Fondi pensione aperti, di categoria, pip: quale scegliere e perché

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I fondi pensione possono essere l’ancora di salvezza di molti lavoratori che vogliono avere una pensione tranquilla. Quando arriva il momento di ritirarsi dalla vita lavorativa attiva, l’assegno pensionistico che si riceve dall’Inps non sempre basta a mantenere lo stesso stile di vita costruito negli anni di lavoro. Il cosiddetto “tasso di sostituzione”, cioè il rapporto tra l’ultimo stipendio e l’assegno previdenziale, tende a ridursi e il rischio è di trovarsi con entrate troppo basse rispetto alle proprie esigenze è reale.

Per colmare questa distanza esiste la previdenza complementare, regolata dal Decreto Legislativo 252 del 2005. Con i fondi pensione e i piani individuali pensionistici (Pip) è possibile accumulare un capitale che al momento del pensionamento verrà trasformato in rendita o in capitale da affiancare alla pensione pubblica. Il vantaggio non è solo previdenziale ma anche fiscale: i contributi versati godono di importanti agevolazioni, che rendono questi strumenti più efficienti rispetto a un normale investimento.

Le possibilità oggi sono tre: i fondi pensione negoziali, i fondi pensione aperti e i Pip. Ognuno ha caratteristiche specifiche, vantaggi e limiti. Capire quale convenga di più dipende dal tipo di lavoro, dalle proprie esigenze e dall’orizzonte temporale.

 

In questo articolo:

 

  • Fondi pensione di categoria (negoziali): perché sono la scelta più vantaggiosa per i dipendenti
  • Fondi pensione aperti: cosa sono e a chi sono accessibili
  • Pro e contro dei Pip
  • Vantaggi fiscali: perché i fondi pensione sono più efficienti 
  • Anticipazioni e riscatti: quando si può utilizzare il capitale prima della pensione
  • Quale fondo pensione scegliere in base alla propria situazione

 

Fondi pensione di categoria (negoziali): perché sono la scelta più vantaggiosa per i dipendenti

I fondi pensione negoziali, o di categoria, nascono da accordi collettivi tra sindacati e associazioni datoriali. Sono riservati ai lavoratori dipendenti di determinati settori: ad esempio, i metalmeccanici hanno il fondo Cometa, i chimici hanno Fonchim, e così via.

Il principale vantaggio è che, oltre al versamento del lavoratore, interviene anche il datore di lavoro, che versa una quota aggiuntiva stabilita dal contratto collettivo. A questo si somma il Tfr maturando, che può essere conferito al fondo. In pratica, chi aderisce non mette da parte solo i propri risparmi: riceve anche soldi “in più” dall’azienda, altrimenti non disponibili.

Tale meccanismo, previsto dall’articolo 8 del D.Lgs. 252/2005, rende i fondi negoziali particolarmente convenienti. A ciò si aggiungono costi di gestione molto bassi, poiché gli enti non perseguono fini di lucro.

Per un dipendente con contratto collettivo, la scelta del fondo di categoria è quasi sempre la più razionale. Significa massimizzare l’accumulo e ridurre le spese, garantendosi nel tempo una pensione integrativa più ricca.

 

Fondi pensione aperti, cosa sono e a chi sono accessibili

I fondi pensione aperti sono istituiti da banche, società di gestione del risparmio e compagnie assicurative. A differenza dei negoziali, sono accessibili a tutti: dipendenti, autonomi, liberi professionisti, persino studenti o persone senza reddito, se i versamenti sono effettuati da un familiare.

La forza di questo strumento è la flessibilità. Si può scegliere tra diversi comparti di investimento – dal garantito all’azionario – e cambiare linea nel corso del tempo. È possibile sospendere i versamenti, riprenderli quando si vuole e trasferire la posizione ad altro fondo senza penalità.

Anche qui la vigilanza è affidata a Covip che obbliga i gestori a pubblicare costi, rendimenti e composizione del portafoglio. Il riferimento normativo resta sempre il D.Lgs. 252/2005, che assicura portabilità e trasparenza.

Per un dipendente, i fondi aperti possono rappresentare un’alternativa solo quando non esiste un fondo negoziale di categoria o quando si desidera un comparto non presente nell’offerta collettiva. Per un autonomo o un professionista, invece, sono spesso la scelta più indicata: permettono di costruire una previdenza complementare con la massima libertà di versamento.

 

Pro e contro dei Pip

I Pip (piani individuali pensionistici) sono offerti dalle compagnie di assicurazione e hanno la forma di polizze vita di ramo I o ramo III con finalità previdenziale.

La particolarità dei Pip è che non offrono soltanto un piano di accumulo per la pensione, ma consentono di aggiungere coperture assicurative. È possibile, ad esempio, includere garanzie sul capitale, tutele per i familiari in caso di premorienza, o prestazioni in caso di invalidità permanente. In questo modo si ottiene un prodotto che unisce risparmio previdenziale e protezione personale.

Il lato meno favorevole riguarda i costi, generalmente più elevati rispetto ai fondi aperti o ai negoziali. Le spese si spiegano con i servizi aggiuntivi e con la solidità patrimoniale delle compagnie assicurative che li gestiscono. Per chi desidera integrare previdenza e protezione, soprattutto se con responsabilità familiari, i Pip restano comunque una soluzione valida, anche se più onerosa.

 

Vantaggi fiscali: perché i fondi pensione sono più efficienti

Uno dei motivi per cui i fondi pensione sono strumenti così efficaci riguarda la fiscalità. I contributi versati sono deducibili dal reddito imponibile fino a 5.300 euro annui (articolo 10 del Tuir). Questo significa che chi versa riduce le proprie tasse e ottiene un risparmio immediato.

I rendimenti generati dal fondo sono tassati con aliquota agevolata del 20%, ridotta al 12,5% per i titoli di Stato. Anche questo rappresenta un vantaggio rispetto ad altri strumenti di investimento che subiscono in genere una tassazione al 26%.

Infine, le prestazioni finali (rendita o capitale) godono di una tassazione ancora più bassa: dal 15%, con riduzione progressiva fino al 9% per chi resta iscritto al fondo per almeno 35 anni (articolo 11 del D.Lgs. 252/2005). Il risultato è che a parità di sforzo di risparmio, un fondo pensione permette di accumulare più capitale netto rispetto a un investimento ordinario.

 

Anticipazioni e riscatti: quando si può utilizzare il capitale prima della pensione

Il fondo pensione è uno strumento pensato per il lungo periodo, ma la normativa prevede casi in cui è possibile attingere al capitale prima del pensionamento.

È consentito chiedere un’anticipazione fino al 75% per spese sanitarie gravi, fino al 75% per l’acquisto o la ristrutturazione della prima casa dopo otto anni di iscrizione, o fino al 30% per esigenze personali, sempre dopo otto anni. In caso di disoccupazione prolungata (oltre 48 mesi) o di invalidità permanente grave, è possibile riscattare fino al 100% della posizione maturata. Ciò dimostra che, pur restando uno strumento vincolato alla pensione, il fondo conserva una certa flessibilità per affrontare situazioni impreviste.

 

Quale fondo pensione scegliere in base alla propria situazione

Arrivati a questo punto, la domanda è inevitabile: quale fondo pensione conviene davvero? Per un lavoratore dipendente con contratto collettivo, la risposta è chiara: il fondo negoziale è la scelta più logica. I contributi dell’azienda e i bassi costi di gestione rendono questa forma imbattibile.

Per un autonomo o un libero professionista, che non può accedere a un fondo di categoria, il fondo aperto rappresenta l’opzione più naturale. Garantisce flessibilità, trasparenza e libertà di scelta dei comparti.

Chi invece desidera integrare previdenza e protezione, magari per tutelare la famiglia, troverà nei Pip una soluzione adeguata, pur accettando costi più alti. In ogni caso, la vera regola d’oro è una sola: iniziare presto. La capitalizzazione composta e i vantaggi fiscali diventano tanto più potenti quanto più lungo è l’orizzonte temporale. E la previdenza complementare, in questo senso, è uno degli investimenti più lungimiranti che un lavoratore possa fare.

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Achiropita Cicala

Giornalista e Seo Copywriter dal 2021. Laureata in Economia Applicata, ha consolidato le conoscenze in materia presso vari studi commerciali, per poi dedicarsi al giornalismo web. Ha lavorato in diverse testate editoriali online (Blastingnews.com, Trend-online.com, Money.it, Ftaonline.com, etc.), occupandosi della redazione di articoli e notizie a carattere economico (finanza personale, mercati, risparmio, pensioni, fisco e tasse, lavoro, previdenza sociale, diritto).

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