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Elon Musk: basta smart working in Tesla, tutti in azienda

Elon Musk: basta smart working in Tesla, tutti in azienda

La festa dello smart working è finita in Tesla, per Elon Musk. L’Amministratore Delegato della casa automobilistica ha ordinato ai dipendenti di tornare in ufficio, pena l’abbandono dell’azienda. Il 50enne di origine sudafricana è stato perentorio nella email inviata al personale e circolata successivamente nei social. “Chi non fa almeno 40 ore a settimana in ufficio deve lasciare il lavoro in Tesla”, recita la nota. E ancora “l’ufficio deve essere un ufficio Tesla non una filiale scollegata ai propri compiti di lavoro”. Per tutti quei casi in cui si è impossibilitati a tornare in azienda, ci sarà una valutazione personale dello stesso Musk, che dovrà decidere se approvare o meno. L’email è stata poi confermata in sostanza dallo stesso Musk su Twitter, non smentendone l’autenticità. 

 

Elon Musk: un rapporto troppo autoritario con il personale?

Il miliardario imprenditore quindi mostra i muscoli nei confronti della forza lavoro e non è la prima volta che lo fa. Persone a lui vicine riferiscono che il suo atteggiamento a volte sconfina nell’autoritarismo, come quando minacciò di licenziare alcuni dipendenti che sostavano davanti alla macchinetta del caffè se la cosa si fosse ripetuta, perché ciò avrebbe compromesso la produttività dell’azienda. 

Un altro episodio riportato dalla carta stampata riguarda quanto successo nella fabbrica Tesla di Shanghai, dove migliaia di lavoratori sono rimasti rinchiusi per mesi, sostenendo turni massacranti di 12 ore per 6 giorni su 7. Oggi, i lavoratori in quello stabilimento si alternano nei turni diurno e notturno, facendo la spola tra la fabbrica e dormitori nei capannoni o in una vecchia caserma.

 

Smart working: cosa fanno le altre grandi aziende

Chi pensava che la pandemia avesse impresso un cambiamento irreversibile nelle abitudini dei lavoratori si dovrà ricredere, almeno considerando quanto sta avvenendo in alcune grandi aziende. La presa di posizione di Musk forse è un po’ troppo plateale, ma non è la sola. Google ha sollecitato i dipendenti a staccare con il lavoro da remoto e tornare in azienda. 

Anche un altro colosso tech, Apple, ha di recente notificato ai dipendenti il rientro negli uffici almeno per 3 giorni alla settimana. Questo ha generato qualche protesta da parte di un gruppo di lavoratori, i quali si sono organizzati chiedendo per iscritto all’azienda di adottare maggiore flessibilità. Tra le principali motivazioni della riluttanza a lasciare lo smart working lo spreco di tempo e di energie causato dallo spostamento, nonché l’interferenza con la creatività e la produttività del personale.

Anche Twitter si è espresso per il ritorno in ufficio, sebbene abbia riferito a marzo che il personale potrà scegliere se continuare o meno a lavorare da casa in base a quanto più si sente produttivo. Se Musk dovesse alla fine acquistare Twitter però le cose probabilmente cambieranno anche lì e per questo si vocifera che i lavoratori dell’azienda nutrono più di qualche preoccupazione riguardo i metodi adottati dall’uomo più ricco del mondo.

C’è da dire infine che in tutte queste aziende il lavoro è per lo più di ufficio e quindi potrebbe essere anche svolto comodamente da casa, mentre per quanto riguarda Tesla le mansioni sono maggiormente da lavoro manuale. Tuttavia, vi sono coloro che in Palo Alto si occupano di software e a cui anche a loro è stato ordinato di tornare alla base.

 

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Redazione

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