Dimissioni dal lavoro: come si calcolano i giorni di preavviso - Borsa&Finanza
Cerca
Close this search box.

Dimissioni dal lavoro: come si calcolano i giorni di preavviso

Un lavoratore calcola al cellulare i giorni di preavviso per le dimissioni

Il 2023 è stato l’anno della fuga dal lavoro a tempo pieno per gli italiani: quasi due milioni di persone hanno deciso di lasciare il posto fisso, principalmente per trovare un impiego che sia più flessibile e permetta di conciliare la carriera con il tempo della vita familiare. Ma quando si prende la decisione di dare le dimissioni, come si calcolano i giorni di preavviso da comunicare al datore di lavoro?

 

Dimissioni: come si calcolano i giorni di preavviso

Chi sceglie di dare le dimissioni dal posto di lavoro (volontarie o per giusta causa) deve farlo esclusivamente in modalità telematica, sulla piattaforma ClicLavoro messa a punto dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali a cui è possibile accedere tramite SPID o CIE, oppure inviando il modello attraverso i patronati, i sindacati, le commissioni di certificazione e gli enti bilaterali. Una volta fatto l’invio, ci sono sette giorni di tempo per revocare la comunicazione di risoluzione consensuale del contratto.

Prima, però, è necessario rispettare il preavviso, ovvero quel periodo di tempo che intercorre tra la presentazione della domanda di dimissioni (o meglio: quando il datore di lavoro la riceve) e il momento effettivo in cui si conclude il rapporto di lavoro, cioè il giorno successivo all’ultimo lavorato. La tempistica del preavviso non è unica e universale: i giorni variano a seconda del contratto individuale o di quanto definito dalla contrattazione collettiva di settore, ossia lo specifico CCNL di appartenenza.

Nel calcolo dei giorni di preavviso, obbligatorio solo per i titolari di un contratto di lavoro a tempo indeterminato, è fondamentale la distinzione tra giorni lavorativi e giorni di calendario. I giorni lavorativi sono quelli che compongono la settimana in cui si lavora effettivamente: nella maggior parte dei casi, lunedì, martedì, mercoledì, giovedì e venerdì. Sono esclusi i fine settimana (sabato o domenica) e le festività. Viceversa, i giorni di calendario sono quelli quantificati dal contratto, senza precisarne la natura, quindi comprensivi delle domeniche, delle festività e dei riposi infrasettimanali.

 

Come calcolare i giorni di preavviso per le dimissioni: un esempio

Di norma i termini e le modalità per il computo del preavviso (giorni lavorativi o giorni di calendario) sono definiti all’interno dei contratti. Per esempio, il 1° settembre un lavoratore presenta autonomamente online sul sito del Ministero del Lavoro il modulo di dimissioni volontarie. La comunicazione viene ricevuta dal datore di lavoro il 4 settembre. Da questa data cominciano a decorrere i giorni di preavviso: nel caso in cui da contratto siano previsti 15 giorni di calendario, il lavoratore potrà lasciare effettivamente il suo impiego il giorno 18 (conteggiando anche il 4 e le festività) e ritenersi libero dal giorno 19. Non vanno calcolati i giorni di malattia, infortunio, ferie e maternità.

Oltre che dalla tipologia di contratto e dalle indicazioni puntualizzate al suo interno, i giorni di preavviso dipendono anche dal livello di qualifica e di inquadramento e dall’anzianità di servizio. Quando il contratto non fornisce chiare informazioni a riguardo, bisogna attenersi al CCNL del settore di riferimento e a quanto stabilito al suo interno. Ad esempio, il CCNL settore commercio terziario prevede per chi ha oltre dieci anni di servizio compiuti: 90 giorni di calendario per i quadri e i lavoratori inquadrati con il 1° livello; 45 giorni per 2° e 3° livello; 30 giorni per 4° e 5° livello; 15 giorni per 6° e 7° livello; 60 giorni per gli operatori di vendita.

Il discorso è diverso nel caso del CCNL turismo, dove i lavoratori con oltre dieci anni di servizio compiuti hanno tempi più lunghi per la durata del preavviso: 6 mesi per i quadri A e B; 4 mesi per i lavoratori del 1° livello; 2 mesi per 2° e 3° livello; 45 giorni di calendario per 4° e 5° livello; 20 giorni per 6° super, 6° e 7° livello. Il CCNL metalmeccanici varia ancora: per restare all’esempio dei lavoratori con oltre dieci anni di anzianità, gli operai metalmeccanici ed installatori d’impianti dell’artigianato hanno 10 giorni per il preavviso; quelli delle aziende cooperative di categoria professionale hanno da 2 mesi e mezzo a 4 mesi e gli operai 12 giorni; i metalmeccanici di Federmeccanica e di Unionmeccanica hanno da 20 giorni (1° categoria) a 4 mesi (6° e 7° categoria per Federmeccanica, dalla 7° alla 9° per Unionmeccanica). Nel caso del CCNL studi professionali, rimanendo all’esempio di un’anzianità che supera i dieci anni, quadri e 1° livello hanno 135 giorni di calendario, che si abbassano a 120 giorni per il 2° livello, 42 giorni per 3° livello e 3° super, 30 giorni per 4° livello e 4° super e 25 giorni per il 5° livello.

In linea di massima, i giorni di preavviso si allungano all’aumentare degli anni di anzianità e del livello di inquadramento. È una sorta di tutela per permettere al datore di lavoro di avere un periodo minimo di tempo a disposizione per scegliere, assumere e formare un nuovo dipendente che prenderà il posto e le mansioni del dimissionario. In quasi tutti i CCNL, il periodo di preavviso decorre dal 1° o dal 16° giorno di ogni mese. Tornando all’esempio precedente, se il lavoratore dimissionario invia la comunicazione di rescissione del contratto in un momento diverso (per esempio il 4 settembre), il calcolo di decorrenza comincia nella data più prossima, in questo caso il 16 settembre. Con 15 giorni di calendario di preavviso, il dipendente lascia a tutti gli effetti il posto il 2 ottobre, con il 1° ottobre come ultimo giorno lavorato.

È chiaro che lavoratore e datore di lavoro sono liberi di accordarsi diversamente rispetto al termine stabilito dalla contrattazione collettiva di settore e di fissare un numero di giorni di preavviso inferiore o superiore. Resta comunque inalterata la condizione fondamentale: il periodo di preavviso va sempre rispettato e decorre da quando le dimissioni vengono comunicate al datore di lavoro.

Per il lavoratore assunto con un contratto a tempo determinato, non sono previsti né il preavviso né le dimissioni volontarie. Queste ultime, dunque, sono illegittime e presentarle nonostante questo tipo di contratto, già di per sé vincolato ad un determinato periodo di tempo, può far incappare il lavoratore in un risarcimento del danno a favore dell’azienda. Non bisogna mai dimenticare, infine, che in caso di mancato rispetto del periodo di preavviso, sia da parte del lavoratore che del datore di lavoro, la compensazione avviene trattenendo un importo di denaro pari all’indennità sostitutiva nell’ultima busta paga.

AUTORE

Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *