Non so dove possa arrivare il mercato, non so quando un movimento finirà e non so nemmeno quale sia il momento più giusto per comprare o per vendere. Col tempo ho capito che queste risposte non sono sempre e per forza davvero necessarie. Perché i mercati finanziari non si comprendono solo attraverso i livelli, che possono senz’altro aiutare, ma attraverso i comportamenti. I grafici non sono altro che la traccia visibile di decisioni prese sotto pressione.
C’è però un equivoco che accompagna da sempre chi si avvicina alla Borsa, e cioè l’idea che il mercato sia un avversario, una sorta di entità contro cui misurarsi, un “noi” contro “loro”. Che poi… chi siamo noi? E soprattutto, chi sarebbero loro? Piccoli contro grandi? Retail contro istituzionali? Squali contro pesciolini inermi? Qualsiasi essa sia, è una lettura sempre affascinante, tanto intuitiva quanto complottistica, ma sempre profondamente fuorviante, perché il mercato non è una persona, non ha intenzioni, non ha memoria, ma soprattutto non ha interesse a favorire o penalizzare qualcuno.
Il mercato è semplicemente un sistema in cui convivono attori diversi, con obiettivi diversi, orizzonti temporali diversi e soprattutto vincoli diversi. C’è chi deve ridurre il rischio quando la volatilità sale, chi deve aumentare l’esposizione quando scende, chi replica un indice, chi copre una posizione, chi semplicemente esegue un ordine.
In ogni caso, nessuno di questi soggetti “vuole” andare contro qualcun altro. Ognuno di loro sta semplicemente facendo ciò che deve fare. Eppure, osservato dall’esterno, il risultato sembra spesso costruito apposta per sorprendere, e scivolare dalla sorpresa al complottismo è un attimo…
In realtà l’esito è spesso solo l’effetto di meccanismi che si attivano in sequenza. Ogni fase di mercato segue uno schema legato unicamente alle reazioni degli operatori. Ogni tanto capita che molti siano in fremente attesa dell’occasione perfetta, di quel ribasso profondo, concomitante con un po’ di panico diffuso, che restituisca le condizioni perfette per l’ingresso sul mercato percepito come “giusto” e ben fatto.
Ebbene, se quel momento non arriva, magari perché semplicemente scappa di mano oppure perché il mercato riparte prima, allora si innesca un meccanismo ricorrente che potremmo tradurre così:
- La salita riduce l’incertezza percepita.
- Minore incertezza richiama nuovi acquisti, spesso tecnici.
- Chi era posizionato contro è costretto a rientrare.
E così finisce che il movimento si alimenta da sé, non per convinzione, ma per adeguamento, e a quel punto ne cambia anche la percezione:
- Chi era prudente inizia a dubitare.
- Chi era fuori inizia a sentirsi in ritardo.
- Chi era in fervente attesa è (quasi) costretto a partecipare.
Ecco, questo è il passaggio più delicato, perché non è guidato dall’analisi, ma dal confronto, spesso rabbioso, con sé stessi e con gli altri. In poche parole, non è il mercato che cambia, ma gli operatori che, uno dopo l’altro, si allineano.
Ed è proprio quando questo contesto si va completando che il movimento tende a perdere forza, perché tende a venir meno la spinta che lo aveva alimentato, senza che nessuno lo decida, ma in maniera spontanea. Proprio come nel titolo, il mercato ha un suo tempo, mentre gli operatori ne hanno un altro e, per soddisfare quel bisogno sistematico di individuare un nemico, si finisce per combattere la battaglia sbagliata, trasformando un sistema neutrale in un avversario.









