Big della frutta in difficoltà: Del Monte presenta istanza di fallimento

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L’uomo “Del Monte” cade rovinosamente a terra. E lo fa nel modo più difficile possibile: presentando istanza di fallimento secondo la disciplina fallimentare americana del ‘Chapter 11’. “Dopo un’attenta valutazione di tutte le opzioni disponibili, abbiamo deciso che una procedura di vendita sotto la supervisione del tribunale è il modo più efficace per accelerare la nostra ripresa e creare una Del Monte Foods più forte e duratura”, ha dichiarato in una nota Greg Longstreet, presidente e a.d. di Del Monte Foods, azienda con quasi 140 anni di storia, la cui frutta e verdura in scatola sono da tempo un punto di riferimento nei supermercati,

 

Perché Del Monte ha presentato istanza di fallimento

Come spiega la stessa società, Del Monte ha deciso di presentare istanza di fallimento a causa di diversi aspetti concatenati. Nel dettaglio, dopo aver aumentato la produzione per soddisfare l’elevata domanda durante la pandemia di coronavirus, contestualmente si è poi ritrovata con un surplus di scorte quando la spesa dei consumatori è diminuita dopo la fine della pandemia, il che ha comportato significative svalutazioni o vendite con perdite sostanziali.

Nel 2023 ha quindi ridotto la produzione, ma il calo dei volumi ha portato a costi unitari più elevati. “Nel complesso, questa tempesta perfetta di margini ridotti, eccesso di scorte e calo della domanda da parte dei clienti ha creato una crisi di liquidità senza precedenti per l’azienda”, secondo quanto riportato dagli atti giudiziari.

A sostegno delle operazioni in corso e della transizione strategica, Del Monte ha comunque ottenuto l’impegno per un finanziamento in regime di ‘debtor-in-possession‘ pari a 912,5 milioni di dollari, di cui 165 milioni in nuova liquidità. Tale somma, subordinata all’approvazione del tribunale, assicurerà il funzionamento regolare dell’attività durante il processo di vendita, inclusa la stagione di confezionamento attualmente in corso.

Di conseguenza, spiega la società, durante la procedura supervisionata dal tribunale, il gruppo continuerà a operare regolarmente. In particolare, Del Monte Foods proseguirà l’evasione degli ordini dei clienti attraverso il proprio portafoglio di marchi, manterrà relazioni attive con fornitori, produttori e partner agricoli – garantendo la liquidità necessaria per il pagamento delle forniture successive alla data del deposito – e continuerà a concentrarsi sulla propria missione: “Offrire prodotti alimentari di alta qualità, sani, gustosi e pratici”, come si legge nella nota ufficiale.

La società ha inoltre presentato le consuete mozioni preliminari che, una volta approvate, permetteranno la continuità operativa e la fornitura ininterrotta dei propri prodotti. Le controllate non statunitensi non sono coinvolte nella procedura di Chapter 11 e proseguono la loro attività normalmente.

 

Cosa è il capitolo 11 della legge fallimentare Usa

Quando si parla di legge fallimentare americana è di fondamentale importanza fare una differenza tra il capitolo 7 e il capitolo 11. Il primo  prevede la liquidazione dei beni dell’azienda per soddisfare i creditori. Il secondo, invece, una riorganizzazione di tutta l’attività finalizzata a rendere solvibile l’azienda. Si potrebbe quindi paragonarlo all’amministrazione straordinaria italiana,  che permette alla società di rimanere operativa concordando con il tribunale un piano di risanamento dei debiti. Ovviamente, può sempre verificarsi un passaggio, ossia che il giudice decida di convertire l’11 in 7 se vede che non vi siano le condizioni per un miglioramento della situazione con la ristrutturazione aziendale.

 

Un settore in difficoltà

Del Monte Foods non è l’unico colosso attivo nel settore della frutta ad avere difficoltà. Guardando per esempio a un’altra storica multinazionale (fondata nel 1851), Dole, i conti non sono altrettanto positivi. Lo scorso maggio, infatti, ha riportato nel primo trimestre utili per azione pari a 0,35 dollari, inferiori rispetto alle stime degli analisti di 0,39 dollari.

Lo stesso si può dire guardando ai ricavi, che sono scesi dell’1% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, passando così da 2,121 miliardi a 2,099 miliardi di dollari, e all’utile netto che si è contratto del 32,5%, scivolando da 65,4 a 44,2 milioni di dollari. Dati che avevano subito mandato al tappeto il titolo della società (in discesa di quasi il 10% dopo la loro pubblicazione). Anche in questo caso, tra le tante motivazioni individuate, la società ha anche inserito i maggiori costi della frutta e dei costi di spedizione, aspetti che hanno fatto registrare una diminuzione dell’ebitda rettificato per il segmento Fresh Fruit.

Anche la storica australiana Costa Group (fondata nel 1800 dalla famiglia Costa) ha deciso di affrontare un nuovo percorso societario. Nel 2024 infatti è stata acquisita da Driscoll’s, azienda che fa parte di un consorzio con sede in Nord America guidato da Paine Schwartz Partners e che include la British Columbia Investment Management Corporation. Infine, anche concentrandoci su Bonduelle Italia i risultati, come evince ItaliaOggi, non sono poi così diversi. Infatti, pur avendo riportato nel 2024 ricavi per 217,3 milioni di euro, in crescita di quasi il 5% (+4,7%), tuttavia ma ha registrato un ebitda di 3,6 milioni di euro, in discesa di quindi il 32% e un utile netto di 0,7 milioni di euro, l’80% in meno rispetto all’anno precedente.

 

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Immagine di Massimiliano Carrà

Massimiliano Carrà

Classe 1994 e laureato in scienze della comunicazione a Palermo (sua città natale), si è specializzato a Milano sostenendo un Master in Radio e New Media Management & Content al Sole 24 Ore. Iscritto dal 2020 all'Ordine dei Giornalisti pubblicisti, dopo le esperienze in Radio 24, Class Editori, Money.it, Forbes Italia e Il Giornale è entrato nel 2025 in Borsa&Finanza, dove si occupa di approfondimenti macro-economici, startup, interviste e imprenditoria. Ama lo sport, la letteratura, il cinema e il mare. Gli piace visitare posti nuovi e scoprire nuove culture.

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