A quarant’anni dalla fondazione, D&G si prepara a non essere più un duo, almeno sul piano della governance. Stefano Gabbana ha lasciato la presidenza del gruppo, aprendo interrogativi immediati sul destino della sua quota del 40% in una società che, nel frattempo, è impegnata nella rinegoziazione con le banche di un debito pari a circa 450 milioni di euro. Sullo sfondo si muove una trasformazione strategica ambiziosa, che punta a spostare il baricentro del gruppo dalla moda al beauty, al real estate e all’hospitality. Una svolta che ha portato i ricavi vicino ai 2 miliardi di euro, ma che nell’ultimo esercizio si è accompagnata anche a perdite superiori ai 140 milioni.
In questo articolo:
- Dolce & Gabbana, Stefano Gabbana lascia la guida della maison
- D&G, i conti di una maison in trasformazione
- Dolce & Gabbana, il dossier con le banche
Dolce & Gabbana, Stefano Gabbana lascia la guida della maison
La notizia è emersa attraverso un documento aziendale depositato presso la camera di commercio locale, visionato da Reuters, e ripresa per la prima volta da Bloomberg. Stefano Gabbana, 63 anni, ha comunicato alla società la propria intenzione di dimettersi nel dicembre 2025, con effetto formale dal 1° gennaio 2026. Le dimissioni non riguardano una singola posizione, ma coprono la totalità delle cariche istituzionali ricoperte dallo stilista all’interno della struttura societaria del gruppo. La presidenza è passata ad Alfonso Dolce, fratello del co-fondatore Domenico Dolce e già amministratore delegato del gruppo. Il passaggio concentra nelle mani della famiglia Dolce il controllo operativo e istituzionale della maison, segnando una discontinuità rilevante negli equilibri di vertice che avevano caratterizzato la governance del gruppo sin dalla sua nascita.
Domenico Dolce e Stefano Gabbana avevano fondato l’azienda nel 1985 e ne hanno mantenuto congiuntamente la direzione creativa: questa dimensione, ha precisato il gruppo in una nota ufficiale, rimane invariata. Le dimissioni di Gabbana dalle cariche societarie non incidono, spiega una nota della società, sul ruolo creativo che lo stilista continua a esercitare a favore del gruppo. La questione che resta aperta, e che rappresenta una delle incognite più rilevanti per il futuro assetto della società, riguarda la partecipazione azionaria. Secondo Bloomberg, Gabbana starebbe valutando le opzioni per la propria quota di circa il 40%. Una eventuale cessione, anche parziale, ridisegnerebbe in misura significativa la struttura proprietaria della maison, con implicazioni dirette sugli equilibri tra i soci fondatori e, potenzialmente, sull’apertura a nuovi interlocutori industriali o finanziari. In passato, il gruppo non aveva escluso né l’ingresso di un investitore di minoranza né il ricorso a una quotazione in borsa, opzioni che tornerebbero di attualità in uno scenario di riassetto della compagine societaria.
D&G, i conti di una maison in trasformazione
Il contesto finanziario in cui si inserisce il cambio di governance non è neutro. Dolce & Gabbana ha percorso negli ultimi anni una traiettoria di espansione che ha portato i ricavi a sfiorare i 2 miliardi di euro, accompagnata da una trasformazione del modello di business: dalla maison di moda fortemente identitaria a gruppo multi-verticale, con ambizioni nel beauty, nel real estate e nell’hospitality. Una evoluzione coerente con il posizionamento del brand nel segmento del lusso, ma che ha comportato investimenti significativi, anticipati rispetto ai ritorni attesi. Il risultato è uno scollamento tra la crescita del fatturato e l’andamento della redditività che rappresenta uno dei segnali più tipici di una fase di transizione industriale: nell’ultimo esercizio le perdite hanno superato i 140 milioni di euro. A questo si aggiunge l’effetto del mutamento del ciclo del lusso globale che, dopo anni di crescita quasi lineare, si muove oggi con una volatilità che ricorda più i ciclici tradizionali. Un comparto che oggi paga un prezzo ancora più alto alle tensioni geopolitiche. La guerra tra Stati Uniti e Iran, con i traffici sconvolti nello Stretto di Hormuz, ha infatti colpito anche il Golfo, un’area strategica per la domanda di beni di alta gamma e finora tra le più dinamiche per il lusso globale.
Dolce & Gabbana, il dossier con le banche
La rinegoziazione con le banche riguarda un’esposizione complessiva di circa 450 milioni di euro. Secondo Bloomberg, che cita fonti dirette, le banche creditrici starebbero valutando la possibilità di richiedere un’iniezione di nuova liquidità fino a 150 milioni di euro nell’ambito di un processo di rifinanziamento più ampio. L’obiettivo non sarebbe tanto ridurre il livello assoluto del debito, quanto riallineare la struttura dell’indebitamento ai tempi industriali della crescita del gruppo, guadagnando margine operativo e spazio finanziario per completare la transizione strategica avviata negli anni precedenti. Sul fronte degli asset, tra le misure allo studio figurerebbero la cessione di immobili di proprietà del gruppo e il rinnovo di alcune licenze strategiche, entrambe finalizzate alla raccolta di risorse da destinare al riequilibrio della struttura patrimoniale. Si tratta di strumenti già noti nel settore del lusso per affrontare fasi di pressione finanziaria senza intaccare il cuore del business creativo e commerciale. La cessione di real estate consentirebbe di monetizzare asset non strategici, mentre il rinnovo delle licenze potrebbe generare flussi di cassa immediati legati alla valorizzazione del brand in segmenti adiacenti. Il gruppo mantiene una linea prudente e selettiva nella comunicazione pubblica. Sul fronte finanziario, la società ha dichiarato esplicitamente di non avere commenti da rilasciare, precisando unicamente che le negoziazioni con gli istituti di credito sono ancora in corso. Una riservatezza comprensibile nella fase attiva di una trattativa, ma che lascia aperte le questioni più rilevanti: l’esito del rifinanziamento, il destino della quota di Gabbana e la forma che assumerà la struttura proprietaria della maison al termine di questo passaggio.









