Google a rischio fallimento, ecco perché - Borsa e Finanza

Google a rischio fallimento, ecco perché

Google a rischio fallimento, ecco perché

Google a un passo dal fallimento in Russia. La società sussidiaria del gigante americano dichiarerà bancarotta, dopo che si è visto bloccare il conto corrente bancario dal Cremlino. Attraverso un comunicato, l’azienda ha riferito che, con l’atto da parte delle Autorità russe, non è possibile più continuare l’attività negli uffici, pagare i dipendenti, i fornitori e i venditori.

Quanto accaduto arriva a seguito di un altro sequestro perpetrato il mese scorso nei confronti di Google della somma di 1 miliardo di rubli, corrispondente a 15 miliardi di dollari, come ha riferito un media di Stato russo. Il provvedimento del sequestro del conto però è il primo che viene eseguito nei confronti di un’azienda tecnologica. Così come è la prima volta che una società del settore presenta istanza di fallimento senza essere in dissesto finanziario. Altri colossi tech hanno interrotto la propria operatività per adempiere agli obblighi internazionali relativi alle sanzioni sulla Russia, ma hanno mantenuto in essere le attività aziendali.

Google aveva già sospeso gran parte delle operazioni commerciali in territorio russo, in particolare dopo le accuse lanciate da Mosca riguardo la diffusione di disinformazione attraverso YouTube, società controllata dal gigante di Mountain View. Ad ogni modo, la società ha comunicato che l’istanza di fallimento non preclude i servizi gratuiti tipo la stessa YouTube, Gmail, Maps, Android e Play, che rimarranno in funzione. Nei giorni scorsi al riguardo il Governo russo aveva espresso la volontà di non bloccare l’attività di YouTube, in modo da non privare il Paese del video sharing, sebbene comunque disponga dell’alternativa RuTube, lanciata nel 2006.

 

Google-Russia: un rapporto tribolato

Tra Google e il Paese guidato da Vladimir Putin comunque le schermaglie non sono nuove e hanno origine da prima che scoppiasse la guerra Russia-Ucraina. La parent company Alphabet è stata presa d’assalto dal Cremlino per lungo tempo per non aver eliminato alcuni contenuti da YouTube che le Autorità russe ritenevano illegali. La diatriba è sfociata in una sanzione da 7,2 miliardi di rubli, pari a più di 100 milioni di dollari inflitta alla società di ricerca online.

In tempi recenti la piattaforma aveva chiuso alcuni canali ritenuti vicini alla propaganda russa e questo aveva innescato le ire da parte di Mosca. Tra le 2 parti si è sempre consumato quindi uno scontro frontale, senza mai riuscire ad arrivare a un compromesso come hanno fatto altri. Adesso questo capitolo chiude il sipario a un rapporto conflittuale, che probabilmente mette una pietra tombale anche in ottica futura, quando le ostilità in territorio ucraino saranno solo un ricordo.

 

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