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Ubs, 2025 da record per la ricchezza globale (e la disuguaglianza)

Comunicazione Pubblicitaria

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Il 2025 si chiude come l’anno della ricchezza record per il pianeta: per la terza volta consecutiva, il patrimonio personale globale è aumentato, segnando il ritmo più sostenuto degli ultimi anni. Secondo il Global Wealth Report 2026 di Ubs, basato sull’analisi di 56 mercati che rappresentano oltre il 92% della ricchezza mondiale, la ricchezza pro capite è cresciuta più rapidamente dell’attività economica globale, sospinta sia dagli asset finanziari che da quelli non finanziari.

Dietro i numeri aggregati emerge una realtà più articolata: alla crescita della ricchezza media si è accompagnato un calo di quella mediana nella maggior parte dei mercati, segno di una distribuzione sempre più diseguale dei benefici. Una dinamica che, secondo Paul Donovan, chief economist di Ubs Global Wealth Management, va letta alla luce di un fattore psicologico più che statistico: le persone, spiega, “tendono a pensare alla propria ricchezza in termini relativi rispetto a quella degli altri, più che in termini assoluti.”

 

In questo articolo:

 

  • Ubs, l’anno d’oro dell’Europa
  • Risparmi alla riscossa: come le famiglie hanno disinnescato la crisi
  • L’effetto dell’AI sui mercati azionari secondo Ubs
  • La piramide dell ricchezza cambia forma
  • Ubs: “Essere milionari non significa sempre sentirsi ricchi”

 

Ubs, l’anno d’oro dell’Europa

Il dato di sintesi parla di una ricchezza personale mondiale salita del 10,8% in dollari, più del doppio rispetto al 2024 e al 2023. A spingere la crescita hanno contribuito sia i mercati finanziari, sia un aumento significativo della ricchezza non finanziaria, segno di un miglioramento diffuso degli standard di vita. La crescita è risultata però fortemente diseguale tra le aree geografiche: Europa e Medio Oriente hanno guidato la classifica con un’espansione di quasi il 18%, sostenuta in particolare dall’Europa occidentale (+17%) e da quella orientale, che ha sfiorato il 28%. Le Americhe si sono fermate all’8,5%, mentre l’Asia-Pacifico ha chiuso l’anno con un incremento di appena il 5,9%, il più contenuto tra le macroregioni monitorate.

Buona parte di questi scarti è riconducibile all’andamento valutario: il deprezzamento del dollaro Usa nel 2025, con l’euro salito di quasi il 9% nei suoi confronti, ha amplificato artificialmente la performance europea espressa in dollari. James Mazeau, autore del rapporto, invita comunque alla cautela nel leggere i dati anno su anno: gli analisti di Ubs, spiega nella call con la stampa, si affidano a sondaggi e a numerose variabili indirette (proxy) per stimare una grandezza, la ricchezza, molto più difficile da misurare rispetto ai flussi come il pil o il reddito, motivo per cui i numeri “non possono essere confrontati esattamente con quelli delle edizioni precedenti” e vanno presi “con le pinze”.

 

Risparmi alla riscossa: come le famiglie hanno disinnescato la crisi

Donovan sottolinea come la ricchezza accumulata abbia avuto un ruolo diretto nel sostenere i consumi durante l’anno, in particolare dopo il rialzo del prezzo del petrolio legato al conflitto in Medio Oriente: le famiglie, rassicurate dalla solidità dei propri bilanci, hanno attinto ai risparmi invece di tagliare la spesa, contribuendo a evitare il rallentamento temuto da diversi osservatori a inizio 2026. Sul fronte opposto del bilancio, dopo una fase di deleveraging nel 2024 l’indebitamento delle famiglie è tornato a crescere nel 2025, registrando il ritmo più sostenuto dal 2017.

Il rapporto descrive questo fenomeno come una normalizzazione, più che un’anomalia: tanto la ricchezza finanziaria quanto quella non finanziaria sono aumentate rispetto all’anno precedente, e il debito ha seguito la stessa direzione. Le differenze tra i mercati restano marcate: il debito pesa per oltre un quarto della ricchezza lorda in Norvegia e per il 23,4% in Brasile, mentre in Messico si ferma al 5,2% e in Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti si attesta intorno al 6%. Negli Stati Uniti, in Germania e in Cina continentale il debito rappresenta circa il 10-11% della ricchezza lorda personale.

 

L’effetto dell’AI sui mercati azionari secondo Ubs

Il rally azionario legato all’intelligenza artificiale ha avuto un peso diretto sulla crescita patrimoniale nei mercati con maggiore partecipazione retail in borsa. Mazeau cita esplicitamente Corea del Sud, Cina e Stati Uniti come i casi in cui la concentrazione dei guadagni nelle grandi società tecnologiche ha sollevato le valutazioni azionarie, beneficiando in modo sproporzionato le famiglie già più esposte ai mercati finanziari rispetto a quelle con un patrimonio concentrato nel mattone.

È proprio questa dinamica, secondo l’autore del rapporto, a spiegare in parte perché la ricchezza media sia cresciuta più velocemente di quella mediana in molti dei mercati analizzati. “Le famiglie con un patrimonio più alto tendono a partecipare maggiormente ai mercati azionari, e di conseguenza registrano una crescita leggermente più sostenuta rispetto ai loro pari nelle fasce di ricchezza più basse”. Sull’orizzonte 2026, Mazeau si dice cauto rispetto alla possibilità di un’inversione di rotta, un eventuale raffreddamento dell’entusiasmo per i titoli legati all’AI, unito a un dollaro più forte, potrebbe tradursi in una crescita patrimoniale globale meno brillante rispetto a quella registrata nel 2025.

 

La piramide della ricchezza cambia forma

Nel 2025 il numero di milionari è cresciuto in tutti i 56 mercati analizzati, un fenomeno mai registrato prima nella serie storica del rapporto. A livello globale sono stati creati quasi un milione di nuovi milionari, pari a oltre 2.680 al giorno; gli Stati Uniti da soli ne hanno generati più di 440.000, circa la metà del totale mondiale, con un ritmo di oltre 1.200 nuovi milionari al giorno e una quota che supera il 40% dei circa 57,5 milioni di milionari censiti nel campione. La crescita percentuale più alta si è registrata nell’Europa orientale, guidata dalla Lituania con un +8% annuo, seguita da Turchia, Lettonia e Ungheria, tutte sopra il 5%.

La piramide della ricchezza globale sta intanto mutando forma: la fascia più bassa, quella sotto i 10.000 dollari di patrimonio netto, si sta restringendo, mentre crescono le fasce intermedie, al punto che, secondo le proiezioni del rapporto, le due bande più basse potrebbero invertire l’ordine entro la fine del decennio. A fine 2025 l’1,5% degli adulti del campione possiede oltre un milione di dollari, e i segmenti compresi tra 5 e 100 milioni di dollari contano circa sette milioni di persone nel mondo, oltre quattro milioni delle quali negli Stati Uniti.

Tra i mercati analizzati dal rapporto, la Svizzera emerge come un caso esemplare della distanza tra ricchezza media e ricchezza mediana. Secondo il report, ogni adulto residente nella Confederazione possiede in media un patrimonio pari a 910.382 dollari, il valore più alto al mondo, davanti a Stati Uniti (696.277 dollari) e Lussemburgo (654.732 dollari). Nel paese, quasi 944.000 adulti rientrano nella categoria dei milionari, pari al 13,1% della popolazione adulta: un gruppo che da solo concentra circa il 69% dell’intero patrimonio privato nazionale. Il quadro cambia se si guarda al patrimonio mediano, che colloca la Svizzera soltanto all’ottavo posto, con 145.555 dollari per persona; in questa classifica guida il Lussemburgo, con 394.005 dollari, seguito da Belgio (277.166 dollari) e Australia (210.783 dollari). A differenza della media, facilmente influenzata dai patrimoni più elevati, il valore mediano indica il punto centrale della distribuzione, ovvero la soglia al di sopra e al di sotto della quale si colloca rispettivamente il 50% della popolazione. Anche nel lungo periodo la fotografia resta contrastante: tra il 2000 e il 2025 il patrimonio medio reale per adulto in Svizzera è cresciuto di poco più dell’11%, mentre nello stesso arco temporale quello mediano è sceso di quasi il 15%.

 

Ubs: “Essere milionari non significa sempre sentirsi ricchi”

Tra il patrimonio sulla carta e la percezione soggettiva di benessere corre una distanza non scontata. Come osserva Donovan, essere milionari “non significa necessariamente sentirsi ricchi”, soprattutto quando gran parte del patrimonio è vincolata a un fondo pensione o a un immobile, e poca liquidità è effettivamente disponibile per la spesa corrente: chi vive in una grande città come New York, Londra o Zurigo può non percepirsi affatto benestante pur superando la soglia del milione di dollari.

Questa percezione soggettiva, ricorda Donovan, è destinata ad assumere un peso politico crescente: la maggiore visibilità della ricchezza sui social media sta rendendo le disuguaglianze più evidenti agli occhi dell’opinione pubblica anche quando, in termini assoluti, non stanno necessariamente aumentando. In questo contesto, secondo l’economista, i governi guarderanno con interesse crescente agli strumenti per mobilitare la ricchezza privata e contenere il costo del debito pubblico, privilegiando probabilmente la leva delle imposte sui capital gain rispetto a patrimoniali o tasse di successione, ritenute più difficili da amministrare e politicamente più divisive.

Immagine di Hillary Di Lernia

Hillary Di Lernia

Classe 1994 e laureata in scienze della comunicazione, si è specializzata in sociologia conseguendo successivamente un master in criminologia. Giornalista pubblicista, ha collaborato con diverse testate finanziarie tra cui Bluerating e Milano Finanza, occupandosi di risparmio gestito e approfondimenti sui mercati finanziari. Oggi svolge anche la professione di criminologa e giornalista d’inchiesta, con particolare attenzione alle dinamiche sociali, economiche e criminali.

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