Diamanti coltivati e diamanti naturali, cosa sono e che differenze hanno

Articolo sponsorizzato

Condividi su

Ascolta questo articolo

Nel settore degli investimenti in pietre preziose, c’è una grossa differenza tra i diamanti coltivati e quelli naturali. Sebbene abbiano le stesse proprietà fisiche, chimiche e ottiche, il loro valore di mercato è significativamente diverso. Il trend dei diamanti conflict-free e climate-neutral si è sviluppato negli ultimi anni, in risposta ai blood diamonds (quelli estratti in zone di guerra e venduti per finanziare i conflitti) e all’impatto ambientale dell’estrazione dalle miniere.

Oggi i diamanti insanguinati non sono più sul mercato grazie al Kimberley Process, l’accordo di certificazione internazionale ratificato in Sudafrica nel 2020, ma non mancano elementi contraddittori nel processo lab-grown, accusato allo stesso modo di greenwashing per le enormi quantità di energia elettrica e di acqua richieste in laboratorio allo scopo di ricreare le condizioni in cui i diamanti si formano in natura. Tuttavia, secondo le stime, il mercato globale dei diamanti sintetici arriverà a 60 miliardi di dollari entro il 2032, contribuendo ad un drastico calo dei prezzi di quelli grezzi.

 

In questo articolo:

 

  • Cosa sono i diamanti coltivati e quelli naturali
  • Che differenze hanno e quali scegliere

 

Cosa sono i diamanti coltivati e quelli naturali

I diamanti naturali o grezzi sono quelli che vengono estratti dalle miniere e non sono creati in laboratorio. Si tratta di carbonio puro cristallizzato che si è formato tra uno e tre miliardi di anni fa sotto la crosta terrestre ad elevate pressioni (oltre 680 tonnellate per pollice quadrato) e temperature altissime, tra i 1.500 e i 2.000 gradi Celsius. Gli studiosi ritengono che la formazione sia avvenuta ad una profondità tra i 200 e i 700 chilometri, in tasche di metallo liquido all’interno del mantello terrestre. L’arrivo in superficie da questi antichi camini si è verificato grazie alle eruzioni vulcaniche.

Quelli utilizzabili sono i diamanti inclusi nella kimberlite, una roccia magmatica che contiene peridoto, serpentino, pirosseno, granato e mica. Il diamante è presente nei minerali kimberlitici in piccoli grani dispersi uniformemente nella roccia. È per questa ragione che i diamanti naturali appena estratti hanno un aspetto diverso da quello a cui siamo comunemente abituati: la loro forma è molto più simile a quella di un sasso tra il giallo, il verde e il blu. La caratteristica principale del diamante, oltre alla luminosità, è la durezza: è la pietra più dura esistente in natura, al massimo grado (10) della scala di Mohs.

Noti come lab-grown diamonds, i diamanti coltivati o sintetici nascono in laboratorio secondo i principi della circolarità e della sostenibilità: l’interesse ambientale, etico e sociale ha una portata preminente rispetto a quello naturale. Queste pietre riducono l’impronta di carbonio e sono più facili da tracciare. Sul piano pratico, i diamanti nascono dalle schegge in purezza di un diamante grezzo, che diventano semi e vengono coltivati a temperature elevate, lasciati in incubazione e poi lavorati, tagliati e lucidati come quelli estratti.

Le condizioni naturali estreme (la pressione e il calore delle profondità terrestri) sono replicate in laboratorio attraverso tecnologie avanzate: una serie di forni che riproducono la forza della terra e fanno crescere una scheggia di diamante di un carato alla settimana. In aggiunta, gli impianti e i materiali utilizzati sono completamente sostenibili e riciclabili. Molte aziende che si muovono in questo segmento sono affiliate al Responsible Jewellery Council, organizzazione no-profit che promuove pratiche responsabili dall’estrazione alla vendita dei diamanti. Numerosi laboratori artigianali sono invece sottoposti all’audit etico di Smeta.

 

Che differenze hanno e quali scegliere

Dal punto di vista chimico e ottico, i diamanti coltivati hanno le stesse caratteristiche di purezza di quelli naturali e superano l’esame delle 4C (cut, color, carat, clarity, ossia taglio, colore, caratura e purezza) che consente di ricevere le certificazioni internazionali più importanti. Le differenze principali sul piano fisico sono di facciata (la forma a otto facce contro quella cubica), simbolica e di provenienza. È difficilissimo distinguere all’osservazione un diamante lab-grown da uno naturale. L’identificazione precisa è affidata a strumenti di precisione e laboratori specializzati dotati di questi macchinari.

Nel mondo degli investimenti, tuttavia, le cose vanno diversamente. I diamanti naturali sono rari e preziosi e in quanto tali vengono quotati nel listino privato Rapaport, il listino di riferimento internazionale per i prezzi all’ingrosso aggiornato ogni settimana e disponibile su abbonamento per addetti ai lavori con il nome RapNet. Viceversa, non esiste una quotazione per i diamanti sintetici: il loro prezzo è deciso esclusivamente dal venditore e quindi è soggetto a variazioni continue. È per questo che, gioielleria a parte, chi decide di investire in diamanti sceglie quelli naturali, certificati dalle società più importanti: Gia, Hrd e Igi. In questo caso, un diamante naturale garantisce un valore di rivendita più elevato rispetto alle versioni create in laboratorio.

Oggi si calcola che i diamanti da laboratorio siano la metà dell’offerta di diamanti e che la sua adozione mainstrem, anche da parte di brand del lusso storicamente legati al naturale, rappresenti un’autentica sfida per gli operatori tradizionali dell’industria, chiamati a dover diversificare la loro offerta di prodotti. Il Natural Diamond Council, la no-profit industriale che rappresenta i principali produttori mondiali e promuove e protegge il settore naturale, è già sceso in campo: nelle sue campagne di comunicazione presenta i diamanti grezzi come un motore di sviluppo sostenibile che ha eliminato ogni forma di sfruttamento, in grado di generare occupazione e crescita nei paesi produttori, in particolare quelli africani.

Immagine di Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

Ricevi gratis la copia di Borsa&Finanza

Ottieni la copia digitale del nostro magazine e resta aggiornato su mercati, economia e scenari finanziari