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FTX: ecco cosa è successo al colosso crittografico caduto in rovina

FTX: ecco cosa è successo al colosso crittografico caduto in rovina

Il fallimento di FTX ha scavato un solco profondo nel mercato delle criptovalute. I dubbi degli investitori sul settore erano già cresciuti dopo l’implosione della stablecoin TerraUSD e del token a essa collegato LUNA, a cui sono seguiti i fallimenti del prestatore di valute digitali Celsius, dell’exchange Digital Voyager e dell’hedge fund Three Arrows Capital. La ferita inferta da FTX  è più profonda, perché l’azienda crittografica era ormai considerata come il salvatore del mondo delle criptovalute.

Il suo capo, il trentenne miliardario Sam Bankman-Fried, era diventato il cavaliere bianco a cui tutti avrebbero fatto riferimento per risollevare la baracca. Ne sa qualcosa il prestatore BlockFi, affondato sotto i crolli delle cripto e riportato a galla da un finanziamento provvidenziale di 250 milioni di dollari da parte di FTX. Anche Digital Voyager ha ricevuto 460 milioni di dollari dall’azienda capitanata da Bankman-Fried per evitare il ricorso al Chapter 11 della legge fallimentare statunitense. Nessuno avrebbe mai immaginato che proprio FTX si sarebbe trovato in condizioni ancora peggiori.

 

FTX: le ragioni di una catastrofe

Il dramma è iniziato domenica 6 novembre, allorché l’amministratore delegato di Binance, Changpeng Zhao, ha scritto un tweet nel quale avanzava sospetti sulla situazione finanziaria di Alameda Research, società di trading affiliata a FTX. Sul mercato delle criptovalute si è scatenato il panico, con gli investitori che dal 6 al 9 novembre hanno ritirato dall’exchange circa 430 milioni di dollari in Bitcoin. Alameda Research faceva operazioni speculative utilizzando  il denaro depositato dai clienti presso FTX senza che i clienti stessi ne fossero a conoscenza.

Per di più, le attività di Alameda si basavano sul token FTT, emesso proprio da FTX, che ha quasi interamente annullato il suo valore. Secondo i dati forniti da CoinDesk, il bilancio della società di trading era pieno di token FTT. Al 30 giugno 2022 risultava che Alameda detenesse 3,66 miliardi di dollari di FTT sbloccati, oltre a 2,16 miliardi di dollari come garanzia. In più vi erano partecipazioni in Solana per 1,2 miliardi di dollari. Il rapporto di CoinDesk ha spinto Binance ad annunciare che avrebbe venduto la partecipazione di 2,1 miliardi di dollari in FTT, scatenando un’ondata di vendite.

 

FTX: il tentativo di salvataggio di Binance e la ritirata

La situazione di FTX si è rivelata più grave di quanto si potesse pensare. L’exchange con sede alla Bahamas ha denunciato un buco finanziario da 8 miliardi di dollari, ma gli ultimi aggiornamenti parlano almeno di 10 miliardi. Il crollo del colosso crittografico rischia di generare un terremoto di proporzioni immani nel settore delle criptovalute. Per evitarlo si era fatta avanti Binance. L’8 novembre il numero uno di Binance Zhao e Bankman-Fried hanno raggiunto un accordo non vincolante per l’acquisizione di FTX da parte di Binance, ma una volta visti i conti della società che intendeva comprare Zaho si è ritirato. La due diligence è durata un giorno, il tempo di fare dietrofront di fronte alle tante attività sospette. Inoltre le Autorità regolamentari stavano addosso all’exchange. Non esssendo in grado di fare fronte ai prelievi FTX li ha bloccati e ora i clienti temono di non vedere più indietro i propri soldi.

 

FTX: la presentazione dell’istanza di fallimento

L’11 novembre FTX non ha avuto altra scelta che presentare istanza di fallimento presso il Tribunale del Delaware, con le dimissioni di Sam Bankman-Fried dalla guida dell’azienda, sostituito dall’esperto di bancarotte John Ray. Nel contempo, le Autorità delle Bahamas hanno congelato i beni dell’azienda ed è emerso che i creditori di FTX potrebbero essere oltre 1 milione. Altre società crittografiche come Genesis e Gemini che sono esposte verso FTX vengono contagiate bloccando i prelievi, mentre l’ipotesi di effetto domino che abbraccia tutto il settore si fa sempre più concreta.

Il 20 novembre è stato depositato presso il Tribunale del Delaware un documento dove si rileva che i primi 50 creditori di FTX hanno un credito complessivo di oltre 3 miliardi di dollari. Non si sono fatti i nomi di tali soggetti, ma tra questi figurano hedge fund e grandi società di investimento. Si sa in generale che tra coloro che hanno investito nell’azienda crittografica vi sono BlackRock, Sequoia Capital, Tiger Global e il fondo pensionistico Ontario Teachers’ Pension Plan. Il nuovo amministratore John Ray ha dichiarato: “Nella mia carriera non ho mai visto un fallimento così completo della supervisione aziendale e una mancanza così evidente di informazioni finanziarie affidabili come quella che si è verificata”.

 

Avviata una class action contro la bancarotta

Alcuni personaggi importanti del mondo dello sport e dello spettacolo si sono uniti in Florida in una class action contro la bancarotta di FTX. Tra i nomi emergono Stephen Curry, Shaquille O’Neil, Naomi Osaka e Tom Brady. Secondo l’accusa, la società avrebbe utilizzato uno schema fraudolento per raccogliere fondi, sfruttando alcuni dei personaggi più illustri dello sport e dell’intrattenimento.

 

C’è speranza di avere i soldi indietro?

Nelle chat degli investitori che hanno perso soldi con FTX è circolata la notizia che un fondo di garanzia potrebbe coprire le perdite. Il fondo esiste ed è stato creato a Cipro, dove alcuni mesi fa era stata registrata la società FTX Europe. Secondo la direttiva europea 97/9, le società d’investimento cipriote che hanno creato il fondo potrebbero coprire fino a 20 mila euro per ogni creditore.

Vi sono però due ordini di problemi. Il primo è che FTX Europe è di diritto europeo; quindi, bisogna distinguere quali sono gli investitori che hanno un rapporto diretto con tale azienda e quali invece con la società di diritto USA. Il secondo è che il fondo copre solo depositi liquidi e prodotti finanziari. Non sembra quindi che le criptovalute e gli NFT entrerebbero tra le attività coperte, dal momento che non sono considerati strumenti finanziari.

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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