Ilva, Moody's taglia l'outlook di ArcelorMittal: "Anche il rating è a rischio"
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ILVA, MOODY’S TAGLIA L’OUTLOOK DI ARCELORMITTAL

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Da stabile passa a negativo: “Anche il rating a rischio”. All’Ilva giornata di scioperi

 

Incapace di dare esecuzione senza attriti e in modo tempestivo alla proposta di risoluzione dell’acquisto dell’Ilva. Moody’s taglia l’outlook di ArcelorMittal da stabile a negativo. Non solo. Potrebbero arrivare ulteriori pressioni al ribasso, anche nel rating, rimasto ‘Baa3’, dall’incapacità della società a chiudere in modo tempestivo la procedura di recesso dall’acciaieria pugliese: “Necessaria una uscita ordinata dal mercato italiano”. Nel comunicato di Moody’s, la revisione dell’outlook “riflette il rapido declino degli  utili quest’anno nel contesto di una domanda calante da parte del mercato finale e di un deterioramento degli spread sull’acciaio”.


Grafico ArcelorMittal by TradingView

 

Braccia incrociate per 24 ore, Conte a Taranto

Intanto, gli scioperi proseguono. Ieri è toccato ai lavoratori iscritti alla Fim. Oggi, braccia incrociate per 24 ore per Fiom e Uilm: “Il disimpegno di ArcelorMittal è inaccettabile, così come il piano di esuberi. Il governo non fornisca alibi al compratore”. Nel pomeriggio è atteso a Taranto il premier Giuseppe Conte. Assemblea di tutti i dipendenti dalle otto, sempre di questa mattina, nella fabbrica di Cornigliano, a Genova.  “Quanto è emerso dall’incontro di mercoledì tra il Presidente del Consiglio e i vertici di ArcelorMittal è intollerabile: la multinazionale ha posto delle condizioni provocatorie e inaccettabili, le più gravi riguardano la modifica del Piano ambientale, il ridimensionamento produttivo a quattro milioni di tonnellate e la richiesta di licenziamento di 5 mila lavoratori, oltre alla messa in discussione del ritorno a lavoro dei 2 mila attualmente in amministrazione straordinaria” si legge nella nota. Che conclude: l’azienda deve decidere “l’immediato ritiro della procedura di disimpegno, mentre il governo non può concedere nessun alibi alla stessa per disimpegnarsi”. Vanno dunque ripristinate “tutte le condizioni previste dall’accordo del 6 settembre 2018 che permetterebbe di portare a termine il piano ambientale nelle scadenze previste. Le condizioni devono, inoltre, includere lo scudo penale limitato all’applicazione del piano ambientale e il ritiro di qualsiasi ipotesi di esuberi”.

Jindal nega ogni interesse

“La vecchia cordata non esiste più -ha dichiarato il ministro degli Esteri Luigi Di Maio-. dobbiamo obbligare Arcelor Mittal a restare a Taranto”. Il gruppo indiano Jindal, parte della cordata concorrente ai tempi dell’aggudicazione (Jindal Steel & Power), ha negato ogni interesse e possibile nuovo coivolgimento, attraverso  un tweet pubblicato il 5 novembre scorso.

 

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