Diritti musicali: quali sono le canzoni che hanno reso di più nel 2025

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Un numero sempre maggiore di artisti vende i diritti delle proprie canzoni a case discografiche, editori, fondi e società di investimento ed è per questo motivo che il settore del trading musicale è in fermento per scoprire quali sono le canzoni che hanno reso di più nel corso del 2025. Stilare una lista del genere non è semplice. A determinare la graduatoria sono soprattutto due fattori chiave: i risultati degli streaming sulle piattaforme (su tutte Spotify, Apple Music, Amazon Music, YouTube Music, Deezer e Tidal) e la diffusione dei brani sui social media grazie ai rimbalzi offerti da post e contenuti virali.

Numerosi analisti ritengono che il 2025 rappresenti un punto di svolta per l’industria musicale, chiamata a rispondere a sfide eccezionali come l’ascesa dell’intelligenza artificiale, il rallentamento della crescita dello streaming e i prezzi dei biglietti per i concerti ormai alle stelle.

In questo contesto di profonda incertezza, sempre più musicisti decidono di trasferire i diritti patrimoniali sulle loro opere perché le royalty (ovvero i compensi in denaro ogni volta che un brano viene riprodotto) generate dai servizi di streaming e download sono una frazione di centesimo per ascolto.

 

In questo articolo:

 

  • Le canzoni che hanno reso di più nel 2025
  • L’irruzione dell’intelligenza artificiale
  • La fuga da Spotify e dalle piattaforme di streaming

 

Le canzoni che hanno reso di più nel 2025

A dominare l’elenco delle cosiddette top-performing songs è Ordinary di Alex Warren, il primo singolo estratto dall’edizione estesa di You’ll Be Alright, Kid, il disco d’esordio del cantante statunitense. L’ormai ex creator digitale, cresciuto tra difficoltà famigliari (a 9 anni ha perso il padre morto per un cancro ai reni) ed economiche che l’hanno costretto a dormire per strada quando la madre alcolizzata l’ha cacciato di casa, è amatissimo dalla Gen Z che ha certificato il suo successo. Dedicata alla moglie Kouvr, Ordinary è stata in vetta alla Billboard Hot 100 per dieci settimane, conta 930 milioni di ascolti su Spotify e 123 milioni di visualizzazioni su YouTube.

Non è da meno Apt della cantante neozelandese-sudcoreana Rosé con il featuring di Bruno Mars. Il successo è stato immediato: la ex Blackpink (tra i gruppi k-pop di maggior successo insieme ai Bts) è diventa la prima cantante coreana a raggiungere la prima posizione nella classifica globale di Spotify, dove il brano vanta quasi 2 miliardi di stream. Numeri simili fa il video su YouTube con quasi 2 miliardi di view. Sfiora invece i 3 miliardi di stream Birds of a Feather di Billie Eilish, singolo estratto dall’album Hit Me Hard and Soft del 2024 e spinto dai trionfi internazionali, dai Music Awards Japan in Giappone al Gaffa Award in Svezia e Danimarca.

In classifica non può mancare il fenomeno Kendrick Lamar: il rapper di Compton è stato per 14 settimane nella Billboard Hot 100 con due pezzi del 2024, Not Like Us e Luther, tornati al primo posto dopo l’esibizione all’Halftime Show del Super Bowl 2025. La diss track contro Drake è la canzone hip-hop più premiata nella storia dei Grammy, mentre il duetto con Sza fa parte dell’album Gnx, pubblicato a sorpresa nel novembre 2024. Entrambe hanno numeri mostruosi: Not Like Us ha quasi 3 miliardi di stream, Luther supera il miliardo. I due video hanno rispettivamente 388 e 137 milioni di visualizzazioni su YouTube. Il video dell’intera esibizione all’Halftime Show, pubblicato dalla Nfl su YouTube, ha 142 milioni di views.

 

L’irruzione dell’intelligenza artificiale

In mezzo ad altri brani finiti con ottimi numeri nella Billboard Hot 100 come Die with a Smile di Lady Gaga e Bruno Mars, 4×4 di Travis Scott, What I Want di Morgan Wallen con Tate McRae e Manchild di Sabrina Carpenter, spicca il caso di Golden delle Huntr/x. La canzone è cantata da un gruppo k-pop che nella realtà non esiste: il trio è virtuale e a crearlo sono stati i produttori del film d’animazione KPop Demon Hunters, distribuito su Netflix a partire dal 20 giugno. Le voci sono quelle delle vere cantanti Ejae, Audrey Nuna e Rei Ami, ma il trio è frutto di un mix di digitale, electropop e intelligenza artificiale.

KPop Demon Hunters è diventata l’animazione originale più vista di sempre su Netflix e la prima posizione globale nelle classifiche di visualizzazione ha spinto la colonna sonora del film, arrivata in vetta alle chart di tutto il mondo. Golden spopola soprattutto tra il pubblico giovanissimo (tra i 3 e i 10 anni), sui social (in particolare TikTok e Instagram) e nei cosplaying. Un pezzo così recordbreaker ha trasformato le Huntr/x in un autentico fenomeno, nonché la prima formazione sud-coreana e la prima band dai tempi delle Destiny’s Child di Bootylicious nel 2001 a entrare nella Billboard Hot 100.

Un’altra band che non esiste eppure è riuscita a raccogliere milioni di ascolti mensili su Spotify sono i Velvet Sundown, gruppo indie pop generato completamente dall’intelligenza artificiale. Nel loro mondo è tutto finto: la musica, le voci, le canzoni, i volti e i look dei componenti, le copertine dei dischi e le interviste alla stampa. La parte sonora è affidata al software Suno e quella testuale e visiva a ChatGpt. Il successo è merito dell’ascolto passivo che passa per le playlist tematiche e i flussi d’ascolto da sottofondo, di abili tecniche di marketing e della mancanza di trasparenza delle piattaforme che non etichettano come tali i brani generati da AI.

 

La fuga da Spotify e dalle piattaforme di streaming

A rivoluzionare l’industria e il trading musicale non è soltanto l’AI. Alla fine del 2025 gli investitori dovranno considerare la scelta di diversi artisti di ritirare la loro musica da Spotify, Amazon Music, Apple Music e gli altri principali servizi di streaming. Decisioni prese in segno di protesta contro gli investimenti delle piattaforme in aziende della difesa e di tecnologia militare e l’inclusione tra gli artisti verificati di fenomeni generati interamente dall’AI come i Velvet Sundown. Tra i vari gruppi spiccano Godspeed You! Black Emperor, Xiu Xiu, King Gizzard & The Lizard Wizard, Deerhoof, Cindy Lee e Hotline Tnt: a parte qualche pubblicazione rimasta per via di vincoli contrattuali, tutti hanno rimosso interi album dalla piattaforma.

“Spotify è probabilmente la cosa peggiore che sia capitata ai musicisti”, ha dichiarato la musicista islandese Björk in un’intervista concessa al quotidiano svedese Dagens Nyheter. Nel caso dei Godspeed You! Black Emperor, l’etichetta della band post-rock canadese, l’indipendente Constellation Records, ha confermato che gli album del gruppo rimarranno esclusivamente su Bandcamp, l’unico servizio che garantisce un controllo totale sulla propria musica e un compenso equo agli artisti, trattenendo una commissione standard del 15% sulle vendite e del 10% per quelle che superano i 5.000 dollari, scendendo al 5% per le vendite che oltrepassano la soglia dei 20.000 dollari.

Immagine di Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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