Generali muove le sue pedine nel settore dell’asset management per cercare di rilanciare i margini sotto pressione. Il comitato degli investimenti ha dato il benestare a una fusione con Natixis Investment Managers, di proprietà della banca francese BPCE, con l’obiettivo di creare un grande fund manager europeo in grado di sfruttare le economie di scala e generare redditività per gli investitori. Oggi è in discussione la ratifica dell’accordo da parte del Consiglio di amministrazione del Leone di Trieste.
L’intesa prevede la formazione di una newco partecipata in quote paritarie da Generali Investment Holding e Natixis. Nella piattaforma verranno fatti confluire 650 miliardi di euro di asset di Generali Investments Holding e oltre 1.200 miliardi di euro di masse gestite di Natixis Investment Managers. L’entità risultante dalla combinazione sarà un gigante da quasi 2.000 miliardi di euro, secondo solo ad Amundi in termini di dimensioni nel settore dell’asset management europeo. La guida verrà affidata a Woody Bradford, amministratore delegato di Gih.
L’intesa metterà sotto lo stesso tetto 16 società di gestione di Natixis e 14 di Generali, con una logica di economie di scala che facciano risparmiare sui costi attraverso sinergie, migliorino i rendimenti e le opportunità di investimenti per i clienti, e attraggano denaro da altri investitori.
Il voto contrario di Caltagirone
Nel Comitato degli investimenti di Generali, tenutosi in mattinata, ha votato contro l’accordo Stefano Marsaglia, rappresentante dell’azionista Francesco Gaetano Caltagirone. L’imprenditore romano è stato da sempre contrario alla fusione, esattamente come l’altro socio influente di Generali, Delfin della famiglia del Vecchio. Caltagirone è titolare del 6,9% delle azioni, mentre Delfin ha un pacchetto del 9,9%. Il motivo del diniego a un’alleanza con Natixis è legato al timore dell’influenza francese nella gestione del gruppo.
Una preoccupazione, questa, espressa anche dal governo Meloni, che potrebbe far valere la normativa sul golden power qualora ravvisasse pericoli nella transazione. Uno degli obiettivi fondamentali di Palazzo Chigi è di mantenere i gestori del risparmio italiano in mani nazionali, proteggendo gli asset considerati di importanza strategica. Non più tardi di un mese fa, Giorgia Meloni ha dichiarato che il Paese ha bisogno di fare attenzione ai centri decisionali del risparmio. Più precisamente, il governo deve vigilare affinché i risparmi nazionali siano investiti in Italia e quindi è importante che chi prende le decisioni sia all’interno dei confini italiani.
Ad ogni modo, il consigliere Marsaglia ha considerato che il tempo a disposizione per valutare un dossier così importante non fosse sufficiente e per questo ha espresso il voto contrario. Gli altri componenti del Comitato (formato da 6 membri) erano: la presidente Mei-Pochtler; l’ex amministratore delegato della Borsa di Londra, Clara Furse; la manager Alessia Falsarone; il presidente di De Agostini, Lorenzo Pellicioli; il dirigente di Mediobanca, Clemente Rebecchini. Alla riunione era presente anche l’amministratore deleegato di Generali, Philippe Donnet.
Generali: acquisita la maggioranza di MGG
Nel frattempo Generali ha chiuso l’accordo definitivo per la quota di maggioranza della società di gestione statunitense MGG Investment Group, attraverso una controllata che ne rileverà il 77%. L’esborso complessivo sarà di 320 milioni di dollari, ma l’impegno monetario potrebbe salire al raggiungimento di alcuni obiettivi di performance. MGG è una società di investimento che si rivolge soprattutto alle aziende di media dimensione negli Stati Uniti. Da quando è stato creato nel 2014, il gruppo ha investito più di 10 miliardi di dollari e realizzato oltre 175 operazioni. L’ultimazione dell’operazione è prevista entro l’anno in corso e gli attuali azionisti manterranno una quota di minoranza nel capitale.









