A quasi quattro anni dalla scomparsa di Leonardo Del Vecchio, la partita per il riassetto della cassaforte di famiglia entra in una fase potenzialmente decisiva. In un’intervista al Financial Times, Leonardo Maria Del Vecchio si è detto vicino a un accordo per rilevare le quote dei fratelli Luca e Paola in Delfin, la holding lussemburghese che custodisce il controllo di EssilorLuxottica e partecipazioni rilevanti in alcuni dei principali gruppi finanziari italiani.
Sullo sfondo restano il nodo della governance, i contenziosi ancora aperti sulla successione e il tentativo di riportare stabilità in una struttura rimasta a lungo bloccata dalle tensioni tra gli eredi. Intanto il family office Lmdv Capital continua ad allargare il proprio raggio d’azione, dall’editoria al cinema fino ai dossier industriali più recenti.
In questo articolo:
- Del Vecchio jr, pronto a rilevare quote Delfin dei fratelli
- Dall’editoria al cinema, Lmdv spinge sulla crescita del portafoglio
- EssilorLuxottica, la battaglia per l’eredità è ancora aperta
Del Vecchio jr, pronto a rilevare quote Delfin dei fratelli
Leonardo Maria Del Vecchio ha confermato di essere in trattativa per acquistare il 12,5% detenuto da Luca Del Vecchio e il 12,5% in mano a Paola Del Vecchio, con l’obiettivo di portare la propria partecipazione complessiva in Delfin al 37,5% e diventare così il primo azionista della holding. L’operazione, secondo quanto emerso, verrebbe strutturata come un leveraged buyout sostenuto da un pool di banche e ripagato nel tempo attraverso i flussi da dividendi. “Siamo vicini a raggiungere un accordo sul prezzo” ha dichiarato Del Vecchio Jr al quotidiano britannico.
Il dossier si inserisce in una situazione rimasta congelata dopo la morte del fondatore. Il capitale di Delfin è stato distribuito in quote uguali tra gli otto eredi, ma proprio questo equilibrio ha finito per trasformarsi in un fattore di stallo. Lo statuto prevede infatti soglie elevate per approvare decisioni chiave, a partire dalla politica dei dividendi, che richiede il via libera di almeno sei degli otto soci. In questi anni la holding è così rimasta compressa in una governance incapace di andare oltre il payout minimo, nonostante la dimensione del patrimonio e la rilevanza delle partecipazioni detenute. Leonardo Maria ha legato apertamente la propria iniziativa alla volontà di chiudere le questioni ereditarie ancora aperte e di dare esecuzione all’impostazione lasciata dal padre. Il punto più delicato resta EssilorLuxottica, definita dallo stesso Del Vecchio jr il “gioiello della corona”, da preservare senza diluizioni e con una holding sufficientemente liquida da poter intervenire, se necessario, anche in futuro. In questo quadro rientra anche il tema delle riserve distribuibili e di una possibile revisione della politica dei dividendi, che secondo il manager potrebbe essere resa più generosa pur mantenendo margini di sicurezza adeguati.
Dall’editoria al cinema, Lmdv spinge sulla crescita del portafoglio
Mentre lavora al riassetto di Delfin, Leonardo Maria Del Vecchio continua a muoversi anche sul fronte degli investimenti personali attraverso Lmdv Capital. Negli ultimi mesi il family office ha rafforzato la propria presenza in Leone Film Group, salendo al 19,45% del capitale con l’acquisto di ulteriori azioni e consolidando così una posizione già costruita a partire dal 2024. L’operazione si inserisce in una strategia di diversificazione che guarda a settori molto diversi tra loro, dalla produzione cinematografica all’editoria, dalla tecnologia ai consumi. Sempre Lmdv Capital, a dicembre 2025, è entrata con il 30% nel capitale de Il Giornale, affiancando il gruppo Angelucci, rimasto socio di maggioranza, mentre Paolo Berlusconi ha ridotto la propria presenza a una quota residuale. Il progetto è stato presentato come un investimento industriale orientato alla valorizzazione dei brand editoriali, all’accelerazione digitale e a un uso dell’intelligenza artificiale come supporto alle redazioni, senza sostituirne il ruolo.
Il portafoglio di Lmdv comprende ormai oltre una ventina di partecipazioni, per investimenti che superano i 400 milioni di euro, e spazia dall’Acqua di Fiuggi alla ristorazione, dal fintech ai materiali avanzati, fino agli immobili milanesi. Tra i dossier seguiti più da vicino c’è anche quello di The Italian Sea Group, gruppo della nautica di lusso finito sotto pressione sul fronte finanziario. Un’espansione che mostra come, accanto alla partita sulla holding di famiglia, Del Vecchio jr stia costruendo un perimetro autonomo sempre più ampio.
EssilorLuxottica, la battaglia per l’eredità è ancora aperta
La centralità di Delfin deriva innanzitutto dal suo ruolo di azionista di riferimento di EssilorLuxottica, ma la holding è anche uno snodo strategico nelle partecipazioni in Mps, Generali, UniCredit e Covivio. Proprio per questo la successione Del Vecchio non è mai stata soltanto una vicenda familiare. Il blocco decisionale che si è creato negli ultimi anni ha inciso sulla capacità della cassaforte di muoversi con una linea unitaria, mentre sul piano legale continuano a intrecciarsi mediazioni, contestazioni e atti giudiziari.
Fra i fronti aperti resta quello che coinvolge Nicoletta Zampillo e Rocco Basilico (figlio del finanziere Paolo Basilico e di Nicoletta Zampillo) nato attorno al trasferimento di una parte della quota riconducibile alla vedova del fondatore. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, Leonardo Maria contesterebbe l’interpretazione secondo cui Basilico sarebbe divenuto pieno proprietario della partecipazione dopo la rinuncia all’usufrutto da parte della madre, sostenendo una lettura diversa dell’impianto testamentario. La vicenda è approdata nelle sedi giudiziarie milanesi e si inserisce in un quadro più ampio di contenziosi che, negli ultimi anni, hanno accompagnato la gestione dell’eredità.
In parallelo, Leonardo Maria ha cercato di attivare i meccanismi previsti dallo statuto per esercitare la prelazione sulle quote dei fratelli Luca e Paola. Un passaggio che, però, si inserisce in un quadro più ampio, legato alla necessità di ricomporre un equilibrio complessivo tra gli eredi. Lo stesso Del Vecchio jr ha ribadito di non voler trasformare l’operazione in una prova di forza all’interno della famiglia. “Non intendo fare una mossa di potere… voglio ricostruire la fiducia dopo quattro anni di dispute”, ha dichiarato.
La posta in gioco non è solo la redistribuzione delle partecipazioni, ma la definizione di un nuovo assetto stabile per la cassaforte che controlla il cuore industriale lasciato da Leonardo Del Vecchio. Dopo anni di impasse, il dossier Delfin torna così a essere il luogo in cui si misura, almeno in parte, il completamento del passaggio generazionale.









