Prima SpaceX, poi OpenAI: intelligenza artificiale e spazio conquistano Wall Street

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Lo spazio e l’intelligenza artificiale si preparano a diventare le asset class più contese della storia recente dei mercati finanziari. SpaceX ha depositato il modulo S-1 presso la Securities and Exchange Commission per quella che si preannuncia come la più grande ipo della storia, con una capitalizzazione attesa di 1.500 miliardi di dollari e un multiplo di 77 volte i ricavi.

OpenAI si appresta a fare lo stesso nelle prossime settimane, portando a Wall Street una rivalità con Elon Musk che dalle aule dei tribunali di Oakland si sposta ora sui mercati finanziari. Intanto Anthropic avanza verso il primo utile operativo trimestrale della sua storia e stringe con SpaceX, tramite un contratto da 1,25 miliardi di dollari mensili per il calcolo AI,  un legame che, alla vigilia di una possibile ipo, si rivela quanto mai insidioso per la società guidata da Sam Altman.

 

In questo articolo:

 

  • SpaceX, un’ipo da 1.500 miliardi e conti ancora in rosso
  • OpenAI e Musk: la rivalità arriva a Wall Street
  • Anthropic, la rivale silenziosa che ora fa paura a OpenAI

 

SpaceX, un’ipo da 1.500 miliardi e conti ancora in rosso

SpaceX ha scelto il Nasdaq come sede di negoziazione, con il ticker SPCX, e punta a una capitalizzazione di mercato attesa di 1.500 miliardi di dollari, un multiplo di 77 volte i ricavi degli ultimi dodici mesi. Il numero esatto di azioni, la fascia di prezzo e la dimensione totale dell’offerta non sono ancora stati definiti.

L’offerta è coordinata da Goldman Sachs, Morgan Stanley, Bank of America, Citigroup e JP Morgan, tra gli altri. La struttura azionaria è a doppia classe: le azioni di Classe A attribuiscono un voto ciascuna, quelle di Classe B dieci. Elon Musk manterrà il controllo dominante dopo l’ipo, rendendo SpaceX una società controllata ai sensi delle regole Nasdaq. 

Nel modulo S-1, SpaceX si descrive come “l’unica azienda a costruire l’infrastruttura hardware e software integrata del futuro nei settori dello spazio, della connettività e dell’intelligenza artificiale”. Dal 2023, ha lanciato in orbita oltre l’80% della massa mondiale ogni anno, con un tasso di successo delle missioni superiore al 99% grazie ai razzi Falcon. Tutte notizie positive, ma se lo sguardo viene rivolto ai conti, la situazione non appare così rosea. Nel 2025, i ricavi consolidati hanno raggiunto 18,67 miliardi di dollari, con una perdita operativa di 2,59 miliardi e un ebitda rettificato di 6,58 miliardi. Nel primo trimestre 2026, i ricavi si sono attestati a 4,69 miliardi, con una perdita operativa di 1,94 miliardi e un ebitda rettificato di 1,13 miliardi. La società ha registrato perdite nette pari a 4,94 miliardi nel 2025 e 4,28 miliardi nel solo primo trimestre 2026. Al 31 marzo 2026, il disavanzo accumulato ammontava a 41,31 miliardi. Il documento avverte che SpaceX “potrebbe non raggiungere o mantenere la redditività in futuro”.

L’analisi per segmenti rivela dinamiche molto divergenti. Il segmento trainato da Starlink è l’unico motore di profitto strutturale: nel 2025 ha generato ricavi per 11,39 miliardi (+49,8% annuo), un utile operativo di 4,42 miliardi e un ebitda rettificato di 7,17 miliardi (+86,2%). Al 31 marzo 2026, la rete contava circa 9.600 satelliti in orbita terrestre bassa e circa 10,3 milioni di abbonati in 164 paesi, con una velocità media di picco di circa 225 Mbps per uso residenziale e circa 650 satelliti dedicati alla connettività diretta da satellite a dispositivo mobile, attiva in circa 30 paesi. Il segmento spazio ha generato 4,09 miliardi di ricavi nel 2025, con una perdita operativa di 657 milioni, assorbendo 3 miliardi in ricerca e sviluppo per il programma Starship, progettato per la piena riutilizzabilità e carichi utili di dimensioni fino ad allora inedite. Il segmento dedicato all’intelligenza artificiale ha prodotto 3,2 miliardi di ricavi nel 2025, ma ha accumulato una perdita operativa di 6,36 miliardi e un ebitda rettificato di segmento negativo per 1,24 miliardi, riflettendo gli investimenti in infrastrutture di calcolo e nello sviluppo dei modelli di frontiera Grok, addestrati anche su dati in tempo reale provenienti da X, piattaforma che conta circa 1,3 miliardi di account e 550 milioni di utenti attivi mensili. SpaceX sta costruendo cluster di addestramento AI su scala gigawatt con l’obiettivo dichiarato di estendere l’infrastruttura di calcolo allo spazio entro il 2028 circa, mediante satelliti orbitali a energia solare.

 

OpenAI e Musk: la rivalità arriva a Wall Street

Mentre SpaceX si prepara al suo debutto, un altro protagonista dell’AI si appresta a seguirne le orme. Secondo alcune indiscrezioni, OpenAI si starebbe preparando a depositare in via riservata la propria domanda di ipo negli Stati Uniti nelle prossime settimane, con Goldman Sachs e Morgan Stanley tra i potenziali advisor. La valutazione stimata dagli investitori privati si attesta intorno agli 852 miliardi di dollari. Una tempistica alquanto interessante, visto che l’annuncio arriva in concomitanza all’ipo di SpaceX, con il rischio concreto che le due operazioni si sovrappongano nell’agenda degli investitori istituzionali. “Nell’ambito della normale governance, valutiamo regolarmente una serie di opzioni strategiche. Il nostro obiettivo principale rimane l’attuazione”, ha dichiarato un rappresentante di OpenAI.

La società ha raccolto oltre 180 miliardi di dollari dagli investitori e continua a bruciare liquidità a un ritmo sostenuto. La corsa alla quotazione si intreccia con una rivalità pubblica tra Sam Altman e Elon Musk che ha trovato il proprio epilogo, almeno sul piano legale,  in un’aula di tribunale. Musk aveva citato in giudizio OpenAI, Altman e il presidente Greg Brockman davanti al tribunale federale di Oakland, sostenendo che avessero violato l’impegno originario di mantenere l’azienda come organizzazione senza scopo di lucro. Lunedì, una giuria consultiva ha stabilito che Musk aveva atteso troppo a lungo prima di intentare l’azione legale, verdetto immediatamente confermato dalla giudice Yvonne Gonzalez Rogers. Musk ha definito la decisione una “questione di tempo” in un post su X.

 

Anthropic, la rivale silenziosa che ora fa paura a OpenAI

La pressione su OpenAI non arriva soltanto da Musk: arriva anche da San Francisco, dove Anthropic sta già riscrivendo i propri conti. La società guidata da Dario Amodei si avvicina al primo utile operativo trimestrale della sua storia. Secondo fonti citate da Reuters, il fatturato del secondo trimestre 2026 potrebbe raggiungere almeno 10,9 miliardi di dollari, più del doppio degli 4,8 miliardi registrati nel trimestre di marzo, con un utile operativo atteso a 559 milioni di dollari. La società aveva dichiarato ad aprile di aver già superato i 30 miliardi di dollari di fatturato annualizzato, trainata dalla crescente adozione del modello Claude da parte degli sviluppatori software e dall’implementazione del modello di punta Mythos per l’individuazione di vulnerabilità nel codice aziendale.

Anthropic sarebbe attualmente in trattativa con gli investitori per raccogliere nuovi capitali a una valutazione di 900 miliardi di dollari, che la porterebbe a superare OpenAI sulla base delle stime più recenti. Tra i dati emersi dalla documentazione per l’ipo di SpaceX figura un accordo che illumina anche la struttura di costo di Anthropic: la società si è impegnata a corrispondere a SpaceX 1,25 miliardi di dollari mensili fino a maggio 2029 per accedere ai cluster di addestramento Colossus e Colossus II. Entrambe le parti possono rescindere l’accordo con un preavviso di 90 giorni, con tariffe ridotte nelle fasi di potenziamento capacitivo previste per i prossimi mesi. L’intesa testimonia la dimensione del fabbisogno di potenza di calcolo nell’industria AI e, al tempo stesso, rafforza il segmento AI di SpaceX, ancora in perdita: Musk ha dichiarato su X che la società è in trattativa con altre aziende per offrire servizi analoghi su larga scala. Il profitto operativo, per quanto previsto e non ancora consuntivato, rimane un traguardo raro in un settore che sconta costi infrastrutturali strutturalmente elevati e la sua eventuale materializzazione nel bilancio di Anthropic cambierebbe le coordinate del confronto competitivo con OpenAI.

Immagine di Hillary Di Lernia

Hillary Di Lernia

Classe 1994 e laureata in scienze della comunicazione, si è specializzata in sociologia conseguendo successivamente un master in criminologia. Giornalista pubblicista, ha collaborato con diverse testate finanziarie tra cui Bluerating e Milano Finanza, occupandosi di risparmio gestito e approfondimenti sui mercati finanziari. Oggi svolge anche la professione di criminologa e giornalista d’inchiesta, con particolare attenzione alle dinamiche sociali, economiche e criminali.

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