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Il trading non è un bancomat, come evitare brutte sorprese

Due mani raccolgono una manciata di monete

Per Andrea Unger non è solo una questione di trading. Il quattro volte vincitore della World Cup Trading Championship trova molte somiglianze tra il comportamento delle persone nei confronti del denaro e della ricchezza e gli errori più comuni che chi inizia o vuole iniziare a svolgere questa attività compie. Se si pensa che fare trading sia un modo per diventare ricchi o per far fruttare i propri risparmi, allora si è già sulla strada sbagliata. Ecco i suoi consigli.

 

Voglio tutto e subito

Incolpare il trading per aver perso soldi è come incolpare un’automobile per essere andata a sbattere. È come si utilizza il mezzo quello che conta. Il pericolo maggiore è approcciarsi agli investimenti con un atteggiamento di cupidigia. Oggi, purtroppo, volere qualcosa e volerla subito è un impulso molto frequente. Assecondato dal sistema in cui viviamo, dalla comunicazione pubblicitaria, dalle offerte di credito delle istituzioni finanziarie.

Unger prende come esempio il fenomeno del buy now, pay later. Secondo le stime della Banca d’Italia nel 2025 questo sistema di pagamento rateale rappresenterà il 5% delle transazioni e-commerce e il 2% di quelle nei negozi fisici. Anche in questo caso il problema non è il mezzo, ma l’uso che se ne fa.

L’approccio psicologico è lo stesso che tanti hanno verso gli investimenti – spiega il trader -. Le persone sono invogliate dalle percentuali di guadagno promesse e non tengono nel giusto conto i rischi che inevitabilmente si possono correre. Il risultato è che spesso finiscono con l’essere ingannate e si ritrovano con in mano un pugno di mosche, analogamente a chi si affida al pago dopo e poi fa fatica a onorare i propri impegni”.

I dati provenienti dalla Gran Bretagna, raccolti in un sondaggio commissionato da Citizen Advice, sono preoccupanti: il 42% dei cittadini inglesi si è indebitato e ha dovuto ricorrere all’aiuto di amici, parenti o chiedere anticipi sullo stipendio.

Il trading non è un bancomat così come il buy now pay later non è un regalo. “Sui mercati finanziari – riprende il quattro volte campione del mondo di trading – non ci si butta a capofitto pensando di poter monetizzare e di diventare finalmente ricchi. Si finisce in questo modo con il sottovalutare i rischi”.

 

Un’occasione da non perdere

Le analogie con la realtà sono tante. Così come nel mondo di tutti i giorni lo shopping può diventare compulsivo e creare dipendenza, diventando una vera e propria malattia, lo stesso può accadere con il trading o con gli investimenti. “Il processo psicologico è simile – spiega Unger -. Investo per fare soldi e con quei soldi potrò comprare tutto quello che ho sempre sognato”.

Secondo il trader questo ragionamento sfocia nella frenesia di accumulare ricchezza per raggiungere obiettivi fino a poco tempo prima solo immaginati, per dimostrare agli altri di contare, di essere capaci. Non a caso, nei due fenomeni rientra anche quella che, in tempi moderni, viene definita FOMO, cioè la paura di essere tagliati fuori (fear of missing out), la paura di perdere opportunità nell’interazione sociale.

Per Andrea Unger nel trading non bisogna mai inseguire il colpo di fortuna o temere di perdere il treno che non passerà più. È importante capire verso quale direzione stia andando quel treno. Per questo occorre affidarsi a professionisti del settore. Il fai da te o l’impulsività sono assolutamente da scartare.

 

I tre consigli di Unger per fare trading

Cupidigia, ricerca di riscatto, paura di perdere una opportunità. Sono nemici pericolosi del trader ma, a ben vedere, anche di chi semplicemente si reca in un negozio per acquistare un oggetto. Per evitare queste pericolose trappole mentali Andrea Unger ha messo in fila i seguenti tre utili consigli:

 

  1. Controllare le emozioni e non farsi dominare da atteggiamenti ossessivi;
  2. Tenere sempre in considerazione eventuali predite e affidarsi a un metodo di trading sistematico;
  3. Operare in maniera ben diversificata, così da evitare il rischio di esporsi troppo a un singolo mercato.

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