Il mercato di Donald Judd è estremamente solido, con le opere record nelle vendite all’asta che arrivano a sei e sette zeri. Non potrebbe essere altrimenti per il grande artista statunitense scomparso nel 1994, autore che ha giocato un ruolo fondamentale nello sviluppo del modernismo. Ad attirare collezionisti e investitori sono soprattutto i suoi progetti architettonici e di interior design.
Figura chiave del minimalismo, Judd iniziò la carriera da critico, poi con la pittura espressionista e come scultore. A partire dagli anni Sessanta, passò agli arredi e al design, esponendo nelle gallerie di New York e degli Stati Uniti, in Europa e in Giappone. Considerato uno dei maestri dell’arte del Novecento, creava mobili “per necessità”, come hanno scritto i figli Rainer e Flavin, oggi alla guida della Judd Foundation.
Donald Judd: quali sono le cinque opere record in asta
Dal legno al metallo, dall’alluminio verniciato al plexiglass, il percorso creativo di Donald Judd è passato per una vasta gamma di materiali, guidato sempre da una visione: la fusione tra funzionalità e forma. L’artista del Missouri, che lasciò New York per creare un villaggio diventato di culto a Marfa nel deserto texano, ha fatto del volume e del colore gli strumenti essenziali della sua pratica.
Nel mercato di uno dei maggiori esponenti della minimal art ci sono significative differenze tra le sculture monumentali (i pezzi più ricercati), il design universale (le creazioni di arredamento come sedie e sgabelli) e le serie grafiche e i multipli. Le valutazioni più alte sono raggiunte dalle strutture realizzate nei primi anni Sessanta, in particolare le pile e i moduli in alluminio anodizzato, opere che superano sistematicamente le stime massime. Ecco quali sono i cinque top lots nelle vendite all’incanto, commissioni incluse.
5. Untitled (DSS 25)
All’inizio degli anni Sessanta, Judd elaborò il concetto di specific objects: un tipo di opera a tre dimensioni che utilizza i materiali industriali ed esiste nello spazio reale come un oggetto concreto, paragonabile ai primi dipinti di Jackson Pollock. Questa scultura del 1962 è la prima realizzata a parete con olio e sabbia di cadmio chiaro, olio bianco e nero, ferro zincato e chiodi su legno. Un lavoro innovativo che cambiò la pratica di Judd e che nella Contemporary Art Evening Auction del giugno 2020 da Sotheby’s a New York, dalla collezione dell’artista e fotografo Lewis V. Winter, ha fatto fermare il martello a 9,83 milioni di dollari.

4. Untitled, 1977 (Bernstein 77-41)
Una delle serie più iconiche e conosciute di Judd sono le pile, meglio note come stack. Questa del 1977 in ferro zincato e plexiglas blu trasparente è composta da dieci parallelepipedi di metallo impilati in verticale e posti su un muro alla stessa distanza l’uno dall’altro. Classico esempio del lavoro dell’artista americano cominciato negli anni Sessanta, questo specific object è stato inserito nella Post-War and Contemporary Art Evening Sale del maggio 2007 da Christie’s a New York, raggiungendo 9,84 milioni di dollari da una stima tra 5 e 7 milioni.

3. Untitled, 1989 (Bernstein 89-24)
Pila in dieci elementi del 1989 fatta in rame e plexiglas rosso, questo stack si estende in verticale per oltre quattro metri e ha le unità suddivise nei consueti intervalli ritmici di Judd. La rivelazione è quella di una vertiginosa risonanza sensoriale, con lo spazio e il colore come elementi preminenti. Nella Post-War & Contemporary Art Evening Sale del novembre 2012 da Christie’s a New York, l’opera è partita da una stima tra 5 e 7 milioni e ha fatto alzare le palette fino a 10,2 milioni di dollari.

2. Untitled (1969)
Una pila composta da dieci elementi in rame e plexiglas fluorescente rosso, presente per anni al centro del soggiorno della casa del collezionista Henry S. McNeil Jr. nel cuore del quartiere di Rittenhouse Square a Philadelphia. Quest’opera verticale del 1969, considerata uno dei pezzi più importanti della serie di Judd, è stata la protagonista assoluta dell’asta Defined Space che nel maggio 2026 ha messo in vendita da Christie’s a New York la più importante collezione di minimal art in mani private. Partita da una stima minima di 10 milioni, ha realizzato il prezzo finale di 12,8 milioni di dollari: nuovo record d’asta per uno stack dell’artista.

1. Untitled (DSS 42)
Nel 1963, Judd perfezionò le sue sculture a parete in olio rosso cadmio chiaro e olio nero su tavola con ferro zincato, alluminio e legno, esposte per la prima volta nella Leo Castelli Gallery a New York. Una delle appena cinque varianti su questo tema che l’artista produsse nel giro di tre anni, precorritrice di molte delle sue serie più iconiche dagli stacks alle progressions, è finita nella Post-War and Contemporary Evening Sale del novembre 2013 da Christie’s a New York, dalla collezione dell’architetto Robert A. M. Stern, il “re di Central Park West”. Da una stima minima di 10 milioni, l’opera è andata aggiudicata per 14,2 milioni di dollari: ad oggi il top price di Judd.

Fuori dalla top cinque, meritano una segnalazione altre quattro vendite di Donald Judd. Untitled del 1969 è passato di mano per 8,5 milioni di dollari nella Contemporary Evening Auction del novembre 2023 da Sotheby’s, proveniente dal patrimonio della collezionista Chara Schreyer. Untitled (Bernstein 93-1) del 1993 è stato battuto a 7,4 milioni di dollari nella Post-War & Contemporary Art Evening Sale del novembre 2014 da Christie’s. Untitled del 1993 ha raggiunto 6,6 milioni di dollari nella Post-War & Contemporary Art Evening Sale del novembre 2019 sempre da Christie’s. Untitled del 1978 ha infine toccato quota 6 milioni di dollari nella Modern & Contemporary Art Evening Sale del maggio 2024 da Phillips, dalla collezione della curatrice Helen Lewis e di suo marito Marvin B. Meyer, avvocato dello spettacolo scomparso nel 2012 all’età di 88 anni.









