Il potere dei flussi, il paradosso che spinge le Borse al rialzo

Articolo sponsorizzato

Condividi su

Ascolta questo articolo

Ci sono fasi di mercato in cui il rialzo smette quasi di cercare giustificazioni. Sale e basta. Anzi, più il contesto appare fragile, più la forza degli indici finisce per risultare quasi provocatoria. Guerre, tensioni geopolitiche, debiti pubblici enormi, valutazioni elevate, economia rallentata, consumatori prudenti. Tutto sembra suggerire cautela eppure, osservando certi grafici delle Borse, la sensazione è quella di trovarsi davanti a un mercato che continua a salire con una sicurezza quasi sfrontata. Per comprendere questo apparente paradosso bisogna probabilmente smettere di osservare il mercato soltanto attraverso le notizie e iniziare a guardarlo anche attraverso i flussi.

Per anni si è raccontato il rialzo come conseguenza dell’ottimismo. Oggi invece una parte crescente della forza dei mercati sembra derivare da qualcosa di assai più strutturale: la necessità sistemica di collocare enormi masse di denaro. I flussi, infatti, non si fermano quasi mai, perché fondi pensione, previdenza integrativa, ETF, piani di accumulo, buyback, assicurazioni e gestione del risparmio, continuano ad alimentare il sistema finanziario mese dopo mese, indipendentemente dall’umore degli operatori o dal contesto geopolitico. È un meccanismo profondamente diverso rispetto al passato, perché gran parte di questi capitali non proviene da una scelta tattica quotidiana, ma da automatismi finanziari sempre più radicati, come se fossero una specie di gigantesco PAC collettivo, che genera una delle più grandi asimmetrie dei mercati moderni. Chi puntasse al ribasso si troverà sempre più spesso a giocare una ipotetica partita di calcio strutturalmente in salita, come se partisse già sotto di due gol.

Dall’altra parte del campo non ci sono infatti soltanto investitori ottimisti, ma flussi permanenti in acquisto. Finché il denaro continua a entrare nel sistema, esso deve necessariamente trovare una collocazione. E qualora obbligazioni e liquidità non risultassero abbastanza attrattive, quei capitali finirebbero inevitabilmente per gravitare verso altri asset. Lo si è visto negli ultimi tempi con oro, argento, materie prime energetiche, asset alternativi e inevitabilmente anche con il mercato azionario americano, che resta il più liquido, profondo e rappresentativo al mondo. In questo contesto esso cambia natura. Non sale più soltanto perché tutti sono convinti che debba farlo, ma sempre più spesso perché restare fuori diventa una strategia progressivamente sempre più difficile da sostenere.

Molti gestori si trovano così in una posizione quasi paradossale: prudenti mentalmente, ma obbligati operativamente. Vedono valutazioni elevate, rischi geopolitici e un contesto fragile, ma contemporaneamente continuano a ricevere raccolta e devono evitare di restare troppo distanti dai benchmark. È proprio questa tensione che può spiegare la violenza di certi movimenti rialzisti nelle borse quando il mercato rompe gli indugi, perché a entrare non è soltanto nuovo entusiasmo, ma anche liquidità rimasta a lungo prudente, sottopesata o parcheggiata in attesa di un’occasione migliore. E se l’opportunità non arriva, il rialzo finisce per alimentarsi da sé: chi era fuori inizia a sentirsi in ritardo; chi era prudente comincia a dubitare; chi aspettava un ribasso “logico” si trova progressivamente costretto a inseguire, per cui è proprio in questi momenti che il mercato assume quell’aspetto quasi arrogante e provocatorio che tanto colpisce gli operatori.

Questo naturalmente non significa che le Borse possano salire all’infinito o che i rischi siano scomparsi. Significa però che i mercati moderni convivono con una forza nuova e molto potente: la pressione costante dei flussi finanziari globali. Forse è anche per questo che i ribassi moderni tendono a essere violenti ma anche relativamente brevi. Appena la pressione in vendita rallenta, la massa di denaro in cerca di collocazione torna rapidamente ad assorbire il mercato. È proprio questo il paradosso odierno: il mercato può apparire eccessivo, costoso, persino fragile, ma continuare comunque a salire, perché il sistema finanziario contemporaneo produce continuamente capitale che deve trovare una destinazione.

È taggato in:

Immagine di Davide Biocchi

Davide Biocchi

Trader professionista, formatore e divulgatore con oltre 25 anni di esperienza sui mercati, Davide Biocchi è socio Professional SIAT ed educatore certificato AIEF. Due volte miglior fininfluencer italiano e dodici volte campione nazionale e internazionale di trading, ha ideato e brevettato TWbook, fondato TradingWeek.net, la Trading League e la Membership Biocchi. Conduce ogni mattina su YouTube Market Briefing e la videoanalisi settimanale e il podcast “I mercati dietro le quinte”. Hha pubblicato L’ABC di Borsa e Le Aste (con Giovanni Borsi). Oltre che con Borsa&Finanza, da anni collabora con Directa SIM, QN, Il Secolo XIX e RaiRadio1, con contributi anche per SkyTG24 e Giornale Radio.

Ricevi gratis la copia di Borsa&Finanza

Ottieni la copia digitale del nostro magazine e resta aggiornato su mercati, economia e scenari finanziari