First Republic Bank: crolla in Borsa, si studia nuovo intervento per salvarla
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First Republic Bank: crolla in Borsa, si studia nuovo intervento per salvarla

First Republic Bank: nuovo crollo in Borsa, si studia nuovo intervento per salvarla

L’ancora di salvezza da 30 miliardi di dollari che 11 banche di Wall Street hanno lanciato per First Republic Bank non è ancora sufficiente. Le azioni dell’istituto di credito statunitense che naviga in cattive acque sono sprofondate nell’ultima seduta alla Borsa americana, bruciando il 47% di capitalizzazione. Il sell-off è stato innescato principalmente dal taglio del rating da parte di S&P Global per la seconda volta nell’arco di una settimana, con l’affermazione che la liquidità arrivata da parte delle grandi banche statunitensi serve per “allentare la pressione nel breve termine, ma potrebbe non risolvere le sostanziali sfide di business, liquidità, finanziamento e redditività che la banca sta probabilmente affrontando”.

Lo stress che sta vivendo l’azienda di credito di San Francisco è arrivato al punto che ora si parla di elaborare un nuovo piano per cercare di arrestare la svendita delle azioni, che questo mese hanno perso quasi il 90% del loro valore. Oggi si terrà a Washington un nuovo incontro organizzato dal Financial Services Forum, che vede la partecipazione dei più importanti gruppi bancari americani. Nell’occasione si discuterà di altre opzioni per salvare First Republic, come quella di convertire in capitale tutti o una parte dei depositi effettuati recentemente dalle banche. Tutto ciò risulta da alcune indiscrezioni filtrate da persone vicine alla situazione dell’istituto di credito al collasso, che riferiscono di un’iniziativa nella direzione suddetta da parte di Jamie Dimon, amministratore delegato di JP Morgan.

 

First Republic Bank: obiettivo è arrestare i deflussi dei depositi

Il Financial Services Forum è composto da otto banche, che la scorsa settimana hanno partecipato all’iniezione di liquidità da 30 miliardi di dollari presso la First Republic Bank. In una nota, l’organizzazione ha riferito che l’incontro di questa settimana è in programma da un anno e ha come obiettivo quello di discutere del “forte e diversificato settore bancario statunitense, dello stato dell’economia e di altre importanti questioni politiche”. Normalmente, gli amministratori delegati delle banche discutono di questioni generali, ma le aspettative stavolta sono per affrontare il tema di First Republic, la cui crisi può coinvolgere un intero sistema finanziario.

La preoccupazione è che continuino i deflussi dei depositi in direzione verso le grandi banche. L’intervento di domenica 12 marzo da parte delle autorità di regolamentazione USA ha contribuito a rallentare il ritmo, ma si teme che, fino a quando gli investitori non recuperano completamente la fiducia, la situazione rimanga in bilico. Secondo fonti vicine a First Republic, la banca da inizio anno ha perso circa 70 miliardi di dollari di depositi da una cifra complessiva di 176,4 miliardi di dollari. L’istituto californiano ha dichiarato alla fine della scorsa settimana di essere bene posizionata per coprire qualsiasi attività di deposito a breve termine, ma il mercato non si fida e la tensione rimane alta. “Non consideriamo questa infusione di depositi – che ha una scadenza iniziale di 120 giorni – come una soluzione a lungo termine ai problemi di finanziamento della banca”, ha scritto S&P. “Riteniamo che attrarre depositi significativi sarà difficile, limitando la posizione commerciale della banca”.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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