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Delisting ETF: cos’è, come funziona e perché avviene

Delisting ETF: cos'è, come funziona e perché avviene

Gli Exchange Traded Fund non hanno una data di scadenza, ma può capitare che si verifichi il delisting ETF per diverse ragioni. Questo comporta delle conseguenze poco gradevoli che riguardano gli investitori che hanno messo soldi su questi strumenti finanziari. Vediamo quindi nel dettaglio cosa succede in una circostanza del genere, le motivazioni e tutto ciò che occorre sapere sull’argomento.

 

Delisting ETF: cos’è e perché accade

Il delisting ETF non è altro che la cessazione della quotazione in Borsa di un fondo, che a quel punto diventa non più acquistabile o vendibile. Le motivazioni per cui può verificarsi una situazione di questo tipo possono essere così riassunte:

  • scarsa di liquidità, ovvero l’ETF non è molto scambiato perché non vi è interesse tra gli operatori di mercato;
  • elevata offerta di ETF, il che spinge il fornitore del fondo a delistarlo o fonderlo con un altro in quanto non produce abbastanza guadagni.

La cancellazione dell’ETF in un mercato si realizza in due fasi. Nella prima ci sarà un avviso pubblicato sul sito della Borsa in cui l’ETF è quotato, indicando tutte le caratteristiche del prodotto tipo: il nome, l’ISIN, il prezzo di chiusura, la data in cui è stato inserito e altre informazioni utili. Inoltre, è inserito nella comunicazione, con un anticipo di sei settimane, anche il giorno in cui l’ETF verrà delistato.

Nella seconda fase, vi è la liquidazione. L’investitore cioè si vedrà accreditare l’importo corrispondente al Net Asset Value del fondo qualche giorno dopo la data di delisting, a meno che non abbia deciso di vendere l’ETF prima della rimozione dalla Borsa. Una scelta quest’ultima sempre consigliata, dal momento che il valore di liquidazione forzata potrebbe risultare ben diverso da quello in cui il fondo era quotato qualche giorno prima del delisting. Ma chi compra in tal caso? Se non c’è un compratore sul mercato – cosa molto probabile trattandosi di un titolo prossimo a sparire dalle scene – la controparte è rappresentata dall’emittente dello strumento finanziario, che a quel punto è obbligato a fare da market maker esponendo le quotazioni in acquisto.

 

Liquidazione classi di azioni e fusione ETF

Una distinzione che bisogna fare è tra il delisting, la liquidazione di classi di azioni e le fusioni di ETF. Un fondo può avere diverse classi di azioni, che verranno distinte ad esempio in base alla destinazione dei proventi, alle commissioni di sottoscrizione, all’investimento minimo e anche alla presenza su diversi mercati. Pertanto, è possibile che il ritiro dalla Borsa riguarda solamente alcune classi e non altre. Ciò significa che l’ETF non verrà chiuso, ma semplicemente gli investitori saranno spostati su altre classi dello stesso fondo senza procedere al rimborso forzato delle quote.

Per quanto riguarda la fusione, avviene che un ETF detto “incorporato” viene inglobato in un altro ETF detto “incorporante”. In questo caso nasce un nuovo fondo che avrà caratteristiche simili a quelle dell’incorporato nella maggior parte delle situazioni, riproducendo lo stesso benchmark e adottando strategie d’investimento identiche. Gli investitori avranno in tale circostanza due possibilità: o ricevere unità dell’ETF incorporante, oppure vendere le quote dell’ETF incorporato prima che la fusione abbia luogo. Chiaramente, gli investitori otterranno tutte le informazioni del caso per tempo. È bene precisare che durante il processo di fusione, qualsiasi operazione di acquisto e vendita sarà impedita. Il trading diverrà possibile una volta che sarà impostato il nuovo fondo e sarà data una valutazione.

 

Delisting ETF: 3 suggerimenti per evitarlo

Non è sempre facile prevedere con un certo anticipo che l’ETF su cui si è investito il proprio capitale possa sparire dal mercato da un momento all’altro. Tuttavia, alcuni accorgimenti possono aiutare a ridurre questa probabilità.

Innanzitutto bisogna accertarsi che la Borsa (o le Borse) su cui il fondo è quotato sia abbastanza liquida e accessibile. Questo fattore è importante, perché a volte l’emittente non liquida l’ETF da tutti i mercati, ma solo da alcuni. Il rischio è che se il delisting è parziale, ma il mercato in cui rimane la quotazione è scarsamente accessibile perché magari la propria banca non lo permette, non si hanno alternative che liquidare l’investimento prima o farsi accreditare la somma che rimane nel momento del delisting.

Un secondo consiglio potrebbe essere quello di puntare su un fondo molto capitalizzato, perché in questo modo viene ridotta la probabilità che il gestore decida di chiuderlo in quanto troppo piccolo e quindi anti-economico.

In terzo luogo è bene preferire ETF che hanno sottostanti molto scambiati. Se ad esempio si acquista un ETF che riproduce l’S&P 500, è difficile pensare che possa venire delistato per ragioni di liquidità. Viceversa, un prodotto basato su azioni di nicchia di un mercato emergente è più facile che presenti problemi di liquidità e che venga presto o tardi tolto dal mercato.

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