Nella classifica 2024 dei miliardari più ricchi del mondo stilata da Forbes, François Pinault e la sua famiglia figurano al 54esimo posto. L’87enne imprenditore francese, nato a Les Champs-Géraux e cresciuto a Rennes, è proprietario con il suo gruppo dello Stade Rennais Football Club, la squadra di calcio della città capoluogo del dipartimento dell’Ille-et-Vilaine e della Bretagna. Proprio nella Top 20 mondiale di Forbes dei proprietari più ricchi nella galassia dello sport, Pinault figura in settima posizione, precedendo Robert e Michael Hartono di Sent Entertainment.
François Pinault, chi è il miliardario di Artémis e Kering
Classe 1936, François Pinault molla la scuola ad appena 16 anni per arruolarsi nell’esercito e combattere la guerra d’Algeria. Tornato dal fronte, comincia a lavorare nell’azienda di famiglia: un’attività nell’industria del legno. Alla morte del padre, il giovane François decide di rifondare l’impresa: con un finanziamento del Crédit lyonnais, la trasforma negli Établissements Pinault. Grazie all’acquisizione di realtà in fallimento e alla capacità di rilanciarle sul mercato, Pinault continua a crescere. Nel 1973 vende l’impresa alla holding britannica Venesta International per 25 milioni di franchi: poco dopo, forte di una plusvalenza milionaria per un brillante investimento in Borsa e della crisi di Venesta, ricompra la sua creatura per 10 milioni.
All’epoca della prima crisi petrolifera, Pinault si rende conto che il settore del legno rischia di entrare in crisi, così rescinde i contratti di importazione da tutti i suoi fornitori stranieri e quando i prezzi del legname crollano, la guerra dei prezzi gli permette di rilevare la maggior parte dei suoi concorrenti ormai in fallimento, tra cui la famosa cartiera di Chapelle-Dalbray, rivenduta nel 1990 alla finlandese UPM-Kymmene Oyj per 1,4 miliardi di franchi. Tra attività commerciali, falegnameria industriale e produttori di serramenti, rivestimenti e coperture, il suo conglomerato conta oltre 60 società. Nel 1988 centra l’obiettivo di quotare la Pinault SA alla Borsa di Parigi.
Nel 1989, dall’acquisizione di CFAO e la successiva fusione con CDME nasce Rexel, distribuzione di forniture elettriche che diventa un perno strategico del gruppo. La distribuzione e la vendita al dettaglio vengono ampliate con Conforama, Printemps e La Redoute, l’editoria con Fnac, Le Point e L’Agefi. A questo punto, nel 1993, l’imprenditore trasforma la sua società in Pinault-Printemps-Redoute (PPR). È il primo passo verso la creazione di Artémis, gruppo che controlla Pinault SA al 54,6% e che è controllato al 75,5% dalla Financière Pinault, di proprietà della famiglia per il 55%. Artémis si specializza nel mondo del lusso comprando il 42% delle azioni del gruppo Gucci per 3 miliardi e acquisendo marchi importanti come Yves Saint Laurent, Bottega Veneta, Boucheron e Alexander McQueen.
Nel 1962 Pinault si sposa con Louise Gautier, dalla quale ha tre figli: François-Henri, Dominique e Laurence. Cinque anni dopo, la coppia divorzia e Pinault si risposa con Maryvonne Campbell, figlia di un antiquario di Rennes. È proprio la seconda moglie a introdurlo nel mondo dell’arte: il magnate ha la proprietà della storica casa d’aste Christie’s ed è un appassionato collezionista d’arte moderna e contemporanea. A partire dal 2003, il milliardaire condivide la gestione della holding di famiglia con il figlio François-Henri, noto alle cronache rosa per la sua relazione con la supermodella Linda Evangelista e il matrimonio con l’attrice Salma Hayek. Nel 2013, per volontà di François-Henri Pinault, PPR cambia nome e diventa il gruppo Kering, un conglomerato con quasi 50.000 dipendenti e un fatturato che sfiora i 20 miliardi di euro.
A quanto ammonta il suo patrimonio
Forbes stima il patrimonio di François Pinault e della sua famiglia in 31,6 miliardi di dollari, in calo nel 2024 rispetto ai 40,1 miliardi del 2023. Oltre all’ecosistema di Artémis e Kering, l’imprenditore transalpino è forte di numerose proprietà: ville e tenute esclusive come Château-Grillet, Château de la Mormaire, Clos-de-Tart e l’Eisele Vineyard nella Napa Valley, il Théâtre Marigny, l’hôtel de Cavoye, Palazzo Grassi e Punta della Dogana a Venezia, dov’è esposta parte della sua collezione personale.
A proposito della sua collezione, è composta da oltre 10.000 opere di 600 artisti diversi (tele, sculture, fotografie e video, dalla pop art all’astrattismo e il minimalismo) per un valore complessivo di 1,2 miliardi di euro. I lavori della Collection Pinault sono esposti regolarmente in tutto il mondo: la prima mostra risale al 2006 a Palazzo Grassi, appena ristrutturato dall’architetto giapponese Tadao Ando e con opere di Andy Warhol, Jeff Koons, Piero Manzoni, Mark Rothko, Damien Hirst e tanti altri.
Da quanto tempo gravita nel calcio
L’ère Pinault si apre nell’ottobre 1998, quando il miliardario compra la società bretone dalla municipalità, proprietaria di maggioranza del club dal 1987. L’acquisizione da parte del gruppo Artémis arriva tra quelle di Christie’s, il magazine Le Point e la casa editrice Tallandier. Fondato nel 1901, il Rennes è una delle squadre più antiche di Francia. L’impulso fornito dalla holding trasforma il club in un importante attore economico e sociale della Bretagna.
Con l’approdo di Pinault, appassionato di calcio e tifoso della sua squadra del cuore prima che dirigente, i Diavoli Rossi attirano il sostegno di oltre 450 imprese locali e nazionali. Oggi, a 26 anni dall’arrivo di Artémis ed in seguito al ritiro di Nicolas Holveck per il cancro che gli è stato diagnosticato nel 2021 e ha portato alla sua scomparsa nel 2024, la presidenza esecutiva è affidata a Olivier Cloarec, dirigente specializzato in marketing, comunicazione e gestione sportiva con un passato tra Strasburgo e Dijon.
Quanto ha investito nel Rennes
Pinault debutta a Rennes nel 1998 acquisendo per 4,5 milioni di franchi il 66,6% del capitale della nuova società creata per controllare il club; l’altro 33,34% rimane alla municipalità, che resta proprietaria dello stadio, dove Artémis investe subito 200 milioni di franchi per l’ammodernamento degli spalti. La spettacolare modernizzazione delle infrastrutture è il punto di forza della gestione Pinault: la società procede con la completa ristrutturazione dello Stade de la Route de Lorient (lavori per 37,3 milioni di euro: il ribattezzato Roazhon Park apre nel 2015 con una capienza di 29.194 posti) e la creazione del centro di allenamento Piverdière.
Sul mercato i Pinault non sono da meno. Stando ai dati Transfermarkt, gli acquisti record della famiglia sono quelli dell’ala franco-algerina Amine Gouiri (28 milioni di euro al Nizza), dell’esterno belga-ghanese Jérémy Doku (comprato per 26 milioni dall’Anderlecht e venduto al Manchester City per 60 milioni: la migliore plusvalenza insieme a quella del difensore marocchino Nayef Aguerd, preso dal Dijon per 4 milioni e venduto al West Ham per 35) e dell’attaccante brasiliano Lucas, preso dall’Athletico Paranaense per 21,3 milioni.
I risultati sportivi nel corso della sua presidenza
Dal 1998 ad oggi, il Rennes – una squadra che nella sua storia non ha mai vinto la Ligue 1 ma soltanto tre Coppe di Francia e una Supercoppa – vive una fase di rinascita grazie alle iniezioni di liquidità di Artémis che permettono il restyling dello stadio, la costruzione del centro sportivo, il potenziamento del vivaio e massicci investimenti nel calciomercato. I migliori risultati della presidenza Pinault sono la terza Coppa di Francia vinta nel 2019 in finale ai rigori contro il Paris Saint-Germain (un successo che mancava dal 1971) e il terzo posto in campionato nella stagione 2019-2020 con Julien Stéphan in panchina.
I Diavoli Rossi cominciano ad essere competitivi pure in Europa: nel 2018-2019 arrivano agli ottavi di finale di Europa League (eliminati dall’Arsenal che sarà finalista del torneo) e nel 2020-2021 nella fase a gironi della Champions, dove escono nel gruppo con Chelsea, Siviglia e Krasnodar. La presenza calma e pragmatica dell’allenatore Julien Stéphan garantisce la continuità del progetto: il tecnico, dal 2018 alla guida dei rouges et noirs con una pausa di un anno e mezzo a Strasburgo, punta sulla rapidità delle transizioni e sulla ricerca della verticalità per costruire una squadra che a piccoli passi ambisce a diventare un progetto completo in un campionato complesso come la Ligue 1.









