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ETF Bitcoin spot: mettono a rischio la stabilità finanziaria?

ETF Bitcoin spot: emergono preoccupazioni per la stabilità finanziaria

Sono passati venti giorni esatti dall’11 gennaio, data dell’approvazione dei primi ETF Bitcoin spot da parte della Securities and Exchange Commission, e si può già tracciare un primo bilancio. Gli 11 fondi che riproducono il prezzo spot della principale criptovaluta hanno circa 21 miliardi di dollari di asset. I flussi sui mercati, dopo il via libera della SEC, sono stati notevoli e caratterizzati da una forte uscita degli  investitori dal più grande trust, il Grayscale Investment, a seguito della conversione da fondo comune a ETF.

Gli effetti sulla valuta digitale hanno deluso le aspettative degli investitori. Le quotazioni di Bitcoin sono balzate a 49.000 dollari nelle ore immediatamente successive all’approvazione da parte dell’Authority americana, ma poi si sono abbassate fino a 38.500 dollari. Sono poi risalite a 42.600 dollari, ma rimangono molte incognite sul possibile andamento nei prossimi mesi.

 

ETF Bitcoin spot: attenzione ai rischi sistemici

Alcuni esperti di mercato cominciano a manifestare perplessità sugli ETF Bitcoin spot, riprendendo le preoccupazioni espresse in precedenza della SEC. Il regolatore a stelle e strisce ha avvertito che Bitcoin rimane un asset molto volatile, suggerendo cautela agli investitori. Questo conferma come l’autorità, che ha opposto resistenza per dieci anni prima dell’approvazione, si sia dovuta piegare di malavoglia alle pressioni esercitate dagli emittenti in ambito giudiziario dopo la causa persa la scorsa estate in tribunale con Grayscale Investments.

Ora diversi operatori finanziari temono che tutto il sistema finanziario possa correre forti rischi con l’adozione degli ETF Bitcoin spot, in particolare durante periodi di stress di mercato. In certi contesti la volatilità del prezzo di Bitcoin potrebbe esacerbarsi e nel contempo si potrebbe verificare una discrepanza tra le quotazioni dell’ETF e quelle del sottostante, sostiene Antonio Sánchez Serrano, economista principale presso l’European Systemic Risk Board, l’organismo di vigilanza sui rischi finanziari dell’Unione europea.

Secondo altri, potrebbe essere intaccato il sistema bancario, come è avvenuto l’anno scorso con il fallimento di Silvergate Bank e Signature Bank a causa dei prelievi innescati dal crash di FTX. “Man mano che gli investitori riversano denaro in questi prodotti, aumenta il rischio di una maggiore interconnessione tra il nucleo del sistema finanziario e l’ecosistema delle criptovalute” ha affermato Dennis Kelleher, amministratore delegato di Better Markets.

C’è da dire che gli emittenti di ETF, stando alle loro dichiarazioni, avrebbero creato delle forme di protezione contro gli scenari più tetri. I prodotti, ad esempio, saranno riscattabili in contanti e non in Bitcoin, il che riduce il numero di intermediari che detengono fisicamente la criptovaluta. “Non vedo un rischio di cataclisma nelle dinamiche di questi prodotti (gli ETF Bitcoin spot ndr)” ha affermato Steve Kurz, responsabile globale della gestione patrimoniale di Galaxy Digital.

Anche Lapo Guadagnuolo, analista senior di S&P Global Ratings, ha cercato di essere rassicurante, sottolineando come il rischio sistemico dovrebbe essere contenuto. Del resto così è avvenuto nel 2022, quando la capitalizzazione del settore crittografico è crollata di due terzi rispetto ai 3.000 miliardi di dollari raggiunti a novembre del 2021. “La connettività tra criptovalute e sistema finanziario rimane ancora molto limitata”, ha detto.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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