Furto al Louvre e la lezione per i risparmiatori italiani

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Non è un periodo semplice per la Francia. Dopo la condanna dell’ex presidente Nicolas Sarkozy a cinque anni di reclusione per associazione a delinquere e le difficoltà nella formazione di un goveno stabile, è arrivato un altro duro colpo: il furto al museo del Louvre. Quattro criminali si sono introdotti dalla finestra utilizzando un montacarichi e hanno rubato otto gioielli in soli 7 minuti, per un valore stimato di circa 88 milioni di euro. Una cifra che, ovviamente, non tiene conto del valore storico inestimabile per la Francia. Tuttavia, per quanto drammatico per il popolo francese, l’episodio può offrire una lezione molto interessante per i risparmiatori italiani.

 

In questo articolo:

 

  • Furto al Louvre, perché i gioielli non erano assicurati?
  • Anche i risparmiatori italiani si “autoassicurano”

 

Furto al Louvre, perché i gioielli non erano assicurati?

Il procuratore di Parigi, Laure Beccuau, ha confermato che i gioielli non erano coperti da assicurazione privata. Il Ministero della Cultura francese ha infatti spiegato che la legge vieta ai musei statali, come il Louvre, di assicurare le proprie opere, salvo nel caso in cui vengano prestate o trasferite. In sostanza, lo Stato è al tempo stesso proprietario e assicuratore delle proprie collezioni. Questo significa che nessuna compagnia risarcirà la perdita, ma sarà lo Stato francese a farsene carico direttamente. Una scelta dettata non solo da ragioni legislative, ma anche economiche. Secondo il Ministero, infatti, assicurare ogni opera sarebbe una spesa “enormemente elevata”, senza peraltro ridurne la vulnerabilità.

 

Anche i risparmiatori italiani si “autoassicurano”

La scelta francese di “autoassicurarsi” come Stato trova un curioso parallelismo con quanto accade in Italia, dove però sono i cittadini a farlo. Secondo il sesto Rapporto Assogestioni-Censis sul risparmio in Italia, presentato all’edizione 2025 del Salone del Risparmio, solo il 24,3% dei risparmiatori italiani investe in polizze assicurative (esclusa la RC auto), contro una media europea decisamente più alta. L’Italia, infatti, si colloca in fondo alla classifica delle economie avanzate, con premi assicurativi non auto pari all’1% del Pil, meno della metà della media Ue, che si attesta al 2,4%.

“La sottoassicurazione raggiunge livelli abnormi”, ha dichiarato il presidente dell’Ania (Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici), Giovanni Liverani. “Basti pensare alle catastrofi naturali: solo il 5% delle imprese e il 6% delle famiglie risultano coperte”. Una tendenza che nasce da scarsa conoscenza e fiducia verso il sistema assicurativo, spesso percepito come complesso e poco trasparente. Così, molti italiani finiscono per “autoassicurarsi”, accumulando risparmi di breve periodo per far fronte agli imprevisti. Un approccio che, oltre a essere inefficace, immobilizza liquidità che potrebbe invece alimentare investimenti di medio-lungo termine, più produttivi per l’economia reale.

In Francia è lo Stato ad autoassicurarsi per legge, in Italia i cittadini lo fanno per abitudine o per scarsa educazione finanziaria. In entrambi i casi, la vulnerabilità emerge sempre, ma solo quando è ormai troppo tardi.

Immagine di Hillary Di Lernia

Hillary Di Lernia

Classe 1994 e laureata in scienze della comunicazione, si è specializzata in sociologia conseguendo successivamente un master in criminologia. Giornalista pubblicista, ha collaborato con diverse testate finanziarie tra cui Bluerating e Milano Finanza, occupandosi di risparmio gestito e approfondimenti sui mercati finanziari. Oggi svolge anche la professione di criminologa e giornalista d’inchiesta, con particolare attenzione alle dinamiche sociali, economiche e criminali.

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