Dazi, l’Ue: “Siamo all’ultimo miglio”, Confindustria: “A rischio 38 miliardi di export”

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Continua a tenere banco l’incognita dazi, con la minaccia del presidente americano Donald Trump di imporre tariffe al 30% sulle importazioni europee. Ipotesi che sin da subito ha mandato in allerta tutti i paesi membri – compresa ovviamente l’Italia -, ma che non ha trovato alcun riscontro nel comunicato finale del G20 Finanze andato in scena a Durban in Sud Africa. Ogni riferimento ai dazi e alle misure protezionistiche è stato infatti evitato (peraltro non era presente il segretario al Tesoro americano Scott Bessent), concentrando così il focus sulla crescita nei Paesi africani, riconoscendo “gli impedimenti principali allo sviluppo in Africa” e promuovendo un’agenda di sostegno di medio termine.

Grande spazio, inoltre, ha trovato la questione dell’indipendenza delle banche centrali. Tema sollevato peraltro dopo i ripetuti attacchi di Trump al presidente della Federal Reserve Jerome Powell, reo di non aver tagliato i tassi di interesse secondo il numero uno americano. “Le banche centrali sono fortemente impegnate a garantire la stabilità dei prezzi, in linea con i rispettivi mandati, e continueranno ad adeguare le proprie politiche in base ai dati. L’indipendenza delle banche centrali è fondamentale per raggiungere questo obiettivo”, si legge nel comunicato.

in questo articolo: 

  • E i dazi? L’Ue: “Siamo all’ultimo miglio”
  • L’allarme di Confindustria

 

E i dazi? L’Ue: “Siamo all’ultimo miglio”

Se a margine della riunione del G20 Finanze, il ministro delle finanze tedesco Lars Klingbeil ha dichiarato che il conflitto commerciale globale deve essere risolto al più presto, aggiungendo comunque che “non ci sarà nessun accordo a nessun prezzo, non ci dovrebbe essere nessuna vittoria a nessun prezzo”, contestualmente l’Ue sta ancora cercando di trattare con gli Usa.

Il commissario Maroš Šefčovič ha infatti incontrato a Washington i rappresentanti Usa Jamieson Greer e Howard Lutnick e il direttore del Consiglio economico nazionale degli Usa, Kevin Hasset. Incontro, come si legge dalle agenzie, che è stato rivelato dal portavoce della Commissione europea Olof Gill. “È stata una nuova occasione per cercare una soluzione negoziata, a dimostrazione del nostro impegno costruttivo e in buona fede. L’ultimo miglio è sempre il più impegnativo e solo sforzi concertati e autentici da entrambe le parti potranno portarci al traguardo”, ha dichiarato Gill.

L’idea sarebbe quella di ottenere un compromesso che mantenga i dazi entro il 15%. “In linea di massima, non conoscendo i dettagli dell’accordo, la sola riduzione dei dazi sui beni importati dall’Ue dal 30% al 15% sarebbe accolta con una reazione positiva iniziale dai mercati, perché sarebbe eliminato il rischio di una escalation di guerra commerciale. Tuttavia, l’impatto sarebbe molto limitato perché i mercati avevano già in parte scontato un accordo di questo tipo”, ha dichiarato a Borsa&Finanza Filippo Diodovich, senior market strategist di Ig Italia.

 

L’allarme di Confindustria

All’allarme lanciato a Borsa&Finanza da Dominga Cotarella, presidente di Campagna Amica, la fondazione promossa da Coldiretti per valorizzare l’agricoltura italiana, si è aggiunto anche quello di Alessandro Fontana, direttore del Centro Studi di Confindustria. “Se i dazi salissero al 30% stimiamo fino a 38 miliardi di euro in meno di export verso gli Stati Uniti, praticamente più della metà dei 65 miliardi attuali”, ha dichiarato Fontana, che ha aggiunto: “con dazi al 10%, il costo per molte aziende italiane salirebbe del 23% rispetto al 2023, a causa anche della svalutazione del dollaro. Ma se le tariffe arriveranno al 30%, l’impatto sarà ben più pesante”. In questa direzione, i settori più esposti sono quelli manifatturieri, in particolare meccanica, automazione, moda e agroalimentare. Colpite soprattutto Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana, le regioni a più alto valore aggiunto industriale.

Immagine di Massimiliano Carrà

Massimiliano Carrà

Classe 1994 e laureato in scienze della comunicazione a Palermo (sua città natale), si è specializzato a Milano sostenendo un Master in Radio e New Media Management & Content al Sole 24 Ore. Iscritto dal 2020 all'Ordine dei Giornalisti pubblicisti, dopo le esperienze in Radio 24, Class Editori, Money.it, Forbes Italia e Il Giornale è entrato nel 2025 in Borsa&Finanza, dove si occupa di approfondimenti macro-economici, startup, interviste e imprenditoria. Ama lo sport, la letteratura, il cinema e il mare. Gli piace visitare posti nuovi e scoprire nuove culture.

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