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Decreto aiuti quater: chi è esentato dalla seconda rata dell’IMU

Tra le novità del Decreto aiuti quater, deciso dal governo Meloni per finanziare interventi contro il caro energia con uno stanziamento di 9,1 miliardi di euro provenienti dall’extragettito fiscale, non ci sono soltanto la rateizzazione delle bollette per le imprese, l’anticipazione della rimodulazione del Superbonus al 90% a partire dal 1° gennaio 2023, la proroga dei tagli sulle accise carburanti e l’innalzamento fino a 3.000 euro dell’esenzione fiscale dei fringe benefit aziendali. Uno degli interventi voluti dal ministro Giorgetti è sulle esenzioni in materia di imposte. Ma chi è esentato dalla seconda rata dell’IMU e a quali condizioni?

 

Chi è esentato dalla seconda rata dell’IMU

La crisi profonda che stanno vivendo cinema, teatri e sale per concerti, piegate prima dalla pandemia e ora dal caro bollette, ha spinto il MEF a destinare le esenzioni dall’imposta municipale al settore dello spettacolo. Con diverse realtà ormai chiuse e tante altre che stanno per abbassare definitivamente le saracinesche vista l’emorragia terrificante di spettatori e le perdite terribili, il Decreto aiuti quater prevede che agli esercenti non sia dovuta la seconda rata dell’IMU per gli immobili, a condizione che i proprietari siano anche gestori delle attività.

La scadenza per il pagamento della seconda rata è fissata al 16 dicembre 2022. La novità più significativa, accanto al ritorno della doppia esenzione per i coniugi con residenze in abitazioni differenti anche all’interno dello stesso comune, è rappresentata proprio dall’esenzione per cinema, teatri e locali di musica dal vivo. Il Decreto aiuti quater, il cui testo è attualmente in versione di bozza ma è atteso a breve in Gazzetta Ufficiale, stabilisce che:

 

Le disposizioni di cui all’articolo 78, commi da 1 a 4, del Decreto Legge 14 agosto 2020, n. 104, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 ottobre 2020, n. 126, in materia di esenzioni dall’imposta municipale propria per il settore dello spettacolo, si interpretano nel senso che, per il 2022, la seconda rata dell’IMU di cui all’articolo 1, commi da 738 a 783, della Legge 27 dicembre 2019, n. 160, non è dovuta per gli immobili di cui comma 1, lettera D), nel rispetto delle condizioni e dei limiti del Regolamento (UE) n. 1407/2013 della Commissione del 18 dicembre 2013 relativo all’applicazione degli articoli 107 e 108 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea agli aiuti de minimis.

 

Quindi, l’esenzione viene fatta rientrare nel quadro degli aiuti de minimis e non in quello di bonus e agevolazioni legate all’emergenza sanitaria. La conditio sine qua non per beneficiarne è che gestori e proprietari devono coincidere. Il Decreto Legge n. 104 del 14 agosto 2020 a cui fa riferimento la nota, include una serie di immobili propri del turismo e dello spettacolo (stabilimenti balneari e termali, agriturismi, villaggi turistici, ostelli, rifugi di montagna, colonie, affittacamere, bed & breakfast, residence, campeggi, strutture espositive nell’ambito di fiere, discoteche, sale da ballo e night-club) che per l’anno 2020 erano stati esentati dalla seconda rata dell’imposta municipale “in considerazione degli effetti connessi all’emergenza epidemiologica da COVID-19”. Se il turismo con fatica e tenacia si è ripreso tornando ai livelli del 2019, diverso è il discorso per il settore dello spettacolo.

 

Esenzione seconda rata IMU 2022 per cinema, teatri e club

Il Decreto aiuti quater prolunga l’esenzione dalla seconda rata dell’IMU soltanto per gli immobili rientranti nella categoria catastale D/3 destinati a spettacoli cinematografici, teatri e sale per concerti e spettacoli, “a condizione che i relativi proprietari siano anche gestori delle attività ivi esercitate”. È la prima decisione che rientra nel piano del nuovo ministro Gennaro Sangiuliano per rilanciare le sale, insieme ad un finanziamento previsto da 10 milioni di euro.

D’altronde come dimostra il report di ricerca “Gli italiani e il cinema – La fruizione di film dentro e fuori le sale italiane”, commissionato a SWG dalla Direzione Generale Cinema e audiovisivo del Ministero della cultura, il triennio 2019-2022 ha fatto segnare una drastica riduzione della platea e della frequenza in sala: -35%. In pratica, 6 italiani su 10 non hanno mai visto un film al cinema nel 2022 e il 10% di spettatori ha comunque diradato la propria frequenza.

I motivi? L’esplosione delle piattaforme di streaming, la paura del contagio, la coda lunga delle restrizioni, i prezzi alti dei biglietti e la scarsa qualità dei film. Elementi che di fatto hanno cambiato le abitudini di consumo. Lo scenario non è incoraggiante per cercare di tornare ai numeri pre-pandemia, nonostante gli italiani, pur con poco tempo libero a disposizione, siano grandi fruitori di film, opere teatrali e concerti.

 

AUTORE

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Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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