Il food delivery crescerà ancora? Ecco rischi e opportunità post-Covid

Il food delivery crescerà ancora? Ecco rischi e opportunità post-Covid

Il food delivery crescerà ancora? Ecco rischi e opportunità post-Covid

Tra i settori che hanno tratto giovamento dalle misure di distanziamento sociale messe in campo dai diversi Stati in risposta alla pandemia da Coronavirus vi è il settore del food delivery. L’approccio dei consumatori sarà cambiato in modo decisivo e il comparto è destinato a proseguire il trend di crescita che ne ha caratterizzato gli ultimi anni o no? Ecco il punto di Vontobel sui mercati proposto nella sua newsletter settimanale Idea d’investimento (Clicca QUI per iscriverti).

 

Con l’avvento della pandemia di Covid-19 si è assistito ad una crescita delle persone che si avvalgono di servizi di spedizione di cibo a domicilio. Secondo un report di McKinsey, negli USA il mercato ha visto un raddoppio dopo l’arrivo del virus, ben più elevata della crescita storica dell’8% a cui si era assistito negli anni precedenti. Diversi i motivi che hanno portato a questo sviluppo, in primis quello relativo alle misure di lockdown e di distanziamento sociale.

In secondo luogo, vi è da considerare che le app utilizzate per effettuare gli ordini di cibo sono diventate sempre più user friendly e tecnologiche. Con le principali piattaforme per il delivery non sono ancora riuscite a diventare profittevoli, lo studio mette in luce quali sono le caratteristiche capaci di attirare i consumatori: velocità di consegna, alta qualità del cibo, accuratezza e completezza (anche per le richieste speciali) e varietà di scelta. Stando a quanto messo in luce in un report di Expert Market Research, il mercato del food delivery potrebbe arrivare a valere 465 miliardi di dollari entro il 2026, con un tasso di crescita composto annuo del 14,5%.

In generale, i driver che guideranno lo sviluppo sono diversi: l’aumento del reddito disponibile e della popolazione, l’incremento della disponibilità di internet, le crescenti vendite di smartphone e la maggiore convenienza offerta dalle piattaforme. A livello geografico invece, l’Asia-Pacifico ha la più alta quota di mercato grazie al forte utilizzo da parte dei clienti di Cina e Giappone (dati MordorIntellingence).

Per comprendere il fenomeno si potrebbe guardare ad alcuni dati di uno dei principali player del mercato: UberEats, che a maggio 2021 controllava circa il 25% del suo settore negli USA. In termini di ricavi, la società è passata dagli 1,9 miliardi di dollari del 2019 (pre-pandemia) a 8,3 miliardi di dollari nel 2021. Nel periodo, le prenotazioni lorde sono passate da 14,5 miliardi di dollari a 51,6 miliardi di dollari e gli utenti da 21 a 81 milioni. Da segnalare anche le città in cui è disponibile il servizio sono 6.000, ben oltre le 500 del 2019.

Il comparto non è comunque esente dai rischi. In particolare, le società attive in questo business devono fare i conti con una crescente competitività che rende i modelli di prezzi instabili, con la creazione di una base di utenti fidelizzati, con la logistica degli ordini e con una qualità del cibo non prevedibile. 

 

Azioni Uber: analisi grafica della società di Food Delivery

Le azioni Uber si trovano all’interno di una fase discendente in atto dal 2021 che ha portato i prezzi a correggere gran parte del deciso impulso rialzista iniziato dalla seconda metà di marzo 2020. Dopo la rottura del livello orizzontale a 38,78 dollari, lasciato in eredità dai massimi del 5 giugno 2020, le quotazioni potrebbero riportarsi sul successivo livello di concentrazione di domanda a 28,39 dollari. Se questo intorno dovesse cedere, si potrebbe assistere ad un nuovo impulso dei venditori sui 23,7 dollari, per poi passare ai minimi storici. Al contrario, un’indicazione positiva arriverebbe con un ritorno al di sopra dei 40 dollari: in questo modo verrebbe rotta anche la trendline disegnata con i top del 5 novembre 2021 e 3 gennaio 2022, con un obiettivo identificabile tra i 48 e i 52 dollari.

 

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