Indici di Borsa: le trimestrali non bastano a frenare la discesa - Borsa e Finanza

Indici di Borsa: le trimestrali non bastano a frenare la discesa

Indici di Borsa: le trimestrali non bastano a frenare la discesa

A dispetto dei risultati brillanti registrati dalle aziende americane nel primo trimestre del 2022, i principali listini statunitensi stanno mettendo a segno performance decisamente negative da inizio anno, portando gli investitori a interrogarsi se sia solo una correzione temporanea o sia l’inizio di un mercato orso. Poiché la causa di questo trend discendente può essere attribuita principalmente al restringimento della politica monetaria della Fed a ritmi serrati, la risposta appare quasi scontata. Considerando inoltre le pressioni per l’avvio di un percorso di rialzo dei tassi anche sulla BCE, gli sviluppi del conflitto tra Russia e Ucraina e i severi lockdown cinesi, lo scenario appare ancora più plumbeo. Come posizionarsi dunque sugli indici di Borsa? La risposta nell’Idea d’investimento di Vontobel Certificati di questa settimana (Clicca QUI per iscriverti).

 

Con gran parte delle società che hanno riportato i risultati finanziari dei primi tre mesi del 2022, si può dire che questa stagione delle trimestrali USA sia andata positivamente. Stando ai dati di Refinitiv al 5 maggio 2022, delle 413 società dell’S&P 500 che hanno pubblicato i risultati del 1° trimestre 2022, il 79,9% ha superato le attese sugli utili. Il 74,2% ha invece oltrepassato le previsioni degli analisti sui ricavi. Questi due dati si confrontano con una media storica del 66% e del 62%. Le stime sono per una crescita dei profitti del 10,2% nel periodo, mentre quelle del fatturato è del +13,2%. Interessante evidenziare il contributo del settore energetico, senza il quale questi dati sarebbero rispettivamente +4,2% e +9,9%. A dispetto dei risultati positivi dei conti, i principali indici di Borsa statunitensi stanno mettendo a segno performance decisamente negative. Il motivo è da ricercarsi prevalentemente nella politica monetaria della Fed.

 

La Fed falco pesa sui listini

Nel meeting di maggio, l’istituto centrale americano ha alzato i tassi di interesse di 50 punti base, portandoli all’intervallo 0,75%-1%: si tratta della maggiore stretta sul costo del denaro degli ultimi 20 anni. Oltre a questo, la Banca Centrale ha deciso di iniziare la riduzione del bilancio dal primo giugno, con un ritmo di massimi 47,5 miliardi di dollari fino ad agosto, per poi passare a 95 miliardi dal primo settembre. Sebbene in conferenza stampa il Governatore della Fed abbia escluso che al momento il board stia considerando un rialzo di 75 punti base, il mercato ha iniziato a prezzare un incremento di questa portata per la riunione di giugno. Le rilevazioni del CME FedWatch Tool vedono questo evento estremamente probabile, al 91,4%. La situazione ha provocato un rialzo nei rendimenti, con lo yield del Treasury a 10 anni che ha superato il 3% arrivando ai livelli più alti dal 2018. Ad essere penalizzate sono soprattutto le aziende del settore tecnologico (cosiddette growth), in quanto rendono i guadagni futuri meno attraenti per gli investitori.

 

Gli altri fattori che stanno affossando gli indici di Borsa

Anche dalla BCE iniziano a salire le pressioni per l’avvio di un percorso di rialzo dei tassi, in un contesto in cui il conflitto tra Mosca e Kiev rischia seriamente di far deragliare la ripresa economica. Per i mercati, che oltre alle politiche monetarie devono considerare il ruolo del Covid-19 in Cina con i conseguenti lockdown severi e la guerra tra Russia e Ucraina, la speranza è una: che il rialzo dei tassi sia sufficiente a frenare l’inflazione senza provocare una recessione dell’economia.

 

S&P 500: analisi tecnica dell’indice

Dall’inizio del 2022, le quotazioni dell’S&P 500 si trovano all’interno di una tendenza discendente, che tuttavia non ha ancora invalidato il più ampio uptrend di lungo periodo. I corsi tuttavia si trovano nei pressi di un supporto fondamentale, fornito dai minimi del 20 aprile 2021 e che in passato è sempre riuscito a frenare gli attacchi dei venditori. Se questo intorno fosse violato, si aprirebbe un nuovo scenario ribassista per il listino USA, che avrebbe dunque la possibilità di arrivare al test dell’area compresa tra la soglia psicologica dei 4.000 punti e i 3.900 punti. Al contrario, la situazione tornerebbe a favore dei compratori con una prima rottura della resistenza a 4.300 punti, per poi passare al superamento dei 4.630 punti. In questo modo, verrebbe interrotta la serie di top decrescenti del 2022.

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