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Depositi bancari: quanto sono garantiti in Europa e in America

Depositi bancari: quanto sono garantiti in Europa e in America

L’assicurazione dei depositi bancari è un argomento salito alla ribalta negli ultimi tempi, con il fallimento di alcune importanti banche americane che rischia di destabilizzare il sistema finanziario statunitense e anche mondiale. La formula rappresenta una garanzia volontaria attuata dalle banche a favore dei depositanti qualora un istituto di credito dovesse risultare insolvente. L’obiettivo è quello di tutelare il risparmiatore che mette i soldi sul suo conto, ma soprattutto di conseguire la stabilità del sistema bancario attraverso la fiducia dei depositanti.

Il default di un’azienda di credito avviene quando il suo attivo patrimoniale, determinato dai prestiti effettuati, dai titoli in portafoglio e dalla liquidità detenuta, non è sufficiente a colmare il passivo, rappresentato dai depositi. In altri termini, se si dovesse verificare una quantità ampia di prelevamenti, un istituto di credito farebbe ricorso alla propria liquidità per farvi fronte. Se questa dovesse essere insufficiente, attingerebbe a finanziamenti esterni (presso altre banche o la Banca centrale) e infine sarebbe costretto a cedere le proprie attività in portafoglio.

Il problema è che quando le condizioni di mercato sono avverse, perché ad esempio i tassi sono elevati, ottenere prestiti non è facile se non a condizioni onerose. Di conseguenza, liquidare gli asset potrebbe far andare incontro a delle perdite. In questo modo si determinano le condizioni per il default, con la banca che non è in grado di rimborsare i depositi dei clienti. A quel punto subentra l’assicurazione dei depositi bancari fino a una certa soglia.

 

Depositi bancari: come funziona la garanzia in Europa

La normativa europea stabilisce che tutti i paesi che fanno parte dell’Unione europea devano attuare un sistema di garanzia dei depositi delle banche a livello nazionale, attenendosi al sistema minimo di garanzia fino a 100 mila euro. Tutte le banche sono tenute ad aderirvi, versando un premio periodico che serve per alimentare il fondo di garanzia. In ogni paese vi è un’organizzazione designata affinché venga implementato il sistema e l’Autorità bancaria europea sorveglia tutte le organizzazioni.

In Europa non vi era un sistema di garanzia dei depositi prima del 1994, quando è stato introdotto per la prima volta. In precedenza, era ogni singolo Stato ad attuare delle assicurazioni per una cifra che poteva variare anche di molto da un paese all’altro. Nonostante la riforma, fino al 2008 la situazione permaneva molto frastagliata e tale inefficienza emerse proprio con la grande crisi di quell’anno che coinvolse tutto il sistema finanziario mondiale. Ciò indusse nel 2009 a introdurre in tutta Europa un sistema minimo di garanzia di 50 mila euro, poi elevato nel 2010 a 100 mila euro, allorché si avvertivano segnali evidenti che la crisi del debito sovrano della Grecia si sarebbe potuta allargare a tutta l’eurozona.

Con la direttiva 2014/59/UE sul risanamento e sulla risoluzione delle banche, sono stati apportati alcuni importanti cambiamenti in relazione agli aspetti sociali ed economici della questione. In sostanza, i depositanti ricevono un trattamento preferenziale rispetto agli altri creditori chirografari di una banca. Le nuove norme hanno puntualizzato che i depositi fino a 100 mila euro sono protetti dal Fondo di garanzia, ma soprattutto sono espressamente esclusi da tutti i rischi derivanti dai casi di bail in e di liquidazione coatta amministrativa. Nello specifico, i cambiamenti attuati riguardano:

 

  • abbreviazione a 7 giorni del termine per i rimborsi entro il 2024;
  • miglioramento delle informazioni fornite ai depositanti;
  • introduzione di meccanismi di finanziamento ex ante fissati in linea di massima allo 0,8% dei depositi coperti;
  •  finanziamento dei fondi dei sistemi di garanzia assicurato dal settore bancario.

Il caso italiano

In Italia vi è il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD), nato nel 1987. Si tratta di un fondo privato, vigilato dalla Banca d’Italia, a cui aderiscono obbligatoriamente le banche italiane in ricezione della prima direttiva europea del ’94 sui sistemi di garanzia dei depositi. Non tutti gli istituti di credito però fanno parte del FITD. Tra i casi di esclusione troviamo:

 

  • le Banche di Credito Cooperativo, che dispongono di un proprio fondo, ossia il Fondo di Garanzia dei Depositanti delle BCC. Tale istituto protegge i conti dei clienti fino a 100 mila euro, nel rispetto della normativa nazionale ed europea;
  • Poste Italiane, il cui risparmio raccolto attraverso BancoPosta è destinato ai progetti di Cassa Depositi e Prestiti. Essendo lo Stato il maggiore azionista, la garanzia di solvibilità è totale e quindi il valore dei depositi si troverebbe in una botte di ferro;
  • le COOP, che raccolgono fondi di risparmio per i progetti di sviluppo. Queste aziende non dispongono di licenza bancaria e. in caso di crisi aziendale, sono solo i soci che garantiscono il valore dei depositi, senza però la tutela dello Stato come avviene per Poste Italiane;
  • gli istituti extracomunitari autorizzati a operare in Italia, a meno che non partecipino a un sistema di garanzia equivalente all’estero.
  • le succursali italiane di banche comunitarie, che decidono di non aderire al fondo per integrare la garanzia nel paese di origine.

Depositi bancari: come funziona la garanzia in America

Negli Stati Uniti attualmente la situazione è un po’ più delicata, a causa del terremoto finanziario scatenato dal fallimento di Silvergate Capital,  Silicon Valley Bank e Signature Bank. Inoltre, una quarta banca, la First Republic Bank ha ricevuto un’iniezione di liquidità di 30 miliardi di dollari da parte di 11 grandi istituti bancari statunitensi. L’ondata di deflussi scatenata dall’aumento dei tassi d’interesse ha messo in difficoltà queste banche che, per arginare la situazione, hanno dovuto vendere asset (in particolare obbligazioni) accumulando perdite. Le autorità di regolamentazione USA sono intervenute garantendo a tutti i depositanti delle banche fallite l’accesso ai propri conti per prelevare il loro denaro. Questa è stata un’eccezione al sistema, per evitare guai peggiori causati da una crisi sistemica.

In realtà negli Stati Uniti i depositi bancari sono assicurati dalla Federal Deposit Insurance Corp. fino a 250 mila dollari, attraverso un fondo di garanzia alimentato sia dal premio periodico versato dalle banche che dagli interessi sui titoli di Stato USA su cui investe il fondo stesso. A seguito dello scoppio della crisi bancaria, si sta discutendo a livello governativo di estendere la garanzia fino addirittura a renderla universale per tutti i depositi. Questo richiederebbe un passaggio parlamentare e qui le cose si complicano, perché vi sono profonde divisioni. Legiferare in questa direzione significherebbe per alcuni alimentare l’azzardo morale delle banche e trasferire il messaggio che il sistema finanziario si trovi in difficoltà. In caso di emergenza, secondo gli esperti, la soluzione potrebbe essere trovata con il fondo di stabilizzazione cambi del Dipartimento del Tesoro USA, che viene utilizzato normalmente per la compravendita di valute.

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