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Banche americane

Le banche americane sono tra le più grandi al mondo, contrastate, per dimensioni, solo da alcune banche cinesi che hanno però un range di servizi e una diffusione inferiore a livello globale. Oltre alle big, esistono numerose altre banche che operano a livello locale negli Stati Uniti. Questa voce di Borsa&Finanza raccoglie le notizie, le informazioni, le trimestrali e le analisi tecniche e di mercato sulle banche americane. Le banche USA rispecchiano la tradizionale divisione tra istituti commerciali e banche di investimento, anche se le più grandi offrono spesso entrambi i servizi. Ne sono esempi Citi, BNY Mellon e Wells Fargo. Sono invece maggiormente specializzate sul fronte dell’investimento le grandi banche d’affari come J.P.Morgan e Morgan Stanley. Tutte, grandi e piccole, rientrano sotto il controllo della Federal Reserve, la Banca centrale statunitense. In base alla capitalizzazione la banca più grande è J.P.Morgan Chase con 349,47 miliardi di dollari di capitalizzazione di Borsa. Segue Bank of America. Al terzo posto c’è una banca cinese, poi segue Wells Fargo.

La serie di trimestrali pubblicate dalle grandi banche USA tra venerdì e la giornata di ieri ha decretato per ognuna un vincitore: l'attività di trading. Questa area di business ha sorpreso il mercato, rivelandosi più proficua di quanto si aspettasse. Nel primo trimestre 2024, JPMorgan Chase ha registrato ricavi da trading che hanno raggiunto quota 5,3 miliardi di dollari riguardo il reddito fisso e 2,7 miliardi per quanto concerne le azioni, superando in entrambi i casi di 100 milioni di dollari le aspettative degli analisti. Bank of America ha riportato uno dei migliori primi trimestri di sempre sul fronte del trading, grazie a una crescita del 15% delle azioni scambiate a 1,87 miliardi di dollari. Nello specifico, gli introiti da reddito fisso sono scesi del 3,6% a 3,31 miliardi di dollari, battendo leggermente la stima di 3,24 miliardi di dollari, e i ricavi azionari sono aumentati del 15% a 1,87 miliardi di dollari, rispetto alle previsioni di 1,84 miliardi di dollari. Per quanto riguarda Morgan Stanley, i ricavi da trading azionario sono aumentati del 4,1% a 2,84 miliardi di dollari, 160 milioni di dollari in più del previsto; il fatturato da trading a reddito fisso invece è sceso del 3,5% a 2,49 miliardi di dollari, ma comunque ha superato le aspettative a 2,33 miliardi di dollari. Citigroup ha registrato ricavi da trading a reddito fisso a 4,2 miliardi di dollari, in discesa del 10% anno su anno, ma oltre la stima di 4,14 miliardi di dollari, e ricavi azionari a 1,2 miliardi di dollari, in crescita del 5% su base annua e oltre la previsione degli analisti di 1,12 miliardi di dollari. Quanto a Goldman Sachs, le entrate da reddito fisso sono aumentati del 10% a 4,32 miliardi di dollari, superando la stima del consensus di 680 milioni di dollari, mentre il trading azionario è salito del 10% a 3,31 miliardi di dollari, circa 300 milioni di dollari in più del previsto. Le ottime performance degli istituti di credito sull'attività di trading hanno compensato il rallentamento del reddito netto di interesse dovuto al fatto che i tassi sui depositi dei clienti hanno dovuto essere adeguati in modo da evitare la fuga verso altre forme di remunerazione del risparmio più attraenti e altrettanto sicure come i fondi monetari. "La festa legata ai guadagni sui tassi di interesse doveva finire a un certo punto", ha scritto Glenn Schorr, analista di Evercore ISI. Banche USA: il ritorno dell'investment banking Le trimestrali delle banche USA non hanno brillato solo per i ricavi da trading. A contribuire ai risultati positivi c'è stato anche l'investment banking. Dopo due anni disastrosi, in cui le aziende hanno rinunciato alle operazioni di finanza straordinaria come IPO ed M&A a causa delle condizioni di incertezza e turbolenza dei mercati, il 2024 è nato sotto una buona stella. Le società sono state incoraggiate a diventare pubbliche e ad aggregarsi sulla scia dell'aspettativa che la Federal Reserve allenti la sua politica monetaria tagliando i tassi di interesse, nonché sulla straordinaria forza dell'economia americana. Le tensioni a livello geopolitico permangono, con il pericolo reale che una guerra di proporzioni più ampie di quella che finora si consuma in Medio Oriente e Ucraina possa prendere corpo. Tuttavia, secondo molte società, una buona parte di questo scenario è stato incorporato nei prezzi di mercato. Il rianimarsi dell'investment banking ha favorito i guadagni commissionali delle grandi banche USA, anche oltre le proiezioni degli analisti. "Al punto in cui ci troviamo oggi, è chiaro che siamo nelle prime fasi di una riapertura", ha detto a inizio settimana l'amministratore delegato di Goldman Sachs, David Solomon, in occasione della pubblicazione della trimestrale. "Ho detto prima che i livelli storicamente depressi dell'attività di investment banking non sarebbero durati per sempre. Gli amministratori delegati devono prendere decisioni strategiche per le loro aziende. Queste devono raccogliere capitali e gli sponsor finanziari effettuare transazioni per generare rendimenti per i loro investitori", ha aggiunto. Il punto ora è stabilire se la tendenza positiva continuerà per il resto dell'anno o gli sviluppi dei conflitti sparsi per il mondo spaventeranno i dealmaker contraendo le operazioni. Sharon Yeshaya, direttore finanziario di Morgan Stanley, è ottimista. "Ci aspettiamo che la crescita costante di questo business continui. Le tendenze di fondo suggeriscono che la fiducia è in aumento", ha dichiarato durante la chiamata agli utili di ieri.
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