Ex Ilva, il giallo della lettera al Mise e i nuovi salvatori in campo

EX ILVA, IL GIALLO DELLA LETTERA E NUOVI SALVATORI IN CAMPO

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Ex Ilva, oggi al vaglio del Mise il piano B. Smentita la lettera di ArcelorMittal con la proposta di 1 mld

Un passo in avanti e due indietro. Questa la sintesi delle trattative tra il Governo e ArcelorMittal sul caso dell’ex Ilva di Taranto, per scongiurare l’abbandono della società franco-indiana e non lasciare a casa oltre 10 mila lavoratori. Ieri, si è diffusa la notizia che ArcelorMittal avrebbe formalizzato una proposta al governo per lasciare Taranto e la ex Ilva ad aprile 2020 nelle mani dei commissari, a fronte di un indennizzo di circa un miliardo di euro. L’azienda verserebbe così 500 milioni nelle casse dello Stato e rinuncerebbe ai 400 milioni di investimenti fatti. La notizia è stata smentita, poche ore dopo, da una nota del Ministero dello Sviluppo economico retto da Stefano Patuanelli che ha anche puntualizzato che “con l’azienda non si è mai nemmeno parlato di una transazione economica per la sua uscita dallo stabilimento”. Secondo organi di stampa, però, una trattativa in questa direzione ci sarebbe ma il Mise avrebbe messo sul tavolo una proposta di quasi il doppio rispetto ad ArcelorMittal: alla multinazionale sarebbero stati chiesti altri 850 milioni, 350 milioni per le mancate manutenzioni più la penale per la risoluzione anticipata del contratto (500 milioni).

Piano B del Mise

Ciò che è più certo, invece, è il piano B del Mise, già al vaglio a partire da oggi. Innazitutto si passerebbe dal tagli di 4.700 esuberi, voluti da ArcelorMittal, ai mille da riassorbire: questo il massimo che il ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, ritiene accettabile. In cambio ci sarebbe il ripristino dello scudo penale per gli amministratori legato al piano ambientale e l’ingresso dello Stato, attraverso società come Invitalia o direttamente Cassa depositi e prestiti con una quota pari al 18,2 per cento nel capitale di Am InvestCo, a fronte di un investimento da 400 milioni e la sottoscrizione di un aumento di capitale.

I costi a carico dello Stato non sarebbero terminati. Ci sarebbero anche 200-250 milioni di euro per l’installazione dei forni elettrici, e il sostegno ai lavoratori con cassa integrazioni, incentivi all’uscita e un “piano sociale pubblico” che può prevedere anche il riassorbimento di una parte degli esuberi a carico di altre società controllate dal Mef. Invitalia, infine, potrebbe anche procedere a programma di sviluppo da 70 milioni in cinque anni per le bonifiche. L’obiettivo è stringere i tempi, in vista della scadenza del 20 dicembre, quando il tribunale di Milano è chiamato a esprimersi sul ricorso cautelare e d’urgenza presentato dai commissari Ilva contro il recesso dalla gestione del siderurgico chiesto dal gruppo ArcelorMittal, ora sospeso in attesa dell’esito della trattativa.

Chi sono i “salvatori” dell’ex Ilva?

Tra i possibili “salvatori” dell’ex Ilva di Taranto, oltre a Cassa depositi e prestiti e Invitalia, spunta anche il nome di Snam, la società pubblica che si occupa di distribuzione del gas, che potrebbe riassorbire parte degli esuberi. I giornali fanno anche il nome di Arvedi, acciaieria privata con sede a Trieste che potrebbe portare il suo know how sugli altoforni elettrici, e di partner cinesi che sarebbero stati contattati da alcuni importanti esponenti del Movimento 5 Stelle, come il capo politico Luigi Di Maio.

Sindacati, proteste a Roma e Taranto

I sindacati fanno sentire la loro voce e, dalle 23 di questa sera fino alle 7 di mercoledì, le segreterie provinciali di Taranto delle sigle di metalmeccanici hanno annunciato uno sciopero di 32 ore contro il nuovo piano industriale di ArcelorMittal. La manifestazione nazionale a Roma si terrà, invece, domani alle ore 10.

“Domani ci sarà a Roma una grande manifestazione con i lavoratori di tante aziende in crisi e una grande rappresentanza di quelli dell’ex Ilva. Ci saranno centinaia di lavoratori da Taranto e altri stabilimenti di ArcelorMittal che grideranno il loro sdegno per la propria condizione e richiederanno, ancora una volta, che siano tutelati sia l’ambiente che  l’occupazione”, così ha commentato Rocco Palombella, Segretario Generale Uilm, durante il suo intervento a Rainews24. “È una situazione paradossale e drammatica – ha dichiarato il leader Uilm – tra la lettera di recessione da parte ArcelorMittal, poi smentita dal Mise e Mef, con la disponibilità a pagare una penale di circa un miliardo di euro, gli incontri saltati tra commissari e Mise, oltre a  ipotetici investimenti cinesi, progetti di nazionalizzazione e di nuova Iri, di Cantiere Taranto. Ogni giorno ce n’è una nuova senza che il Governo dia una linea unica e agisca di conseguenza. Tutto questo inasprisce un clima pesante e si continua a gettare benzina sul fuoco su una situazione già esplosiva”. “L’accordo del 6 settembre 2018 – ha ribadito Palombella, così come già affermato a Le Fonti TV– è l’unico che tutela il risanamento ambientale, garantisce i livelli occupazionali con zero esuberi e la continuità industriale. Ogni trattativa che si aprirà deve ripartire da questo accordo, firmato un anno fa e che ha avuto il consenso del 93% dei lavoratori”.

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