Il boom delle azioni del comparto diifesa sta inducendo i fondi pensione europei a rivedere la politica sul divieto di investire nel settore delle armi. Nel Regno Unito le autorità di regolamentazione hanno chiarito che le norme esistenti sugli investimenti sostenibili non vietano gli investimenti nell’industria della difesa. Le norme ESG (enviromental, social e governance) esistenti non impongono restrizioni, semmai esaltano i valori di sostenibilità.
Molti fondi pensione finora hanno scelto di rimanere lontani dalle azioni della difesa per allinearsi ai principi etici di interesse per gli investitori. Ultimamente, però, le cose stanno cambiando. L’Europa sta ricorrendo agli armamenti per proteggersi dalla minaccia rappresentata dalla Russia. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha proposto un gigantesco piano di spesa da 800 miliardi di euro, che dovrà passare al vaglio del Parlamento europeo ed essere ratificato dagli Stati membri dell’Unione. Nel nuovo contesto, investire in armi non è più considerato qualcosa di riprovevole. Di riflesso, i produttori di attrezzature militari stanno sempre più guadagnando terreno nei mercati finanziari, attirando l’attenzione di potenziali investitori come i fondi pensione.
Azioni difesa: chi sono i fondi pensione interessati
In questo momento, sono diversi i fondi pensione nei quali si discute se rimuovere le norme interne che escludono le azioni della difesa dal portafoglio di investimento. Tra questi vi è il Pfa Pension, fondo danese che gestisce circa 120 miliardi di dollari. Rasmus Bessing, responsabile degli investimenti ESG e co-responsabile degli investimenti di Pfa ha riferito che il fondo sta valutando con il Consiglio di amministrazione se rimuovere i limiti sull’investimento nei produttori dei componenti per la difesa nucleare occidentale. “Siamo disposti a discutere progetti che forniranno finanziamenti diretti alla difesa europea, ovviamente tenendo sempre presente che dobbiamo valutare tutti gli investimenti e assicurarci che abbiano un senso finanziario”, ha affermato. Il manager ha sottolineato che il fondo sta cercando di “capire il percorso più efficiente da seguire”, tenuto conto che è “un po’ riluttante a fare investimenti per la difesa in private equity o venture capital”. Bessing ha anche detto che il Pfa sarebbe pronto ad acquistare obbligazioni emesse dal governo della Danimarca per finanziare ulteriori spese per la difesa.
AkademikerPension, che gestisce oltre 20 miliardi di dollari, è un altro fondo danese che sta chiedendo ai membri l’autorizzazione ad aumentare l’esposizione ai produttori di armi, comprese quelle controverse. Attualmente, la politica di esclusione dell’azienda riguarda circa il 90% delle società europee della difesa e tutti i produttori di armi statunitensi. “Oggi il fondo stanzia solo 45 milioni di dollari per il settore”, ha affermato l’amministratore delegato Jens Munch Holst. Tuttavia, “questa è una situazione speciale”, ha sottolineato. Il top manager ha anche detto che, qualora ci fosse l’approvazione dei membri del fondo pensione agli investimenti nelle azioni della difesa, la preferenza andrebbe per l’industria europea rispetto a quella statunitense.
Il più grande fondo pensione europeo, l’olandese Stichting Pensioenfondsmsta già investendo nelle società che commercializzano armi. Al momento, è esposto fino a 2 miliardi di euro in aziende che contribuiscono all’industria della difesa. Il punto è se aumentare o meno gli investimenti. Abp ha affermato di essere disposto a farlo, ma ha anche avvertito che ciò richiede “una politica di investimento coerente da parte dei governi”.









