ETF: tra varianti e banche centrali, investitori pronti al 2022

ETF: tra varianti e banche centrali, investitori pronti al 2022

ETF: tra varianti e banche centrali, investitori pronti al 2022

La variabile Covid continua ad aleggiare sui mercati finanziari. La variante Omicron nelle ultime settimane ha mostrato una volta più il nervosismo con cui gli investitori si approcciato alle Borse internazionali. La risalita dei contagi ha riproposto a Wall Street un sentiment attendista, non così negativo come in occasione del crollo del marzo 2020 ma comunque capace di far indietreggiare gli indici di Borsa dai massimi dell’anno. Le riunioni di Fed, BCE e BoE dei giorni scorsi hanno archiviato la stagione delle banche centrali del 2021, con il focus ora rivolto a pieno titolo al nuovo anno. Un 2022 che si annuncia all’insegna dei rialzi dei tassi di interesse, con la variabile inflazione osservata speciale e una rotazione settoriale che appare già in atto. Cosa sta succedendo nel mondo degli ETF? Vediamo insieme il quadro che emerge dal Money Monitor di novembre di Lyxor ETF.

 

ETF: da inizio anno afflussi per 151 miliardi di euro, anno record

Le preoccupazioni attorno alla nuova variante sudafricana di Coronavirus non ha inciso troppo sui flussi di investimento negli ETF, i quali hanno raggiunto livelli record. “L’aumento dell’ansia provocato dalla nuova variante ha fatto salire la volatilità dei mercati”, ha sottolineato Vincent Denoiseux, Head of ETF Research and Solutions di Lyxor, evidenziando come “gli afflussi verso gli ETF non ne hanno tuttavia risentito in misura significativa”. Gli ETF europei hanno raccolto 13,6 miliardi di euro a novembre, +151,5 miliardi di da inizio anno. Risultato di gran lunga superiore ai flussi record del 2019.

La parte del leone è stata fatta dagli ETF azionari, con masse in crescita di 9,1 miliardi di euro nel mese di novembre. Quelli obbligazionari hanno intercettato flussi per 4,5 miliardi. Soprattutto è proseguito il trend degli ETF su tematiche ESG. Con 9,1 miliardi di flussi in entrata, in novembre gli investimenti su temi legati all’ambiente e al cambiamento climatico hanno pareggiato la raccolta degli ETF azionari ma soprattutto portato a 76,7 miliardi di euro i flussi in entrata da inizio 2021.

In controtendenza in novembre due tipologie di strumenti: gli ETF Smart Beta, con deflussi pari a 700 milioni di euro a seguito della chiusura delle posizioni Value; gli ETF sulle materie prime, con disinvestimenti per 100 milioni di euro. Da inizio anno entrambe le classi mostrano un saldo positivo, di 12 miliardi la prima e 2,2 miliardi la seconda.

Rispetto a 12 mesi fa, quello che sta per arrivare appare un Natale con maggiori certezze. Se è vero che la pandemia ha provocato diversi scossoni nei mercati finanziari, non va dimenticato che recentemente gli indici azionari hanno raggiunto nuovi massimi assoluti oltreoceano, mentre nel Vecchio Continente rimangono in area di massimi di periodo. A calmierare le tensioni degli operatori dei mercati finanziari sono state le recenti notizie positive riguardanti l’efficacia dei diversi vaccini, attuali anche contro questa nuova variante.

“Con il 2021 ormai al termine, per le azioni mondiali si preannuncia un altro anno di solide performance, in prossimità dei massimi storici”, sostiene Denoiseux, secondo cui “la dispersione dei rendimenti (misurata come la differenza tra le performance migliori e quelli peggiori) è stata elevata quest’anno, con in testa settori quali l’energia e l’informatica”. Per l’esperto tale contesto potrebbe aver rappresentato una valida fonte di generazione di alfa per i gestori attivi.

 

ETF: settore azionario e obbligazionario a confronto

Ma facciamo ora un focus sugli ETF obbligazionari e quelli azionari. L’inizio di una fase di politica monetaria meno accomodante in aree sempre più diffuse del mondo e con le principali banche centrali attente a monitorare l’evoluzione dell’inflazione, gli investitori hanno già iniziato a posizionarsi con i loro portafogli obbligazionari. Tra ETF e i fondi a reddito fisso a novembre sono stati raccolti 27,5 miliardi di Euro: 4,5 per gli ETF, i restanti 23,0 miliardi di euro per i fondi a reddito fisso. Questa marcata differenza di flussi è motivata dalla predilezione degli investitori a una diversificazione globale in un contesto di maggiore volatilità dei tassi di interesse.

Più bilanciati invece i rapporti tra fondi ed ETF azionari. Se gli ETF han raccolto 9,1 miliardi di euro, i fondi azionari aperti hanno messo a segno un +9 miliardi che ha così portato la raccolta netta complessiva a 18,1 miliardi di euro. Da un punto di vista geografico, gli ETF rivolti al mercato azionario europeo e americano han fatto subire deflussi a novembre, con le preoccupazioni crescente legate alla pandemia che han favorito delle prese di beneficio. Sugli scudi invece le raccolte per strumenti ad ampio raggio come il Developed e il Word, migliori sottocategorie del mese di novembre per flussi sia per i fondi azionari aperti che per gli ETF azionari.

 

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