimento lordo. Per arrivare al netto occorre applicare l’aliquota fiscale del 12,50%, togliere l’imposta che grava sul conto titoli necessario per poter effettuare la compravendita di strumenti finanziari e le commissioni adottate dall’intermediario finanziario.

In pratica, i CTZ funzionano come i BOT, con due differenze importanti. La prima riguarda la scadenza: i BOT possono essere emessi a 3, 6, 9 e 12 mesi; i CTZ hanno una durata di 24 mesi. La seconda concerne la tassazione: entrambi scontano un’aliquota fiscale del 12,50% ma nei BOT questa viene addebitata all’acquisto, mentre nei CTZ alla scadenza (o al momento della vendita sul mercato). Oltre per l’assenza di un flusso cedolare, le due tipologie di titoli di Stato sono accomunate dal fatto che hanno comunque durata breve. In realtà, nulla vieta al Tesoro di emettere obbligazioni senza cedola per un periodo di tempo più lungo, ma ciò difficilmente troverebbe riscontro in una domanda elevata dagli investitori, i quali mal volentieri terrebbero immobilizzato un investimento a lungo senza ottenere periodicamente un ritorno anche minimo.

L’emissione dei CTZ avviene mensilmente tramite il meccanismo di asta e la partecipazione è riservata alle banche e agli intermediari autorizzati. Come per tutti i titoli di Stato, anche i CTZ sono quotati nel mercato secondario, ovvero nel Mercato Telematico delle Obbligazioni (Qui cos’è il MOT). Questo consente agli investitori di poter vendere i titoli in possesso senza aspettare la scadenza. Il rischio dei CTZ è quasi nullo, almeno per quanto riguarda il rimborso, dal momento che il debitore è rappresentato dallo Stato. Tuttavia, esiste un rischio determinato dal prezzo di vendita, qualora si decida di non aspettare la scadenza naturale dell’obbligazione.

In sintesi, possono essere riepilogate di seguito le caratteristiche dei Certificati del Tesoro Zero Coupon:

 

  • prezzo di emissione: sotto la pari
  • durata: 24 mesi
  • cedola: assente
  • prezzo di rimborso: alla pari a scadenza in un’unica soluzione
  • rendimento: determinato dallo scarto di emissione
  • taglio minimo: 1.000 euro o un suo multiplo
  • emissione: all’asta con cadenza mensile e riservata agli investitori istituzionali
  • quotazione: Mercato Telematico Obbligazionario (MOT)
  • rischio: di prezzo se il titolo viene venduto prima della scadenza sul mercato
  • aliquota fiscale: 12,50% (questo, come per la gran parte delle obbligazioni pubbliche, rende i CTZ molto convenienti fiscalmente rispetto alle altre forme di investimento, che in genere scontano una tassazione del 26% sulle rendite finanziarie).

Vantaggi e svantaggi

Come tutti gli strumenti finanziari, il CTZ presenta pro e contro. Il principale vantaggio è quello che accomuna gli altri titoli di Stato, ovvero un rischio di inadempienza dell’emittente quasi nullo, in quanto è estremamente remota l’ipotesi che un Paese come l’Italia possa fallire. Un altro vantaggio consiste nella facilitazione della gestione del risparmio, dal momento che, non essendoci alcuna cedola, si è sollevati dal dover decidere come dover reimpiegare i flussi periodici. Ciò è vero in particolare per il piccolo risparmiatore. Lo svantaggio è quello di essere sottoposti al rischio di inflazione allorché i prezzi crescono rapidamente, in quanto a scadenza si ottiene un capitale reso meno prezioso dalla perdita di potere d’acquisto.

In definitiva, i CTZ hanno come principale funzione quella di conservazione del capitale in alternativa alla detenzione di liquidità, la quale non frutta nulla. In un contesto di tassi d’interesse bassi e inflazione contenuta, la scelta di acquistare CTZ può essere sensata. Quando invece i tassi sono in crescita, il CTZ priva della possibilità di reinvestire le cedole periodiche a tassi più alti, subendo quindi uno svantaggio competitivo rispetto ai titoli con cedola. Allo stesso modo, in caso di alta inflazione, come detto sopra, il capitale alla scadenza non ha alcuna forma di protezione.

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