DEFICIT 4,1%, PRESSIONE FISCALE AI MASSIMI DAL 2015 - Borsa e Finanza

DEFICIT 4,1%, PRESSIONE FISCALE AI MASSIMI DAL 2015

L’incidenza del deficit del conto delle Amministrazioni pubbliche sul Pil è scesa lievemente rispetto al primo trimestre del 2018, in corrispondenza di una dinamica delle uscite di poco inferiore a quella delle entrate (con incrementi rispettivamente dell’1,4 e dell’1,6%).
Il potere d’acquisto delle famiglie ha segnato, dopo i due cali consecutivi dei trimestri precedenti, un marcato recupero, anche grazie alla frenata dell’inflazione che ha reso possibile una crescita parallela a quella del reddito disponibile. La risalita del reddito si è tradotta in misura molto limitata in maggiori consumi, mentre è aumentata la propensione al risparmio a fronte di una pressione fiscale mai così alta dal primo trimestre 2015. 

DEFICIT AL 4,1%, SALDI PRIMARIO E CORRENTE NEGATIVI
Secondo l’Istat, nel primo trimestre 2019, l’indebitamento netto delle Amministrazioni Pubbliche in rapporto al Pil è stato del 4,1% (4,2% nello stesso trimestre del 2018). Il saldo primario delle AP (indebitamento al netto degli interessi passivi) è risultato negativo, con un’incidenza sul Pil dell’1,3% (-0,9% nel primo trimestre del 2018). Anche il saldo corrente è stato negativo, con un’incidenza sul Pil dell’1,6% (-1,5% nel primo trimestre del 2018).

CRESCE LA PROPENSIONE AL RISPARMIO
La pressione fiscale è del 38%, in aumento di 0,3 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente ma in calo rispetto al dato dell’ultimo trimestre 2018, che era del 48,8%. Confrontando il dato con i primi tre mesi degli anni  precedenti, il dato è il più elevato dal primo  trimestre 2015. Il reddito disponibile delle famiglie consumatrici è aumentato dello 0,9% rispetto al trimestre precedente, mentre i consumi sono cresciuti in termini nominali dello 0,2%. Di conseguenza, la propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è stata pari all’8,4%, in aumento di 0,7 punti percentuali rispetto al trimestre precedente.

POTERE D’ACQUISTO IN AUMENTO
A fronte di una variazione nulla del deflatore implicito dei consumi, il potere d’acquisto delle famiglie è anch’esso cresciuto rispetto al trimestre precedente dello 0,9%. La quota di profitto delle società non finanziarie è scesa al 40,7%, 0,6 punti percentuali più bassa rispetto al trimestre precedente. Il tasso di investimento del settore, pari al 21,1%, è diminuito di 0,4 punti percentuali rispetto al trimestre precedente.

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