Delisting Didi: 4 domande e risposte da Wall Street - Borsa e Finanza

Delisting Didi: 4 domande e risposte da Wall Street

Didi: 5 domande e risposte sul delisting da Wall Street

Didi pronta al delisting da Wall Street. A soli 6 mesi dalla quotazione di Didi Global nella Borsa americana e la società di trasporto cinese sta per fare fagotto e trasferirsi a Hong Kong. Il buongiorno si è visto subito dal mattino, in quanto dopo appena 2 giorni dallo sbarco a New York, Didi si è vista piombare addosso le Autorità di Pechino che hanno iniziato a martellare le società tecnologiche con una repressione mai vista. Adesso sembra che il passo sia inevitabile per lasciare gli Stati Uniti, ma vediamo di saperne di più sulla vicenda rispondendo a 4 domande chiave.

 

Didi: perché si è quotata a Wall Street?

Inizialmente le mire di Didi erano quelle di quotarsi a Hong Kong e non nella Borsa americana. Tuttavia, valutando attentamente la situazione, ha abbandonato l’intenzione di approdare nel mercato cinese. Hong Kong infatti richiede requisiti molto più severi e gli autisti dell’azienda non avevano la patente per operare in alcune città o non rispondevano ad alcuni criteri comunali per poter offrire servizi di trasporto. Per questa ragione la società ha deciso alla fine di optare per il mercato statunitense, che per giunta è più grande e liquido.

 

Delisting Didi: perché e come avverrà?

Secondo le Autority di regolamentazione cinesi la vasta raccolta di dati da parte di Didi potrebbe esporre il Paese a potenze straniere. L’IPO di giugno infatti è andata subito di traverso al Governo, che l’ha interpretato come una sorta di sfida alla sua autorità. Da subito la risposta di Pechino è stata veemente, con l’avvio di un’indagine sulla sicurezza informatica dell’azienda e l’obbligo a chiudere gli app store nazionali. Il rischio di perdere dati sensibili ha spinto alla fine la Cyberspace Administration of China di chiedere alla società di preparare un piano per delistare le azioni da Wall Street.

Didi ha fatto sapere che intenderà spostare le quotazioni dalla Borsa di New York a quella di Hong Kong, garantendo che le sue azioni americane possano essere scambiate con titoli liberamente negoziabili su un’altra Piazza riconosciuta a livello internazionale. Lo sbarco a Hong Kong dovrebbe avvenire entro marzo, sebbene alcuni sostengano che l’intero processo che sancisce il passaggio potrebbe richiedere fino a 6 mesi.

 

Didi: cosa significa il delisting per gli azionisti?

Dal picco post-IPO le azioni di Didi sono precipitate del 63% in Borsa, bruciando circa 50 miliardi di dollari. E solo nell’ultima seduta il crollo è stato del 22%. Lo scambio tra azioni americane con quelle di Hong Kong non dovrebbe comportare molti problemi, il punto è capire cosa gli investitori intendano fare realmente. Molti potrebbero essere spinti a vendere prima piuttosto che effettuare lo swap, dal momento che Didi andrebbe a quotarsi in una Piazza meno importante.

I nuovi titoli quindi potrebbero essere scambiati con un forte sconto di valutazione durante il passaggio. A subire le maggiori ripercussioni sarebbe il principale azionista, la banca giapponese SoftBank, che detiene un pacchetto del 20% delle quote. In questo periodo infatti l’istituto finanziario è sotto attacco degli investitori, che dal 17 novembre si sono scatenati in un sell-off violento sulle azioni in Borsa che ha portato la società a perdere quasi il 30% del suo valore.

 

Quotazione a Hong Kong porrà fine ai problemi regolamentari?

La speranza della società guidata da Cheng Wei è che abbandonando gli Stati Uniti finirà la repressione di Pechino nei suoi confronti. In realtà le cose non sono così semplici. L’indagine delle Autorità di regolamentazione è ancora in corso e potrebbe concludersi con un esito non proprio piacevole per l’azienda pechinese. Ci potrebbe infatti essere una sanzione pecuniaria, la sospensione di determinate attività aziendali o forse, nella peggiore delle ipotesi, l’ingresso dello Stato nella compagine azionaria della società.

Secondo alcuni Didi pagherà dazio per avere osato sfidare la verve autoritaria del Governo e per questo potrebbe essere costretta a riorganizzare i suoi vertici. Dal canto suo la società ha proposto addirittura la cessione o gestione dei propri dati a un soggetto terzo, ma a quanto pare a Xi Jinping e al suo entourage questo non basta. Nell’ottica del raggiungimento dell’obiettivo di prosperità comune, è probabile in definitiva che a Didi verranno richiesti ulteriori sacrifici.

 

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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